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BiELLE Film
 
Il fiume di "Big fish", ovvero dove sfumano i confini tra realtà e fantasia

Il Tim Burton più delicato di sempre realizza un'opera commovente e divertente, giocando con immagini e immaginazione
di Alfredo Ranavolo

"Lasciatevi andare". È il banale ma opportuno consiglio che dovrebbe campeggiare all'ingresso delle sale che proiettano "Big fish". Se si vuol godere appieno del nuovo lavoro di Tim Burton è opportuno spogliarsi di tutto ciò che si sa, non pensare a cosa sia possibile o impossibile.

Così questo gioioso baraccone di freak, personaggi farseschi e situazioni paradossali apparirà per quello che è: una moderna favola bizzarra e affascinante, nata perché "ciò che si racconta non è meno vero di ciò che si vive".

È questa la filosofia di vita di Ed Bloom (da giovane Ewan Mc Gregor, da vecchio Albert Finney), un uomo che ha passato la sua intera vita a romanzarla, ripetendo storie inverosimili fino allo sfinimento per chi era costretto a sentirle centinaia di volte.

Il figlio Will (Billy Crudup), quindi, che dal suo padre ingombrante ha dovuto allontanarsi di un continente per vivere una vita propria. Ma quelle stesse storie hanno affascinato da sempre la moglie Sandra (Alison Lohman da giovane, Jessica Lange da vecchia) e tante altre persone.

Ed è un uomo amato da tutti, innanzitutto perché la sua fervida fantasia mai l'ha usata per fregare il prossimo e, anzi, tutte le volte che ha potuto l'ha usata per aiutarlo.

I confini fra ciò che è il suo vero vissuto e quanto è stato alchemizzato nei suoi racconti cominceremo a intravederlo soltanto nel felliniano finale. Ma non ha alcuna importanza se il pesce catturato il giorno in cui nasceva Will fosse vero e davvero così grosso, se le ballerine coreane erano davvero gemelle siamesi, se il gigante era così gigante e mai sazio, se nell'occhio di vetro della strega si vedesse la propria morte.

La favola è ben narrata e permette a Burton di giocare con le immagini da par suo, offrendo scene gustosamente surreali senza "necessità di giustificarle".

Anche Will, richiamato al capezzale del padre morente (se vi ricorda qualcosa non sbagliate: i presupposti sono assai simili a quelli de "Le invasioni barbariche" per quanto sia diverso lo svolgimento delle storie), dovrà ammettere che volare di fantasia non è poi così male.

Burton non poteva scegliere faccia migliore di quella di Ewan Mc Gregor per il suo "Big Fish" da giovane, il film si avvale anche della presenza di ottimi comprimari come Danny De Vito e Steve Buscemi. Meno brillante Crudup, ma il complesso funziona alla grande per un film che non può perdere chi crede alla possibilità, almeno dentro il cinema, di una "fantasia incontrastata al potere".

       
   
Ultimo aggiornamento: 27-02-2004
 
   
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