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BiELLE
Film |
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| "Broken Flowers": on the road alla ricerca di un figlio capitato per caso |
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| Jim
Jarmusch ripresenta un Bill Murray non troppo diverso da quello ammirato
in "Lost in translation": come affronta un evento spiazzante
chi si lascia "vivere addosso" Come lui si sentiva sperduto in Giappone, Don Johnston, protagonista di "Broken Flowers" lo è nella sua stessa vita. "Che ci faccio qui" trasmette la sua espressione interrogativa. E "qui" può essere casa sua mentre l'ultima fiamma Sherry (Julie Delpy) lo scarica, il salotto dove l'adolescente figlia di una sua ex (interpretata da Sharon Stone), che l'ha improvvidamente battezzata Lolita, passeggia desnuda, nella macchina presa a nolo. Don è uno scapolone impenitente, che ha avuto successo "nel campo dei computer" (di più non si sa, non è lecito 'porre' domande a Jarmusch, probabilmente non si avranno risposte). Ma una missiva su carta rosa arriverà a sconvolgere il suo equilibrio trovato in una vita eternamente "in minore", che scorre senza lasciarsi mai coinvolgere da nulla: un figlio di cui lui mai era stato a conoscenza è partito a caccia di lui. A dire il vero Don eviterebbe di farsi coinvolgere anche dalla grossa novità, ma a convincerlo a iniziare a sua volta una ricerca (la lettera era anonima) è il suo amico detective per diletto (Jeffrey Wright). Seguiranno le sue intromissioni nelle vite ormai aliene di quello che era stato, ogni volta per un po', il suo mondo. E che ora sono storie tendenti a dimostrare che la "normalità", in fondo, non esiste. Filo conduttore è la presenza del rosa, indizio disseminato in tutte le case ma che mai si rivela inequivocabilmente decisivo. Don termina il suo tour nella memoria senza risultati. Torna a casa sconfitto e... Il finale è tipicamente "jarmuschiano". Il regista di "Danbailò" comincia a raccontare le sue storie da dove vuole e stesso metodo usa per concludere. E se lo spettatore resta spiazzato, parafrasando nientepopodimento che Gigi Marzullo, si faccia delle domande e si dia le sue personali risposte. Quelle che preferisce o quelle che gli appaiono più logiche, non è detto che coincidano. Dal canto suo Jarmusch quel che decide di mostrare lo fa con solita classe, riempendo le scene di situazioni e piccoli particolari che inducono al sorriso e al pensiero. Curiosa,
nel ricco cast femminile, la presenza di Jessica Lange che solo due mesi
fa aveva partecipato a una storia non troppo dissimile per tematiche come
il "Non bussare alla mia porta" di Wim Wenders. Da vedere:
per le risate a denti stretti che provoca. Meglio se si conosce già
Jarmusch |
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aggiornamento: 01-12-2005 |
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