Pierangelo Bertoli

 



IL CENTRO DEL FIUME (1978)


1.Rosso colore
2.1967
3.un lupo di mare
4.Un'altra volta
5.Per te
6.Il centro del fiume
7.Vedere il quartiere
8.La luna sotto casa
9.Ballata per l'ultimo nato
10.Un tempo d'oro
ROSSO COLORE
[P.A. Bertoli - A. Borghi]

Caro amico, la mia lettera ti giunge da lontano,
dal paese dove sono a lavorare,
dove son stato cacciato da un governo spaventoso
che non mi forniva i mezzi per campare;
ho passato la frontiera con un peso in fondo al cuore
e una voglia prepotente di tornare,
di tornare nel paese dove son venuto al mondo,
dove lascio tante cose da cambiare.
E mi son venute in mente le avventure del passato,
tante donne, tanti uomini e bambini,
e le lotte che ho vissuto per il posto di lavoro,
i sorrisi degli amici e dei vicini ;
e mi sono ricordato quando giovani e felici
andavamo lungo il fiume per nuotare,
e Marino il pensionato ci parlava con pazienza,
aiutandoci e insegnandoci a pescare.
Caro amico, ti ricordi quando andavo a lavorare,
e pensavo di potermi già sposare,
e Marisa risparmiava per comprarsi il suo corredo,
e mia madre l'aiutava a preparare;
ed invece di sposarci tra gli amici ed i parenti,
l'ho sposata l'anno dopo per procura,
perché chiusero la fabbrica e ci tolsero il lavoro
e ci resero la vita molto dura.
Noi ci unimmo e poi scendemmo per le strade per lottare,
per respingere l'attacco del padrone;
arrivati da lontano, poliziotti e celerini
caricarono le donne col bastone;
respingemmo i loro attacchi con la forza popolare,
ma, convinti da corrotti delegati,
ci facemmo intrappolare da discorsi vuoti e falsi,
e da quelli che eran stati comperati.

E mi viene da pensare che la lotta col padrone
è una lotta tra l'amore e l'egoismo,
è una lotta con il ricco, che non ama che i suoi soldi,
ed il popolo che vuole l'altruismo;
e non contan le parole che si possono inventare,
se ti guardi intorno scopri il loro giuoco:
con la bocca ti raccontano che vogliono il tuo bene,
con le mani ti regalan ferro e fuoco.
Caro amico, per favore, tu salutami gli amici,
ed il popolo, che è tutta la mia gente;
sono loro il vero cuore, che mi preme ricordare,
che rimpiango e che mi ha amato veramente;
verrà un giorno nel futuro che potremo ritornare,
e staremo finalmente al nostro posto,
finiremo di patire, non dovremo più emigrare
perché un tale ce lo impone ad ogni costo.
E salutami tua madre, dai un abbraccio a tua sorella,
chissà come sarà grande e signorina;
e lo so, sarà bellissima come son le nostre donne,
sanno vivere con forza che trascina;
ma - le hai mai guardate bene? - ti sorridono col cuore,
negli sgardi non nascondono timore,
dove sono però uniche è sul posto di lavoro,
son con gli uomini e si battono con loro.
Ho pensato tante volte che c'è un senso a tutto questo,
quest'amore non ci cade giù dal cielo;
ma parlando della vita, e pensando al mio paese,
mi è sembrato come fosse tolto un velo,
e mi pare di sapere, e finalmente di capire,
nella vita ogni cosa ha un suo colore,
e l'azzurro sta nel cielo, ed il verde sta nei prati,
ed il rosso è il colore dell'amore,
e l'azzurro… (ecc.)

1967
[P.A. Bertoli - M. Dieci]


Ho detto con mio padre: "Forse rincaso tardi, ma tu non preoccuparti!",
così sono tornato a casa come un topo, però dieci anni dopo.
Dapprima il genitore non era contento del mio comportamento,
ma avevo una cravatta, e allora l'ho mostrata, pendente sotto al mento.

L'ha guardata soddisfatto, e poi mi ha salutato, e quindi mi ha abbracciato,
finito di cenare mi ha chiesto noncurante perché del mio ritardo.
Gli ho detto che ero stato in giro in tanti posti, tra monti, valli e boschi,
mi ha chiesto di descrivere, per lui che le ha sognate, le terre visitate.

Ho cantato le montagne e l'oceano infinito, il cielo sconfinato,
ho parlato della fame antica dell'Oriente, del vizio in Occidente,
ho accusato e maledetto gli ebrei, gli americani, di vile genocidio,
l'epidemia dei negri trattati come i cani, l'angoscia degli indiani.

Ho pianto disperato l'antica Palestina, ridotta ad un macello,
il razzismo clericale vestito di menzogna, coperto di vergogna,
il sadismo della legge che abusa di potenza e vive di violenza,
ho pianto per il Vietnam, teatro del confronto assurdo dei potenti.

Mio padre si nutriva soltanto di giornali e di televisione,
così, per quanto ho detto, non sono mai riuscito a toccargli la ragione.
Mi ha dato del bugiardo, poi duro mi ha guardato, e quasi mi ha picchiato,
e poi, per non sentire nemmeno una parola, l'esercito ha chiamato.

Ed i carabinieri non vollero esulare la loro competenza,
dissero che ero anarchico e andavo a bombardare i tralicci della luce,
che andavo per il mondo in modo improduttivo, è vero, dispersivo,
così mi hanno mandato a farmi analizzare al manicomio criminale.

Aspetto la mia sorte, e intanto sto scrutando curioso i loro visi,
forse mi impiccheranno, però non è sicuro, perché sono indecisi.
Gli ebrei son per bruciarmi sessantasei milioni di volte per nazismo,
e per gli americani è meglio assai cassarmi per sporco comunismo.

I preti mi hanno detto che vogliono inchiodarmi appeso ad una croce,
e i figli del benessere vorrebbero strozzarmi per togliermi la voce.
I ricchi per sfruttarmi mi voglion trasformare in chimico concime,
e invece gli avvocati mi vogliono impiccare, finché giunga la fine.

Se indosso il paraocchi, mio padre mi ha giurato, mostrandomi una carta,
posso tornare a casa insieme alla mia mamma, a vedere la tivù!

 

UN LUPO DI MARE
[P.A. Bertoli ]

Ho attraversato un deserto di statue per giungere solo alla foce di un fiume
Il mare era pieno solo di alghe marcite
La barca che presi era fatta di carta, la vela una vecchia bandiera ingiallita
Un giorno era stata un inno alla vita
La meta era forse la terra promessa, la sponda però era oltre quel mare
Il vento era un soffio talmente leggero che presi il coraggio e mi misi a remare
Il remo un serpente mordeva le mani, la nave correva su strani binari
Un chiaro bagliore spezzò in due la notte e all'occhio arrossato fu luce un istante
Distante due passi una nave sorella, scaldò questa vista il cuore al viandante
Brillò la visione di immenso calore e l'uomo sorrise e chiamò questo, amore
La luce si spense in un lungo lamento lasciando di nuovo nel buio la mente
Il mare sfogò la sua ira in tempesta
Già vecchio il viandante sfidava il presente
La vela sbatteva e su un fondo sbiadita spiccava una scritta: un inno alla vita.

UN'ALTRA VOLTA
[P.A. Bertoli ]

Ho amato pazzamente una ragazza
E lei aveva gli occhi di velluto
Mi amava solo quando le pareva, a volte le ero quasi sconosciuto
Ma aveva l'oro fino nella voce, è stato bello quando l'ho vissuto
Mi ha regalato un treno di pensieri, un treno di poemi mai sentiti
Ho consumato tutto ciò che avevo e tutti i suoi rifiuti li ho patiti
Mi ha fatto visitare le montagne, mi ha presentato a morti e seppelliti
Domani è un altro giorno e corro ancora a visitare l'universo
Cosa porterà quest'altro amore
So soltanto che sarà diverso, so soltanto che lo voglio ancora
Anche se poi ho combattuto e infine ho perso
Io penso che ho il diritto di sbagliarmi e di sbagliarmi ancora un'altra volta
A rinunciare vince la paura e di paura ce ne ho avuta molta
Ma vivere significa lottare e allora la paura non importa
Domani è un altro giorno.

VEDERE Il QUARTIERE
[P.A. Bertoli ]

Vedere il quartiere con occhi diversi
Provare a guardarlo giù in tutte le case
Andare col vento su per le finestre, sentirne gli umori che ne escono fuori
È come scostarsi un peso dal cuore, è come scoprire che esiste l'amore
Sapere che i muri son gonfi di vita che sta prorompendo con forza infinita
Son mille caselle uguali tra loro se guardi di fuori ti sembra inumano
Ma dentro ai quartieri esiste un volere, unirsi lottare per vivere bene

Un popolo immenso che sciama per via
Che corre in città dalla periferia, che vive, lavora per vivere a stento ma può trasformare l'intero universo
Un cupo nemico gli vuole negare persino il diritto di stare a campare
Ma con la sua forza che tutto produce il popolo lotta e va verso la luce
Vedere il quartiere in fondo al suo cuore, sentirsi la voglia di averlo migliore
Provare la voglia di scendere in piazza, unirsi alla gente, cercar la ragazza
In tutto il quartiere c'è un popolo intero che vuole la vita in un mondo più vero.

PER TE
[P.A. Bertoli - M. Dieci]

Ho scritto mille canzoni di uomini
ho costruito castelli di musica
ho raccontato decine di favole,
versi dolcissimi, rabbie incredibili,
ma non ho fatto mai la musica per te.
Ho respirato amore
che usciva da te
ed ho capito cose
perché tu vivevi i tuoi giorni con me.

Vorrei offrirti dei giorni impossibili
dove la guerra è vinta dai popoli
dove non crescono alberi inutili,
miseri esseri, privi di scrupoli
che non permettono la tua felicità.
Ma il tempo ci è alleato
e giorno verrà,
chi ti ha rubato tanto
un giorno lo so, io lo so, pagherà.

Non posso darti che questa mia musica
tutto l'amore che sento pensandoti,
dirti le cose che provo stringendoti
le bocche tacciono, …e non ci sei che tu.

IL CENTRO DEL FIUME
[P.A. Bertoli ]

Figure di carta che devono nuovi pensieri
E fragili miti creati dal mondo di ieri disperdono giovani forze sottratti al domani
Lasciando distorte le menti e vuote le mani
Consumi la vita sprecando il tuo tempo prezioso
Raggeli la mente in un vano e assoluto riposo
Trascorri le ore studiando le pose già viste
Su schermi elettronici di false riviste
E tieni le orecchie tappate agli inviti del suono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo
Deciso a sfuggire il tuo tempo che soffia e ribolle
Non abile a prendere il passo di un mondo che corre
Coraggio è soltanto una strana parola lontana
Tu cerchi rifugio in un pezzo di canapa indiana
Il sesso che prendi con facile e semplice gesto
Rimane ancora e di nuovo soltanto un pretesto
E ancora nascondi la testa alla luce del sole
Il sesso è scoperto però hai coperto l'amore
E tieni le orecchie tappate…
Fai parte di un gregge che vive ignorando il domani
E corri da un lato e dall'altro ad un cenno di cani
Il mito di un lupo mai visto ti ha fritto il cervello
E corri perfino se il branco ti porta al macello
E dormi nel centro del fiume che corre alla meta
E niente che possa turbare il tuo sonno di seta
Qualcuno ti grida di aprire i tuoi occhi nebbiosi
Ma tu preferisci annegare in giorni noiosi
Non senti che ti stanno chiamando con voce di tuono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo.

UN TEMPO D'ORO
[P.A. Bertoli ]

Orribili minacce, ricatti di paura
Gli spettri della fame mostrano al figura
Serpenti di terrore, spasimi ancestrali
Dall'interesse sgorgano i vecchi e i nuovi mali
Vuoti concetti mistici che aspettano le sere
Orde di false regole, feroci come fiere, rimbalzano alle orecchie, incidono il cervello
Confondono la morte, col canto di un uccello
Ho visto nei miei sogni un tempo d'oro dove la vita si misura col lavoro
Dove pensare è un facile momento, dove tu vivi libero di fuori e di dentro
urla di nuove vittime, nei tempi e nelle scuole massacri di innocenza compiuti con parole
ammorbano la luce, falsificano i sensi, riempiono gli stomaci con fate e con incensi
cadono sulle genti oceani di fuoco
colmano di miserie la notte, il giorno e il vuoto
fremono di egoismo seguaci dell'orrore, impudici profeti dell'ora del dolore
ho visto nei miei sogni un tempo d'oro dove la vita si misura col lavoro
Dove pensare è un facile momento, dove tu vivi libero di fuori e di dentro
Che ne sarà dei servi i nuovi pretoriani
Il giorno che dovranno a nascondere le mani
Che gocciolano sangue e sparano il cannone
Le loro sporche mani che servono il padrone
Un giorno canteranno milioni di fucili, cadrà il burattinaio che gli teneva i fili
Senza chi spara ordini incapaci di pensare
Non troveranno più davanti a chi strisciare
ho visto nei miei sogni un tempo d'oro dove la vita si misura col lavoro
Dove pensare è un facile momento, dove tu vivi libero di fuori e di dentro

LA LUNA SOTTO CASA
[P.A. Bertoli - A. Borghi]

La luna è sotto casa, ma non la prenderò;
non cerco la fortuna che un giorno mi lasciò;
non mi appartiene il sogno, non cerco falsità:
la vita è una battaglia fatta per la verità.
Ti lascio ai tuoi pensieri, ai tuoi santoni indù,
ai mondi di parole, al vuoto che vuoi tu;
ai tuoi guerrieri pazzi che dormono con te,
che corrono sull'erba di un giardino che non c'è.
Mi hai chiesto di venire nel tuo castello blu
con gli occhi nelle tasche, coi piedi sotto in su;
ho fatto del mio meglio per stare insieme a te,
ma tu facevi tutto per non stare insieme a me.
La tua foresta muta non dà la libertà,
la voce si è smarrita, ma un giorno parlerà;
e sopra alle tue spalle la polvere cadrà,
vorrai tornare indietro, ma ritorno non sarà.
La luna è sotto casa, ed io la lascio a te:
se cerco qualche cosa la voglio perché c'è;
ti lascio ai tuoi guerrieri, ai tuoi santoni indù,
ai dogmi di una fede tra il suicidio e la virtù.
E non m'importa niente se un giorno soffrirai,
se a furia di sognare tu ti distruggerai:
sei polvere, sei neve, hai solo falsità;
io ho una cosa grande, lotto per la libertà.


BALLATA PER L'ULTIMO NATO
[P.A. Bertoli ]

Un bimbo raccoglie nel morbido viso l'amore che strappa il sorriso
La madre lo copre con oro ed argento e muore per farlo contento
Il padre si arma per fargli di scorta montando di guardia alla porta
Amato, protetto, coperto di lana, la vita è tenuta lontana
E passa quei giorni contento e beato perché non conosce il peccato
E niente lo sfiora e niente gli accade nutrito soltanto di fiabe
Allora la vita ti segna la faccia cambiandoti giorno per giorno
E ad ogni esperienza ti lascia la traccia che tu non raccogli all'intorno
Poi passano gli anni, finisce alla scuola e cambia per tutti alla fola
L'amico più brutto, l'amico più bello e quello di un altro livello
E nella sua mente germoglia il pensiero
Distingue già il rosso e il nero
Impara la storia, il nome dei santi, impara ad odiare i briganti
E quando il nemico verrà alla partita la patria ti chiede la vita
La patria, la legge, la fede, l'onore è fumo che chiamano amore
Allora la vita ti segna la faccia…
C'è un uomo che passa su un bolide rosso, ti schizza del fango da un fosso
Se il vescovo parla in un giorno di festa tu devi chinare la testa
Per il tuo padrone, per il tuo signore, sei merce di scarso valore
Sei forza, lavoro, dai piedi alla chioma sei solo una bestia da soma
Venduta la mente per quattro parole, avuto il tuo posto nel sole
E quando tu parli non è la ragione, sei solo un juke-box a gettone
Allora la vita ti segna la faccia…
Hai preso una moglie, è nato un germoglio, lo guardi con tenero orgoglio
Sarà accarezzato, nutrito, difeso quell'angelo appena disceso
Andrà alla tua scuola, avrà il tuo pensiero,
Berrà dal tuo stesso vangelo
E come suo padre farà la trafila, andrà a ingrossare le fila
Avrà i suoi padroni, avrà i suoi maestri, un mucchio di sogni modesti
E come suo padre juke-box a gettone starà nel suo bravo cantone
Allora la vita ti segna la faccia…

 

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