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BiELLE
Film |
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| Meglio ascoltare o fare delle "Confidenze troppo intime"? |
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| Dopo "L'uomo del treno", Patrice Leconte fa incontrare di nuovo per caso due personalità distanti. Di cui una sola disposta a scoprirsi Chiusa la parentesi "abito che fa il monaco", si accetta di buon grado che, in fono, anche i commercialisti hanno un'anima. Quella di William è desiderosa di scappare dalla routine e, fallito il primo tentativo, si decide a non far fuggire questa estranea capitata per caso nella sua vita, che ha voglia di aprirgli il suo mondo interiore. Sempre per caso, è lei a scoprire che la prima volta aveva sbagliato studio. Ma, passato un primo momento di rabbia, si rende conto che con quello sconosciuto si è già troppo coinvolta. Non solo: la cosa le piace, funziona, riesce ad aprirsi con lui. Così piano piano William perde un minimo del suo aplomb (memorabile il balletto solitario di Luchini), si libera almeno in parte dal guscio della sua casa-studio e dall'ossessione della precisione, della pulizia, efficacemente rappresentata dall'ordine impeccabile della sua collezione di giocattoli. Ma i due non trasformano mai il loro rapporto, né in amicizia profonda né in altro. Nonostante quel che finisce per pensare il marito di lei, fulcro di tutto perché in seguito a un incidente provocato da lei ha smesso di avere erezioni, di desiderare sua moglie e farla sentire desiderata. Forse per un eccesso di pudore, forse per paura di incrinare un fragile equilibrio. Leconte si avvale (e quando mai no) di due bravissimi attori sui quali costruisce un film a lungo claustrofobico (le continue inquadrature grandangolari del corridoio fuori lo studio farebbero pensare a un thriller, cosa che il film, ovviamente, non è). Almeno fino alla parte finale, segno evidente di un cambio anche scenico che vuol collimare con le svolte (non a 180 gradi, diciamo a 45) impresse dai protagonisti alle loro vite. Un film di grande equilibrio, che forse proprio per questo manca dello slancio lirico de "La ragazza del ponte" o "L'uomo del treno", ma comunque capace di trasmettere emozioni (pur minimaliste) e coinvolgere perché forse, in fondo, avremmo tutti delle "Confidenze troppo intime" e spesso nessuno a cui farle. La frase: Io sto molto meglio da quando ho divorziato. Posso guardare idiozie per ore alla tv mangiando un pacchetto di patatine Da
vedere per la buona sceneggiatura e l'azzeccata coppia di protagonisti |
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aggiornamento: 05-12-2004 |
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