|
|
BiELLE
Film |
|||
| Aver creduto nel marxismo. Se non son queste "Cose da pazzi" |
|||
| Vincenzo Salemme alza il tiro. Da una sua commedia teatrale trae un film che fa poco ridere e, in un suo modo sghembo, riflettere un po' di più Nelle spesso sciagurate (esordio, magari, a parte) prove su grande schermo, questa doppia anima, fatta di desiderio di risata pura da una parte e riflessione "eduardiana" dall'altra, è stato in gran parte accantonato. È per questo che "Cose da pazzi" risulta essere decisamente il film più ambizioso di Salemme, nonostante l'understatement con cui il regista ha parlato delle domande enormi che il film, nel suo piccolo, suscita. Per arrivarci, c'è un'ora di commedia quasi insulsa, con pochissime battute davvero divertenti, in cui Giuseppe Cocuzza (Maurizio Casagrande) comincia a ricevere mensilmente pacchetti contenenti la bellezza di 50 mila euro l'uno, di ignota provenienza. Le cose peggiorano quando entra in scena Fedor (Biagio Izzo), redivivo (al sentir parlare di soldi, uomo della sorella di Giuseppe, la cui presenza in scena fa venir sempre voglia di guardare altrove. Fosse anche l'abbiliamento stravagante di qualche vicino di poltrona. Passata, grossomodo, un'ora esatta, il mistero comincia a dipanarsi. Comincia così la parte riflessiva, la spiegazione della quale affidiamo alla sola frase riportata sotto, per evitare un terribile spoilerone. Aggiungendo soltanto che questioni con la "q" maiuscola vengono poste con grande intuizione, degna addirittura di resuscitare simposi d'altre epoche filosofiche per essere sviscerate. Ma lo fa dentro una trama che rimane piccola. E anche poco riuscita. Sorge allora quest'altra di domanda, la medesima suscitata da una pellicola pur diversissima come "Cuore sacro". Si può dar credito a un brutto film, solo (si fa per dire) perché è in grado di risvegliare pezzi sopiti delle nostre coscienze?
|
|||
Ultimo
aggiornamento: 24-03-2005 |
|||