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Cosa possono fare a un uomo misterioso "le conseguenze dell'amore"?

Paolo Sorrentino, alla sua seconda prova da regista, racconta (benissimo) una storia da maestro del noir
di Alfredo Ranavolo

Paolo Sorrentino ha il suo modo di fare cinema: gli piace complicare le cose e uscirne bene. Non è da tutti, anzi. Spesso e volentieri la ricerca nella sceneggiatura caccia in vicoli ciechi. Non è stato così per l'esordio del regista napoletano, "L'uomo in più", men che meno in questo "Le conseguenze dell'amore".

Ancor più onore al merito se si considera che Sorrentino ha fatto tutto da solo (soggetto, sceneggiatura e regia). Ha tirato fuori dal cilindro una storia che pare un romanzo di Simenon. Già perché al trentaquattrenne partenopeo piace spiazzare, e lo fa a partire da un titolo ingannevole.

Non che non abbia un suo senso, ce l'ha eccome, ma è mille miglia distante da quello che si potrebbe immaginare.

Dunque, ci si cala nella vita di Tita Di Girolamo (Toni Servillo), cinquantenne dall'aria misteriosa che ancor più misteriosamente da otto anni si è spostato da Salerno a una noiosa cittadina della Svizzera italiana, dove vive relegato in un albergo, vittima di una routine che pare non cambiare mai (compresa l'assunzione di eroina una volta alla settimana : il mercoledì sera).

Titta Di Girolamo il tempo lo passa osservando le persone che gli gravitano attorno, ma le interazioni con gli altri sono ridotte al minimo indispensabile. E fumando una sigaretta dietro l'altra, che se il ministro Sirchia dovesse vedere il film gli si rizzerebbero tutti i capelli in testa.

È un uomo che ha dei segreti, si vede subito. Ma i passaggi nel film sono scanditi con un crescendo di tale perfezione che viene voglia di non anticiparne nemmeno uno. Tranne, al limite, che l'amore del titolo riguarderà (ma lo si evince in fretta) la barista Sofia (l'esordiente Olivia Magnani, nipote della grande Anna), due occhi difficili da dimenticare. Attraverso di lei e qualche altro (meno piacevole) diversivo, il caso entrerà prepotentemente nella vita abitudinaria di Titta.

Servillo è perfetto, dall'inizio alla fine, un gran giocatore di poker abilissimo a scoprire le sue carte piano piano. La sceneggiatura è costruita senza pecche, riuscendo a tenere incollati fino all'ultimo fotogramma, sorretta da una regia abile e secca e da una colonna sonora che sa sottolineare nel giusto modo ognuno dei momenti clou. Che dire? Non si riesce a trovargli una pecca vera.

La frase: (scritta su un taccuino) progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell'amore

Da vedere perché è un film pressoché perfetto

       
   
Ultimo aggiornamento: 01-10-2004
 
   
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