Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 













Assemblea Musicale Teatrale - Testi

Da "Dietro le sbarre"

ALLORA POTRAI INCOMINCIARE
(G. Martini - G. Alloisio)

Quando la fame, il dolore, la guerra
saranno finiti ed un pezzo di terra
sarà restituito all'ultimo schiavo
all'ultimo indio rimasto...
Quando le parole ed i sogni avranno spazio
anche per chi non ne ha avuto il diritto
per tanto tempo...
Quando catene e prigioni potranno sparire
quando il ricatto del bisogno non servirà più
per affamare il soldato, il secondino,
il carabiniere, l'aguzzino...
Allora potrai incominciare a cantare poeta
perchè hai qualche cosa da dire
che è dentro te stesso, che vuoi riscoprire.
Prima canta il volto, la fabbrica, il tempo
sprecato a inseguire
i miti e le false realtà che non fanno soffrire,
allora però canteremo tutti e tutti potremo gridare
la voglia di lottare ancora e di continuare,
perchè non tutto il male finisce
quando non hanno più senso
la guerra, il denaro, la pace dei ricchi, l'incenso...

 

NEL QUADRO ANTICO
(B. Biggi - G. Alloisio)

Nel quadro antico non vedo le tue mani piagate
nè il sudor della fronte, le ginocchia spezzate.
Nel quadro antico non scopro nè sofferenza o fatica
la paura non vedo e neppure l'angoscia che ti fu nemica.
Non nel quadro, non nella stampa, non nella storia
io vedo volti umani, ma solo gloria,
gloria dei capitani.
Nella stampa antica non leggo delle tue membra straziate
nè le vesciche ai piedi, le tue mani mozzate.
Nella stampa antica non scopro quanto ti costò la fatica,
la paura non vedo e neppure la morte che ti fu nemica.
Non nel quadro, non nella stampa, non nella storia
io leggo la vita ch'è in te, ma solo gloria,
gloria di principi e re.
Ma nel volto antico io vedo il tuo pianto di donna
leggo la ruga profonda, scopro il tuo volto bruciato.
Nel volto nuovo io scopro la sofferenza ch'è antica
e nella storia io vedo l'esclusione che ti fu nemica.
Non nel quadro non nella stampa non nella storia
io leggo la tua vita
ma nella tua vita io scopro la storia
e vedo volti umani e la sconcia memoria
dei principi e dei capitani
LA PAZZIA
(G. Martini - G. Alloisio)

Guai a te se un giorno oserai ribellarti al tuo sfruttamento.
Guai se non saprai adattarti fino in fondo a questa società,
diranno di te che sei malato, che non sei normale.
Allora scatterà il feroce meccanismo dell'esclusione,
avrai contro i tuoi amici, avrai contro la tua gente,
non ti vorranno più nemmeno in casa, perchè diranno: sei pericoloso
pericoloso per te e gli altri, pericoloso.
Allora inizierà il tuo itinerario verso la pazzia.
I tecnici della follia frugheranno dentro te,
cercando la realtà della loro teoria,
dovrai dunque diventare come loro hanno deciso che tu sia:
incurabilmente pazzo per tutta la vita.
Tu paghi perchè gli altri possano dire:
SIAMO SANI E NORMALI
SIAMO SANI E NORMALI.

ALLE DONNE BRUTTE
(IB. Biggi - G. Alloisio)

Voglio dedicare qualche spicciolo di note
a quelle donne che nessuno ha mai pensato
corne protagoniste immaginate dentro le fantasie
dei sogni dell'amore.
A quelle che da sempre sono condannate a fare da confidenti
ad una amica bella di piccoli segreti
e di romantiche avventure e non la invidiano neppure.
E a quelle che ormai vivono soltanto di tristezza
per le occasioni perse che non sono mai esistite
a cui la solitudine da tanto ha regalato
rancore verso le abitudini di un mondo
che non le ha scelte se non per dirnenticarle.
Vorrei ricordare poi le mie compagne di scuola
che rimanevano a studiare od a interrogarsi
sulle lezioni delle ore dopo durante l'intervallo,
mentre fuori altre più carine
vivevano le farse di scherzi ambigui
e di proposte esagerate ed un rifiuto anche gentile
voglio ricordare
per non aver più avuto voglia di aspettare
E voi che ormai vivete solo nei fotoromanzi
le pallide emozioni di carezze che inventate
e che provate ancora fra timore e desiderio
un senso di sgomento verso i letti conosciuti
soltanto per sentito dire.
Sono tante le teorie, sono tante le tendenze
sul sesso libero creiamo le esperienze
ma mi domando poi se non andiamo troppo avanti
rispetto a quelli che d'amore, e sono tanti,
ne ignorano il sorriso, ne ignorano il calore
e neanche male son capaci a far l'amore
e mi domando poi se questa nostra educazione
continuerà a negare una liberazione.


LA VIOLENZA
(G. Martini - G. Alloisio)

E la violenza è dentro tutti ormai
E la viviamo fino in fondo
Ma ci indignamo quando quel giornale
di sangue sporca un nostro giorno
e di giudizi e di condanne
ci avveleniamo la coscienza
e senza accorgerci di quanti volti
scartiamo per paura o per indifferenza.
E violentiamo un mondo intorno a noi
frustrati di normalità ed impotenza
di fronte a quel dolore che
abbiam vissuto troppo spesso,
che regaliamo in piccole violenze
tragedie periferiche già troppo acquisite
per sconcertare e per turbare la nostra vita calma e regolare.
Tutti l'abbiam provato un giorno almeno
un senso di fastidio o rabbia
di fronte al mendicante sulla strada
di fronte alla paura di mischiarsi
con situazioni che con la pietà
ci si è abituati a medicare
quindi ci siamo allontanati
occupatissimi a pensare ai fatti nostri.
in fretta poi ci siamo consolati
con le vetrine o con i risultati di calcio od in una sigaretta
fumata per meglio digerire
pene, problemi, nevrosi e malattie
e forse ci distrugge anche quel cercare
di consumarla in fretta e poi capire
che il suo vero scopo è quello di finire.
Che il suo unico scopo è quello di finire.

LA NINNA NANNA DEL PICCOLO BORGHESE
(G. Martini - G. Alloisio)

Hai spento già la luce e sotto le lenzuola di lino ricamato
ti sei addormentato
e tra i ricordi dell'ufficio e il senso di tensione
che ti ha lasciato il giallo della televisione
ti torna un pò alla mente il vuoto dell'ambiguità
di quella parte che ormai sei spinto a recitare.
Come un attore che ha una grande esperienza
ripeti le battute dette per convenienza,
dette per rimanere senza più dubbio alcuno
sul fatto che tra i poveri non c'è quasi nessuno,
sul fatto che senz'altro è impossibile cambiare
il ruolo che il regista così ha stabilito.
Ma tra il sonno ed i ricordi che ti turbano un poco
scorgi un volto scarno che ormai sta finendo il gioco,
che ormai tra il caldo e la fatica ed il rumore del capannone,
ha stritolato in un ingranaggio la sua vita, la sua liberazione.
Ti sembra di capire, ti accorgi di non trovare giustificazione ma...
cosa stai pensando, è stato un incidente, son cose che succedono a tanta tanta gente,
son cose a cui, poi tu non devi più pensare;
domani è ancora festa e andremo tutti al mare
andremo a dgerire tra sole spruzzi ed onde
Bisogna poi capire che non è proprio il caso
di stare a perder tempo con quel che hai sotto il naso.
Son altri gli ideali, un'altra la parola
che per anni hai studiato su dei libri di scuola
e poi la tua cravatta, il tuo colletto bianco,
non possono sporcarsi con il dubbio di un pensiero
e se può esser vero che al mondo c'è lo sfruttamento,
tu hai la possibilità di esserne contento,
tu che con la paura di cambiare stai sempre attento
a non sporcarti mai le mani e ad ogni momento
lasci che l'ingranaggio che ti ha già catturato
continui a stritolare la vita ed i pensieri
nelle baracche, nei lager di oggi, nei lager di ieri,
nelle fabbriche, nelle prigioni, nei vicoli del porto,
nella complicità di quella gente che come te
ha lasciato il dubbio di rinunciare
in un letto di lino ricamato.

 

L'IMPOTENTE
(B. Biggi - G. Alloisio)

Prima lavoravo tra fiori e covoni, ora son qui a mangiar siliconi,
la vita per la terra è molto dura, ora san qui reparto verniciatura.
In fretta sono inveacchiato, fin dentro consumato
In fretta sono invecchiato fin dentro son consumato.
Ricordi Maria le sere d'estate, quelle distese dal verde isolate,
ricordi Maria che bello che è stato,
quello che il prete chiamava peccato
Ma in fretta sono invecchiato, fin dentro consumato
in fretta sono invecchiato, fin dentro son consumato.
E molti sabati sono passati, tante notti senza esserci amati,
tu taci per non fanni del male, ma tra di noi niente è più uguale.
Maria impotente mi han fatto diventare
l'amore non potremo più fare,
quelli impotente mi han fatto diventare
l'amore non potremo più fare.
Tutto già mi avevano preso, le mani, il sole, il sorriso,
tutto già mi avevan rubato, e adesso son disperato
e quando la notte mi vorrai baciare
l'amore non potrò più fare
e quando sarai stanca di farti abbracciare
ricorda l'amore non posso più fare.

 

E TU CHE TE NE FAI DI TUO FRATELLO?
(G. Martini - G. Alloisio)

E ancora si ripete il giorno in cui disse il fratello:
“Andiamo ai campi per
sacrificare un nuovo agnello”.
Ma non tremava il cuore quando
la pietra contro lui scagliò.
Quando con la divisa
ed un fucile in mano mirò al cuore
dell’uomo nudo pensando
di essere un vero eroe.
Con l’alibi pronto: “Dio è con noi”.

Con l’alibi pronto.

E ancora la coscienza
gettata da una parte,
volendo o non volendo
tu complice ti fai
delle prigioni e dei cantieri
che odorano di morte,
di ghetti e di persone
abbandonate là.

E quando sul cammino tuo incontri qualcun altro un po’ diverso
forse troppo ignorante
oppure troppo scomodo per te,
con sacre verità è condannato
dietro le sbarre ancora.
E ancora la coscienza
gettata via lontano,
volendo o non volendo
tu complice ti fai
delle prigioni e dei cantieri
che odorano di morte,
di ghetti e di persone

abbandonate là.

DONNA
(B. Biggi - G. Alloisio)

Da quando sei sposata hai la tua solita routine
pulire, rammendare, far bene da mangiare
un giorno dopo l'altro un bacio a lui che se ne va
in fabbrica a produrre per la comunità.
E compagni oggi lottiamo per avere il nostro pane quotidiano,
salario garantito, non scioperare oggi è proibito.
E quando torna a casa gli prepari la minestra
poi s'alza e va a giocare con i compagni al circolo aziendale.
E a te che non hai tempo per far la rivoluzione
non resta che aspettarlo guardando la televisione.
E a carosello c'è una mamma mette con amore un bimbo a nanna.
E sogna il suo uomo e la sua villa, sorseggiando l'oro pilla.
Se dopo molti anni vuole una soddisfazione
e dagliela da brava con la procreazione.
Se è un maschio od una bambina,
non abbiate preferenze,
la coppia emancipata non bada alle apparenze.
E se avrà i pantaloni, largo campo potrà dare alle illusioni.
Se invece avrà la gonna, sarà prima moglie, madre e forse nonna.
E se una sera da un'amica torna un pò più tardi
sarà punita con severi sguardi.
Perchè capisci bimba il mondo non è certo bello
se ci son tipi come tuo fratello.
E se in amore avrà fiducia e aver questo è un torto
un medico deciderà se è giusto o no l'aborto.
Se è giusto che finisca nel disprezzo della gente
che ti vuoi madre solo legalmente.
LA NOSTRA STORIA
(B. Biggi . G. Alloisio)

liberare tutti e vincere non è solo un'intenzione
non è solo un libro che hai da leggere per formarti un'opinione.
Ma son le parole che lottando inventi o hanno inventato,
ma son gesti o idee che la storia nostra ci ha insegnato.
Storia nostra è anche il contadino, che il signore del castello
costringeva tutto il giorno a lavorare e per farsi poi più bello
i poeti ed i letterati tutti a corte accanto a lui invitava
e quella cultura che la scuola ci ha insegnato, si creava.
Storia nostra è stato Spartaco, la Comune di Parigi,
sono storia nostra le mondine ed i torturati,
quelli che da sempre son sfruttati.
Ora tocca a noi dare i segni per poter cambiare,
ora tocca a noi le parole della lotta conservare.
da "Marilyn"

Marilyn
(Alloisio-Martini)

E Marilyn ti guarda in bianco e nero
scegliendo di esser bella

perché si pensi sempre,

allora un mito pesa veramente

come pesano i seni

che a lei hanno portato

rubandoli al tuo cervello

forse troppi problemi.

Ma Marilyn ti aspetta

cercando il tuo bisogno di evasione

e la tua fretta.

E Marilyn che riesce a entusiasmare
in qualche vecchio film

anche le nuove leve.

Che unisce con il gusto dell’antico

due miti giovanili,

tuo padre che con una

cosa vecchia già ritrova

l’alienazione nuova.

E Marilyn ti aspetta

cercando di tenerti dentro a un film

ma senza farti fretta.

E dentro a un film ci siamo
e quello stampo hollywoodiano

ci insegue rincorrendoci in famiglia,

ci insegue sopra macchine,

cambiali e Kawasaki

e quando andiamo a letto con tua figlia.

E Marilyn si vende in bianco e nero
eppure il suo sorriso

è senz’altro più sincero,

senz’altro più simpatico il suo viso

del resto e del mercato.

Far sì che quella merce

sia a noi la più vicina

e ci sembri genuina.

Ma Marilyn ti bacia

e ci stupisce sempre la sua audacia.

E dentro lo spettacolo
di questa società

di dive noi ne abbiamo costruite

ma se vogliamo in fondo

analizzare poi

non le abbiamo inventate mica noi.

Diciamo che da bravi

e attenti spettatori

un bel biglietto noi l’abbiam pagato

ed al feticcio della merce

il corpo umano poi

abbiamo senza dubbio consacrato.

Ma Marilyn si è uccisa per davvero
per ricordare a tutti,

non solo in bianco e nero,

che vendersi non è poi naturale,

che i miti finiranno tutti male,

che la bellezza, un viso

un riso, un seno

non servono nemmeno.

America
(Alloisio-Martini)

L’America vista dalle forze della NATO,
dal sacco a pelo di chi non c’è mai arrivato,

L’America letta sopra un vecchio Topolino,

immaginata da chi vive ad est di Berlino.

America, dietro quel lontano

fumo grigio di Milano.

L’America dove si diventa presidente
facendo credere ad un voto della gente,

facendo credere a patetici programmi

per governare meglio un mondo senza drammi.

America, dove vive il bene e il male

del pensiero occidentale.

America dove nascono gli artisti

ma anche i negri musicisti.

L’America dove ormai si drogano anche i bambini,
dove a raggiungere la luna sono i primi.

L’America ha fatto anche la rivoluzione

per far pagare meno caro il tè a un padrone.

America, dietro le potenti mani

dei parenti siciliani.

America, dietro il condor che declina

sull’America Latina.

America, golpe, spari, grossi affari

per le multinazionali.

America, la montagna di potere

che non riesci più a vedere.

Gli indiani
(Alloisio-Biggi)

E gli indiani impararono presto
a montare a cavallo

a conoscere gli uomini bianchi

che dopo breve intervallo

per discutere meglio la terra

distribuiron la guerra.

E gli indiani, feroci guerrieri
conoscevano boschi e sentieri

e le donne conciavano pelli

coi colori sul volto più belli

e danzavano al fuoco e alla morte,

lo stregone tracciava coi sassi

figure contorte.

E gli indiani cacciati lontano
dalle zone di caccia e dal piano,

dove Buffalo Bill sterminava

tanta carne che poi non mangiava.

E gli indiani mescolati

come esseri estranei alla gente,

le comparse da telefilm

che non servono più a niente.

E gli indiani che Toro Seduto
radunò dopo aver ricevuto

la rivolta, il messaggio da cielo:

Manitù preferisce quell’ascia di guerra

alla fame in riserva e al gelo.

E gli indiani che uccisero Custer

solamente sui libri di storia

e gli indiani che un giorno sfiniti

diventarono insieme a Geronimo

giusti banditi.

E gli indiani tra mille istanze
di un’America di minoranze.

E gli indiani venduti a fumetti

come i negri dentro ai ghetti.

E gli indiani e l’integrazione

nei consumi della nazione.

E gli indiani e l’eterno rifiuto

di chi non si è mai venduto.

E gli indiani a corpo a corpo

nella lotta sempre più dura.

E il rifiuto del Vangelo

per salvare la loro cultura.

E gli indiani succhiati e respinti

da una scuola che non li ha vinti.

E a gli indiani senza più terra

è rimasto un ricordo e una guerra.

Le condoglianze
(Alloisio-Martini)

Se sei poeta, se fai l’artista,
il vagabondo, il musicista

un po’ sballato per scelte pazze

per farti scegliere dalle ragazze.

Se sei un deluso del sessantotto

e ti consoli da Giavotto

fumando scarti di erbe e fiori,

rivoluzione, sesso e amori.

Se ti giustifichi, se te ne freghi

le condoglianze,

te le faremo ma senza prendere

le distanze.

Se sei genoano, se sei interista,
ma democratico e antifascista

e ti commuove la resistenza

ma vivi tanto bene senza.

Se sei un compagno per tradizione

di famiglia o per religione,

se ci hai la tessera del partito

perché l’ha presa tuo marito.

Se sei già morta, se sprechi subito

tutta la vita

senza deciderla puoi già pensare

che sia finita.

Se sei un tedesco che va in vacanza
laggiù il Italia con la speranza

di stare al sole senza pensare

a quante Meinhof farai impiccare.

Se hai perso ieri con lo scopone

tre o quattro spiccioli della pensione

e ti proponi nel mattino

di consolarti con il vino.

Se sei un drogato o un pensionato

noi ti diremo

che sei soltanto più disperato

e non più scemo.

Ma se sei complice come lo siamo tutti
è semplice

dire che tutti siamo malati

siamo romantici e frustrati.

Per esser morti non c’è bisogno

di tante scuse:

saran sentite le condoglianze

per chi s’illuse.

Festa
(Alloisio-Martini)

Festa, tra chitarre e menestrelli
tra l’odor degli spinelli

io non fumo tra gli ostili

proletari giovanili

che ti dicono che è come bere

un po’ di vino

e poi stare vicino.

Festa, tra Andreotti e il compromesso
e insoluti problemi di sesso,

le compagne stanno insieme

e si vogliono più bene,

mentre il maschio latino vestito di rosso

ricerca la preda

saltandole addosso.

Festa, dove esplodono contraddizioni,
dove esistono ancora frazioni,

dove si rimane soli,

dove ancora riempiamo la vita di ruoli.

Festa, bisognerebbe abolire gli artisti,
se non ci sono però siamo tristi.

Siamo coscienti e siamo incazzati

per gli obiettivi che abbiamo mancati

dove ci si aspetta la liberazione

facendo un’azione.

Festa, nei risultati di massa ottenuti
mancano sempre i contenuti

e poi si parla della festa,

anzi, di quello che ne resta,

dove si è già scaricata la nostra violenza

in cambio di un po’ di coscienza.

Festa, ritornando ripenso mi basta
dopo tanti panini la pasta,

siamo soli, di qui non si sgarra:

ritorniamo a suonare in silenzio

la nostra chitarra.

Carlo Marx
(Alloisio-Biggi)

Fu quando arrestarono Carlo
che organizzammo un concerto

per liberarlo

restando fuori all’aperto.

Fu quando sui suoi libri attenti

cantando ignorammo contenti la Storia.

Fu quando picchiarono Carlo
in carcere a Marassi

che incominciammo a pensarlo

senza tirare sassi.

Il nostro Carlo che bene o male

aveva scritto il Capitale

il nostro Carlo che dalle lotte

tornava a casa con le ossa rotte.

Fu quando con prove false e distorte
lo condannarono a morte,

quando si schierò il plotone

per l’esecuzione.

Con un sorriso falso e cretino

ci mettevamo un orecchino

e pensavamo con vero dolore

a piangere un altro compagno che muore.

Fu quando all’ultima ora
giunse la grazia

con telegramma urgente

dal Ministero della Giustizia.

Ci domandammo senza i volantini

come potessero essere i giudici

tanto cretini.

Fu quando comprarono Carlo Marx
che come Gesù Cristo

sotto una Chiesa sbagliata

nessuno l’ha più visto.

Ricomperammo le nostre cravatte

e ci tagliammo i capelli

senza nemmeno più il dovere

di sentirci diversi e più belli.

Ribellarsi e' giusto
(Alloisio-Biggi)

Ribellarsi e' giusto!
un gesto di rivolta

per costringerci a una svolta

ribellarsi e' giusto!

da un cacre, da un ghetto

da mille senza tetto

ribellarsi e' giusto!

per uno che si muove

tutto il mondo puo' guardare

e' giusto!

un gesto di rifiuto

contro un avvenire uguale di un fascismo conosciuto

Ribellarsi e' giusto!
sconvolgere Milano

a volte e' un gesto un po' piu' umano

ribellarsi e' giusto!

chi e' schiavo chi e' banale

puo' chiamarti criminale

ribellarsi e' giusto!

se sei senza un programma

forse finirai in un dramma

pero' e' giusto!

spezzare le catene

dal sudore delle schiene

dal rumore di sirene

ribellarsi e' giusto!

Amica dolce, amico caro
(Alloisio-Martini)

Amico dolce, amico caro
coi tuoi problemi uguali,

politico-sessuali,

da “Porci con le ali”.

Tu chi vivi del tuo mito

di uomo che ha capito

le donne ed il partito.

Che tenevi il pugno chiuso,

che battevi anche le mani

quando hai visto sopra a un palco

il Pueblo degli Inti-Illimani

quando hai visto sopra a un palco

quanto il sangue ed il fascismo

posson sempre diventare

il tuo nuovo consumismo.

Amica dolce, amica cara
che ridi del mio impegno

del patetico mio sdegno

nel pensare alla tua vita,

nel pensare alla tua angoscia

senza amarti per la coscia

per le labbra o per il seno

senza dirti che nemmeno

mi interesserebbe il sesso,

mi interessa per adesso

dirti quanto sei sbagliata

nel risolvere una crisi

di amicizia o di sostanza

nel rinchiuderti coi dischi

a consolarti in una stanza.

Amica dolce, amico caro
che ti annoi col Manifesto,

lo trovi un po’ indigesto

e poi ti stanca presto.

Ti stanca la prigione

e la cassa integrazione

e la rivoluzione

vorresti farla in Cile

laggiù dove si impara

a guerrigliar per bande

come ha fatto Che Guevara.

Amico dolce, amica cara

forse un po’ individualista

sarai anche tu senz’altro

in fondo in fondo di sinistra.

I ricchi
(Alloisio-Biggi)

Nella versione incisa su disco, questo brano è inframmezzato da scambi improvvisati di battute e interruzioni. In pratica è stato registrato tutto quanto veniva detto e fatto nello studio, compreso l’intervento del produttore (Guccini). Si è ritenuto opportuno riportare tutto nel testo, cercando di rendere al meglio l’atmosfera goliardica – nel senso buono della parola - del gruppo.
 

Alloisio (canticchia imitando Guccini): Suono a tarda sera

                                                        con un goccio di barbera...

Guccini: Allora, vogliamo andare?

Alloisio (c.s.):Suono a tarda sera

    con un goccio di barbera

    e nel mattino

    con un po’ di grignolino

   e mi faceva male…

Guccini: Dai che costa il nastro!

Alloisio: Ma cosa costa…

Biggi: Ma cosa? Belìn

Alloisio: Fanno fare dischi agli altri e poi…

Martini: Lo sanno solo loro quello che ci guadagnano.

Cingano: Sono fatti a modo loro.

Alloisio: Eh, siamo in Italia.

Canepa: Scusi, ma… loro chi?

Alloisio: E i ricchi stanno bene e da persone oneste
non parlano di noi dentro alle loro feste

si comprano la vita, si comprano l’amante

e possibilità ne avranno sempre tante.

E Solzenicyn è un genio

della libertà e l’impegno

ahi, la Russia stalinista

ahi, ‘sta Russia stalinista

che non lascia niente libero

di esprimersi l’artista.

Tutti:       Ahi, non lascia niente libero

di esprimersi l’artista.

Iadeluca: E i ricchi hanno studiato e sanno anche ascoltare
                la drammaticità del canto popolare.

Martini:   E i rirchi hanno lo…(si ferma per l’errore e scoppia a ridere)

Tutti:     Ma dai, nooo…buuu!

Martini:   Ma mi fa ridere!

Alloisio:  Dai, rifacciamo: seri

Martini:    E i ricchi hanno lo yacht, non pagano le tasse

                e anche se son vecchi …

                Belìn oh! Son sempre pieni di ragazze, mi nu capisciu ninte, nu se poeu!

Alloisio:   Per Sacharov è evidente

                è molto meglio l’Occidente

                dove almeno gli scienziati

                son baroni ben pagati.

                Ahi, le libertà civili

                ahi, ‘ste libertà civili.

                Quei che pensano a mangiare

                sono solo gli imbecili.

Tutti:        Ahi, quei che pensano a mangiare

                sono solo gli imbecili.

Canepa:    Sentite qua…

                E i ricchi sono belli, sono vivaci e snelli

                nelle pubblicità dei loro caroselli

Martini:   E i ricchi sono furbi, si tengono la villa

               lo fanno bere a noi invece l’Oro Pilla.

Alloisio:  E i ricchi son di destra ed anche mascherati

               rimangono soltanto fascisti illuminati.

Iadeluca: Questi giovani drogati, depravati, capelloni

                che spaccano vetrine nelle manifestazioni

               che ci rompono le macchine, che rompono i coglioni.

                I nostri son più bravi, son più ricchi, son più buoni

                non finiscono in galera, sono i figli dei padroni,

                i nostri son più bravi, son più ricchi, son più buoni,

               ammazzano le donne per provare le emozioni,

               violentan le compagne prima e dopo le riunioni.

               Le masse popolari, ahi le masse popolari

              la rabbia quotidiana, gli studenti e i pendolari,

              l’Italia proletaria, ahi l’Italia proletaria.

              Tutti in Svizzera quest’anno per cambiare un poco l’aria.

Tutti:     Tutti in Svizzera quest’anno per cambiare un poco l’aria.

Da "Il sogno di Alice"

Venezia*
(Alloisio-Biggi)

Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare,
la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,

Venezia la vende ai turisti

che cercano in mezzo alla gente l’Europa o l’Oriente,

che guardano alzarsi la sera il fumo o la rabbia

di Porto Marghera.

Stefania che è bella, Stefania non stava mai male,

Stefania che è morta di parto gridando in un letto sudato

di un grande ospedale.

Aveva vent’anni, un marito, un anello nel dito;

mi han detto per caso i parenti che quasi il respiro

è inciampato tra i denti.

Venezia è un albergo,
San Marco è senz’altro anche il nome di una pizzeria,

la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra.

Stefania d’estate, Stefania giocava con me le domeniche d’ozio.

Mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio.

Venezia che è un sogno, volendo la puoi comperare,
però non possiamo svegliarci con l’acqua alla gola, e un dolore

al livello del mare.

Il Doge si è spinto lontano e da mille finestre

Si ascolti il vagito di un bimbo che è nato,

si ascolti la sirena di Mestre.

Stefania affondando, Stefania ha lasciato qualcosa:

Novella Duemila e una rosa sul suo comodino,

Stefania ha lasciato un bambino.

Non so se ai parenti sconvolti fa solo un po’ male,

vederla morire ammazzata, morire da sola

in un grande ospedale.

Venezia che schifo!
Venezia ti riempie il cervello di fatalità,

Venezia del mondo non sa più una sega,

Venezia è la gente che se ne frega.

Stefania è un bambino,

può darsi che compri Venezia

anche lui da cretino,

può darsi che un giorno saremo contenti

di esserne ancora soltanto i parenti.

*Questo è il testo originale della canzone che con l’arrangiamento di pianoforte e violini dell’A.M.T. è uno dei più bei brani incisi su un disco italiano.

Mimì
(Alloisio-Biggi)

Sembravano fantasmi le persone
tra la neve e l’inflazione.

Nella Repubblica di Weimar questa gente

gettona John Travolta ma non crede quasi a niente.

In uno stato lacerato

tra la disoccupazione e il cabaret

si confondevano puttane e funzionari,

patetici residui della vita degli orari.

E si confonde birra con disperazione
tra il colore dei pagliacci dell’animazione.

Fregato Spartaco la nuova razza sale

tra il consenso delle anguille da consiglio comunale.

Ma c’è Mimì, la capinera alla francese

ci si fa il sesso liberato e il libanese.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

Nei giorni foschi i tedeschi
pensavano a ‘sta vita del kaiser.

Le radio libere hanno voci tutte uguali

ma piene di entusiasmo da sembrare originali.

“Beati voi che siete giovani

e ci avete la vita davanti”.

Beati gli ultimi se i primi sono onesti,

“Mi dia un panino insomma

e costi quel che costi”.

Quattro milioni di marchi

il denaro veniva pesato così,

io, spartachista distrutto

guardavo diritto negli occhi Mimì,

ci scoppiavamo un film a sera a TVS

in questa sfiga ti ritrovi un SS.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

E a Milano non puoi mica uscire
da solo la notte.

Ma per la notte di Natale tanta gente

riprese a consumare come ai tempi

della fede all’Occidente.

Le giarrettiere e i cinesi

ci fanno passare la crisi.

E questo sfascio, questa eterna delusione

divenne l’abitudine morale

della nuova produzione.

Sì, lo so che è duro rinunciare a Garibaldi

e a tutti i miei parenti partigiani

però Mimì oggi ha trovato il caffè vero,

il surrogato non piaceva agli italiani.

La nuova razza ci fece contenti

quando riprese la staffetta agli armamenti.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

E se cerchi di fare una rima
c’è sempre qualcuno che arriva prima

questo succede a noi giullari di sinistra

a tutti questi aborti creativi

con il vuoto nella testa.

Ma se la vita, ‘sta vita non cambia

e come li dai i tuoi messaggi nuovi

e provi, e provi a criticare il tuo padrone

la crisi della critica al potere

è già motivo di inflazione.

E forse da Weimar poteva partire
al mondo un bel messaggio nuovo

invece è partito il serpente

perfettamente formato nell’uovo.

Per questo adesso, soli nella nuova razza

al cabaret ci sta Mimì, la mia ragazza.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

Oh oh Mimì, c’est ça la vie.

Ma che cazzo vuoi
(Alloisio-Biggi)

Ma che cazzo vuoi
se bisogna nascondere i soldi se passi per casa

e so che venderesti anche me per un grammo e qualcosa

quando dici che hai smesso e ti chiudi a bucare nel cesso

fischiettando, quasi a chiedere permesso.

Ma che cazzo vuoi
superuomo attaccato al coraggio di un gesto sballato

e un sorriso che dice “Son fatto” alla faccia di Nietzsche!

Mentre il povero ebreo sono io, sono Isacco di York

Ivanhoe vuole il grano, non caga ed ascolta la musica folk.

Ma che cazzo vuoi
da ‘sto immenso tristissimo senso di colpa che abbiamo

ti darò la mia stronza pietà, però sai non ti amo

tu che vieni stravolto e puntuale alla porta a bussare

quanto emmo za daeto*, quanto abbiamo da dare.

Ma che cazzo vuoi
missionari pagati e templari da centri sociali

per mestiere hanno fatto già troppo, metadone e sciroppo

come Cristo hai le braccia bucate, attaccate a una croce

“Tu che togli i peccati dal mondo!” Non alzare la voce.

Ma che cazzo vuoi
da ‘sto immenso tristissimo senso di morte che abbiamo

se trovassi una strada d’uscita vedrai che ti chiamo

noi che andremo stravolti e puntuali alla porta a bussare:

“Quanta vita ci avete rubato? Chi ci deve pagare?”

* In genovese: “Abbiamo già dato” frase con la quale i genovesi più fedeli al cliché dell’avaro liquidano i questuanti che incontrano per la strada.

I fiascheggiatori*
(Alloisio-Biggi)

È che siamo messi male, non c’è da lavorare
in ‘sto merda di mare

non trovi un pesce o un’idiota

che riesca a nuotare.

È che siamo attaccati ai nostri

lavoretti saltuari

quasi come agli orari

di piazza De Ferrari.

È che siamo disposti in un modo o nell’altro

ad andarci

con l’assurda frequenza

da circolo ARCI

e ci offriamo un caffè pieno di sottintesi

giocando con tristezza

a fare i genovesi.

E Genova aveva dei figli marinai
sfidando il mare aperto

volantinavano a viso scoperto.

E Genova, Genova a volte

ne parla nei bar

piena di sottintesi

perché non li hanno presi.

E in ‘sto merda di mare

non c’è un pesce che riesca a nuotare.

Incurabilmente ammalati di sogni
costretti a pensare

alla Primula Rossa che faccia perché

non c’è niente da fare,

immancabilmente decisi

a non fare più niente.

Bisognerebbe sperare, sparare, sparire,

nascondersi in mezzo alla gente.

Bisognerebbe tentare qualcosa,

qualcosa che resti

sopra i mostri datati d’inchiostro, di colla

dei vecchi manifesti

come le date di ottobre

che perdono sempre più il senso:

riprendiamoci il mare

torniamo a pescarlo da noi

incredibile e immenso.

E in ‘sto merda di mare

non c’è un pesce che riesca a nuotare.

*Titolo brutto per una canzone così bella. In verità era il titolo dello sketch che precedeva la canzone, basato sul gioco di parole tra fiancheggiatori e ubriachi persi. L’A.M.T. ha esteso il titolo dello sketch al brano…

Lager
(Guccini)

E’ una cosa nata in tempi tristi,
dove dopo passano i turisti,

occhi increduli agli orrori visti...

“non gettar la pelle del salame!”...

E’ una cosa come un monumento

e il ricordo assieme agli anni è spento,

non ce n’è mai stati, solo in quel momento,

l’uomo in fondo è buono,

meno il nazi infame!

Ma ce n’è, ma c’è chi li ha veduti
o son balle di sopravvissuti?

Illegali i testimoni muti,

non si facciano nemmen parlare!

Che cos’è un lager?

Sono mille e mille occhiaie vuote,
sono mani magre abbarbicate ai fili,

sono baracche, uffici, orari, timbri e ruote,

sono routine e risa dietro a dei fucili,

sono la paura, l’unica emozione,

sono l’angoscia di anni dove il niente è tutto,

sono la pazzia di un’allucinazione

che la nostra noia sembra quasi un rutto.

Sono un qualche cosa della nostra mente,

sono il lato buio da dimenticare,

sono eternità di risa di demente,

sono un manifesto che si può firmare...

Che cos’è un lager?
Il fenomeno ci fu. E’ finito!

Li commemoriamo, il resto è un mito!

l’hanno confermato ieri al mio partito,

chi lo afferma è un qualunquista cane!

Che cos’è un lager?

E’ una cosa sporca, cosa dei padroni,

cosa vergognosa di certe nazioni,

noi ammazziamo solo per motivi buoni...

quando sono buoni? Sta a noi giudicare!

Che cos’è un lager?

E’ una fede certa e salverà la gente,

l’utopia che un giorno si farà presente

millenaria idea, gran purga d’occidente,

chi si oppone è un giuda e lo dovrai schiacciare!

Che cos’è un lager?

Son recinti e stalli di animali strani,
gambe che per anni fan gli stessi passi,

esseri diversi, scarsamente umani,

cosa fra le cose, l’erba, i mitra, i sassi,

ironia per quella che chiamiam ragione,

sbagli ammessi solo sempre troppo dopo,

prima sventolanti giustificazioni,

una causa santa, un luminoso scopo,

sono la curiosa prassi del terrore

sempre per qualcosa, sempre per la pace,

sono un posto in cui spesso la gente muore,

sono un posto in cui, peggio, la gente nasce...

E’ una cosa stata, cosa che sarà,
può essere in un ghetto, fabbrica, città,

contro queste cose o chi non le vorrà,

contro chi va contro o le difenderà,

prima per chi perde e poi a chi vincerà,

uno ne finisce ed uno sorgerà

sempre per il bene dell’umanità,

chi fra voi kapò, chi vittima sarà

Dentro un lager?

Il sogno di Alice
(Alloisio - Biggi)

E poi d’improvviso mi sveglio
e vedo arrivare il coniglio

mi guarda ed esclama: “Mio figlio!

Potevo anche fare di meglio.

Ma dopo ‘sto trip quasi un uomo sarà,

stavolta ci pensa papà”.

E ci ha l’Unità, l’orologio, il panciotto,

mi indica il cielo con la P 38,

ma Alice dal fondo mi dice “ E’ così

anch’io son passata di qui”.

E il buco mi lascia soltanto cadere,

d’un tratto mi trovo a sedere

davanti a chi litiga in santa pazienza

se dire o non dire

sì o no alla violenza.

Ma dopo mezz’ora la cosa è già stanca
e c’è un cameriere che grida

“Qui è il resto che manca!”

E poi dice agli intellettuali

“Sembrate così tutti uguali”

“Stai zitto ignorante,

procuraci il the

che dopo ti spiego perché”.

E c’è Toni Negri che cerca una posa
perché il cappellaio che è pazzo

lo chiama Asor Rosa.

Ahi ahi, Alice
‘sto mischiamento non mi piace.

Ahi ahi, Alice

mi sta venendo un dubbio atroce:

Semi i figli della Resistenza
o i nipoti della lupa,

semo tutti a conti fatti

gli adottivi de Togliatti.

Mi volto di scatto e c’è il gatto,
sparisce ed appare ad un tratto,

a me sembra un po’ er movimento:

se tira du’ bocce è contento.

Soffiare sul fuoco bisogna però,

ce semo una volta e tre no.

Sghignazza maldestro il felino:
“Ma tu non capisci un belino,

ci son sempre stato da Cromwell in giù

ma tu non mi hai visto o non mi vedi più.

I tempi son stretti, la nave non salpa:

non sono il tuo gatto, cretino,

sono la vecchia talpa!”

E c’è la regina di cuori
dipinge di rosso dei fiori.

“Se c’è chi protesta tagliate la testa!

È questa l’analisi giusta!.”

E Marx che appassiva riprende colore

m’inchino alla fede ma c’è il socialismo che muore.

E in braccio al vecchiaccio
si muove un bambino,

mi chiama grugnendo: Tovarisch

Dio mio, è un maialino!

Ahi ahi, Alice
se non si muore si produce

Ahi ahi, Alice

il capitale ci riduce:

Tutti figli della Resistenza
o nipoti della lupa,

semo tutti a conti fatti

gli adottivi de Togliatti.

La fattoria degli animali
(Alloisio-Biggi)

La fattoria degli animali
lascia un vuoto dietro sé

come negli occhi di ogni bestia che lavora.

Forse qualcuno riesce a malapena

a chiedersi perché

senza un padrone in guerra ci si ammazza ancora.

La fattoria degli animali

buttò fuori il signor Jones

perché era stanca di lasciarsi macellare,

bruciando tutti i premi di riproduzione e cotillons

sotto la furia del potere popolare.

E c’era il gusto della giusta appropriazione

di quello che il padrone

rubava tutti i giorni.

La libertà si mescolava alla coscienza

del pericolo che torni.

E la paura che ritorni
tenne stretti gli animali

e li convinse quindi all’organizzazione

sotto la guida provvisioria

di un governo di maiali

trabajaban tutti all’accumulazione.

Sembrerà strano ma è provato

quasi scientificamente

che il suino è fatto per la dirigenza.

La fattoria degli animali

ringraziò riconoscente

quel servizio reso dall’intellighenzia.

E col lavoro si produce in parti uguali

la parte dei maiali che quasi tutti i giorni

si premuravano di urlare:” Lavorate

non vorreste che il padrone

un giorno torni!”.

Ed il potere provvisorio
transitoriamente usò

del ghigno orrendo di due cani poliziotto

per confiscare alcune uova

alla gallina Cococò

che non voleva ritrovarsi un figlio cotto.

Ruppe le uova nel paniere

al porcellino che gridò:

“Ma com’è scema ‘st’animala da cortile,

scambiare merci con gli amici

del temuto signor Jones

è solo un trucco per averlo meno ostile,

ma la gallina certamente è spia trotszkista

o pre-capitalista se non riesce ad afferrare

il senso storico di dare al nostro Stato come aiuti

i figli suoi sbattuti”.

Da lì in avanti storia vecchia
brutta storia di casini,

guerra fredda, purghe, piani quinquennali

che provocarono il disastro

nei cortili più vicini

repressioni dei padroni o dei maiali.

Da lì in avanti storia vecchia

come sono vecchi e tanti

i tentativi delle razze dominanti

per mascherare la pretesa

della scienza con la fede

della bestia da cortile che ci crede.

Ma non si metta in discussione il dirigente

o il scientificamente,

anche i compagni, anche i più duri

li senti urlare: “Abbasso gli uomini e i maiali,

proviamo coi Gründrisse o coi canguri”.

La fattoria degli animali
lascia un vuoto dietro sé

come negli occhi di ogni bestia che lavora.

Forse qualcuno riesce a malapena

a chiedersi perché

senza un padrone in guerra

ci si ammazza ancora.

Non fateci conto
(Alloisio-Biggi)

Mia sorella ci ha quindici anni e non esce mai
e non ritiene che sia importante l’aggregazione

e non fa la fighetta come tutti noi

per far fronte al fronte della disperazione.

Se la discoteca alternativa la chiamerà

alla faccia del riflusso risponderà:

D’ora in poi non contate su di noi,
non siamo mica servi fino al punto d’impazzire

dietro le mode degli idioti tu teorizza quel che vuoi

e in ogni modo non contare su di noi.

D’ora in poi fatti pure i cazzi tuoi

parlare per parlare serve solo a non morire

le buone idee non sputtanarle coi pettegoli se puoi

in ogni modo non contare su di noi.

Mia sorella ci ha quindici anni e non compra il giornale
non apprezza il satirico impegno del "Male"

ride molto ad articoli più divertenti o più tristi

sul conflitto in corso fra paesi socialisti.

E se la vocazione letteraria la chiamerà

al mestiere di giornalista risponderà:

D’ora in poi non contate su di noi,
non siamo mica scemi fino al punto d’impazzire

dietro ai mestieri alternativi tu teorizza quel che vuoi

e in ogni modo non contare su di noi.

D’ora in poi fatti pure i cazzi tuoi

parlare per parlare serve solo a non morire

le buone idee non sputtanarle ai rotocalchi e se non puoi

in ogni modo non contare su di noi.

Mia sorella non è con lo Stato né con le B.R.
e non è vero che non ha una posizione,

se ne frega di questo e di quelle

e ci ha ragione.

Se il centotredici alternativo la chiamerà

lei che non ama la polizia risponderà.

D’ora in poi non contate su di noi,
non siamo mica servi fino al punto d’impazzire

dietro le nuove razze armate tu teorizza quel che vuoi

e in ogni modo non contare su di noi.

D’ora in poi fatti pure i cazzi tuoi

sparare per parlare serve solo a non morire

le tue cartucce non spararle conto terzi e se lo vuoi

in ogni modo non contare su di noi.

D’ora in poi fatti pure i cazzi tuoi

parlare per parlare serve solo a non morire

le buone idee non sputtanarle coi pettegoli se puoi

in ogni modo non contare su di noi.

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