Articoli su Marmaja ed altre meraviglie

Ringraziamo di cuore Guido Frezzato per il materiale fornitoci

Mucchio Selvaggio, 02.11.1999 (di L.F.)

In tel vento sonà

Salutiamo con vero piacere l’esordio discografico dei rodigini Marmaia: avendoli incrociati diverso tempo fa in occasione di trascinanti circostanze concertistiche, avrei avuto di che rammaricarmi se tanta passione ed energia si fossero arrese al passare degli anni. Timore fugato sin dalle primissime battute: "Giù dal ponte" irrompe veloce e travolgente a ribadire la bontà della propria ricetta, i piedi ancorati alla propria terra con suoni e parole impregnati dì umori folclorìstici, tanto rock nelle chitarre e nella sostenuta sezione ritmica. Undici tracce effettive che traboccano entusiasmo e passione, caratterizzate dal caldo vibrare di una fisarmonica, arrangiate a dovere pur in una registrazione molto diretta, con un ulteriore merito nell’approccio lirico del cantante-autore Maurizio Zannato: una voce ruvida e confidenziale dalla tipica inclinazione cantautorale, parole che pesano ad una ad una a parlarci di terre, mari, migrazioni, spose e banditi. Storie vere, vicine e lontane nella memoria. Succede così che a brani sferzanti e festosi si frappongano ballate come "Perla di maggio, toccante come ai bei tempi degli autori ispirati. Non poteva mancare, in proposito, un ringraziamento ed un’esplicita citazione ("Quello che non ho") a Fabrizio De André, nel segno di antiche attitudini e sintonie; un amore mai sopito che i Marmaja sanno ravvivare in una dimensione danzante e poetica altamente contagiosa.

Mucchio Selvaggio (di Loris Furlan)

Incontri

In tel vento sonà" ("Nel vento Suonato") cita il titolo del debutto discografico dei rodigini Marmaja, perchè il vento sa portare con sè tantissime storie: racconti di diseredati, spose e banditi assieme a ritmi e danze e umori festaioli, ma anche dolore e un pensiero triste ma propositivo a Fabrizio De Andrè Rock e folclore messi assieme da passione e tanta coinvolgente spontaneità: basti pensare alla curiosa iniziativa pro-concerti proposta sul finire della chiacchierata...

Siete giunti all’esordio discografico dopo una lunga carriera: vogliamo fare un po’ di storia?
Effettivamente queto CD viene alla luce dopo svariati anni costellati di esperienze magari discontinue ma sempre stimolanti. Tralasciando gli anni passati "in cantina", la prima ribalta di rilievo è stata quella del 1994 con "Arezzo Wave": non è stato facile darle continuità in quanto vi è stato un grande viavai all’interno del gruppo, e l’attività è proseguita con collaborazioni in contesti magari meno "visibili" come cinema e teatro, ma non per questo meno coinvolgenti. Da un po’ abbiamo un organico stabile, e ci è quindi sembrato giusto fotografare con un’autoproduzione questo passaggio al confine’.

Sapete mescolare con disinvoltura rock e folclore: come nasce questa formula?
Ci fa piacere che all’ascolto la nostra musica dia quest’impressione, In realtà dietro ad ogni brano ci sono mille ripensamenti e ritocchi, e del resto una buona ricetta implica un giusto dosaggio di ingredienti. Nessuno di noi è un musicista propriamente folk, con tutta la competenza di repertorio che ne dovrebbe conseguire: siamo però inguaribilmente affascinati da sonorità e moduli che solo la musica popolare, In senso lato, può offrire. Cerchiamo semplicemente di tradurre alcune di queste suggestioni nel linguaggio che meglio conosciamo, il rock.
Il suono accattivante della fisarmonica è funzionale soprattutto a creare una dimensione festosa e comunicativa. Tuttavia, pur non essendovi prefissati una rigorosa esplorazione filo-etnica, in tempi recenti avete accentuato l’uso di soluzioni acustiche: ghironda, mandola, flauti, percussioni...
Il passaggio di Walter dalle tastiere alla fisarmonica è stato uno dei primi passi in questa direzione, In seguito ci siamo appropriati di sempre nuovi strumenti tradizionali, cercando comunque di rispettarli nelle specifiche modalità esecutive: vale a dire che se si ha un berimbau lo si usa come tale. In questo senso nel CD ci siamo avvalsi anche della collaborazione di alcuni amici riservando loro uno spazio apppropriato: ad esempio la voce di Ibou M’Bengue, o il didjeridoo di Luca Xodo.
Ma anche se ci piace muoverci liberamente tra le sonorità etniche, voci e suoni sono sempre funzionali al senso della canzone e mai fini a se stessi.

Inoltre, nei testi e nella voce di Maurizio Zannato, c’è una chiara componente cantautorale...
Bisogna dire che tutti amiamo Maurizio alla follia: la sua voce è così come la sentite, e lo stesso vale per il suo modo di raccontare che spesso trae spunto da eventi reali. Comunque i testi arrivano dopo la musica, da cui Maurizio trae ispirazione per raccontare storie con i piedi per terra. Come sempre, va a finire che i testi a loro volta ridisegnano la musica, stravolgendola negli arrangiamenti.

Non avete voluto mancare l’occasione dl ricordare Fabrizio De Andrè, un riferimento che immagino significativo...
È un riferimento da sempre, un denominatore comune. Lo ascoltiamo da quando eravamo piccoli, siamo cresciuti con "Il pescatore", "La canzone di Marinella e "Geordie". È venuto a mancare mentre stavamo incidendo Il CD e, fuor di retorica, continua a mancarci.

Il titolo dei CD, "In tel vento sonà", è probabilmente emblematico: cosa sottintende, al di là della sua traduzione letterale?
Che sarebbe "nel vento suonato": è un’immagine ritmica alla quale ci siamo affezionati, ma che ci ricorda anche che nel vento ci sono milioni di storie da ascoltare. Nel sogno e nel vento si animano i suoni più belli, inafferrabili. L’uso del dialetto e le storie di Maurizio sanno molto di radici popolari ed entroterra veneto:cosa ci raccontate di questa cultura contadina, con le sue contraddizioni, nell’odierno miracolo, e annessi disagi, del Nord-Est imprenditoriale?

Il dialetto è un gioco, un colore, nobile come qualsiasi dialetto, ed ha anche un uso musicale, ritmico. Le nostre storie hanno il sapore delle nostre radici, ciò che più ci è vicino e ci tocca . Racconteremo ancora di diseredati, di spose e banditi della nostra terra, che non differiscono poi molto da quelli della tua o di chi ci legge. I miracoli, invece.., quelli che conosciamo non hanno così tante controindicazioni come lo sviluppo del Nord-Est, ma se ne può parlare, magari davanti a un tavolo di osteria. Magari ti raccontiamo anche un Nord-Est che abbiamo visto lo scorso aprile da un palco davanti alla base NATO di Aviano.

Come la mettiamo con i concerti? Ouanto sono importanti per voi, e che opportunità abbiamo di vedervi sul palco?
Per gruppi come noi non ci sono molti spazi in quest’epoca di cover-band. Stiamo lavorando con un po’ di agenzie, ma al momento non riscontriamo grandi risultati. In tal senso lanciamo la funambolica iniziativa. senza precedenti in Italia, "Adotta i Marmaja": ai primi cinque locali fuori dal Veneto che ci chiameranno, concerto gratis con CD omaggio. Telefonare allo 0425/47.67.77, o visitare il sito www.marmaia.freeweb.org Comunque sia, per noi il concerto è una festa con il classico finale "tutti sul palco".

Questo CD è una tappa importante, ma forse avete qualche altra iniziativa nel cassetto...
Attualmente stiamo lavorando a materiale nuovo: abbiamo levato l’ancora dal Delta del Po e veleggiamo lungo l’Adriatico per seguire la rotta di questo vento.

MARMAJA - IL METRO DELL'ETA' - 31 MAGGIO 2002

I 9 pezzi: A sinistra da qui - Lettere

Avevamo nuove storie da raccontare, storie che dopo 3 anni dall'uscita di "In tel vento sonà" era il momento di fissare in qualche modo.
Abbiamo iniziato ad incidere questo disco un anno e mezzo fa, nel gennaio del 2001, attrezzando la nostra sala prove a guisa di studio. E lì per un paio di mesi abbiamo lavorato fino a tarda notte, senza che nessuno ci dicesse come o cosa fare. Poi, sul filo di lana, un disastro: una manovra scellerata ed i dati sull'hard disk svaniti. Si è "ringraziato" il cielo e si è ricominciato da 3. Allo scadere del quarto mese di lavorazione, quando stava affiorando l'idea di intitolare il cd "Prevenuti e ostili" ci siamo detti... ok, siamo cotti.
Così, chiuse le 9 tracce in un baule a doppia mandata (previo missaggio veloce intitolato "A sinistra da qui" o "I 9 pezzi"), ci siamo rimessi in strada, testando queste nuove canzoni nel calore e nell'immediatezza che solo la strada (dalle afose giornate di Ferrara al gelo di un novembre inoltrato a Sarmede) sa offrire.
Siamo allora tornati a casa dopo esser stati un po' a zonzo e, sotto l'ala protettiva di Nexus, ci siamo seduti al tavolo assieme a Rudy il toscano. Pochi giorni prima ci aveva chiamato da Pisa "E allora, 'sto cd?". Già, il cd e chi ci pensava più. Qualche giorno prima anche Francesco dei Tupamaros al telefono ci fa "Ohi, stavo riascoltando il vostro materiale... ma questo cd DEVE uscire!". Già, ma chi ci pensava più. E poi tanti e tanti messaggi dei nostri amici internauti: "e allora, 'sto cd?". Che fare? Il lavoro da fare non era davvero poca cosa… ci vuol pazienza e tempo per riaprire un baule, e noi da brava marmaja qual siamo reconditamente speravamo lo facesse qualcun altro per noi…
Ci ha pensato Rudy a darci una mossa e assieme a lui, davanti ad un buon bicchiere di vino e sotto il buon auspicio della prima neve, ci siamo rimessi in carreggiata.
Per prima cosa c'erano due brani nuovi che ci sarebbe piaciuto incidere (Un angelo al porto, Ali controvento) anche per a colmare quel senso di incompiuto e non detto nella sequenza incisa l'anno prima (di cui un breve saggio abbiamo pubblicato con l'Ep "Lettere" in tiratura limitata la scorsa estate), e una jazz session a 4, per un testo al fumicotone scritto di getto da Cristiano intitolato "Mi impressiona lo stile", giusto per confondere un po' le acque. E poi la vera fatica: c'era da rivedere traccia per traccia lo zibaldone di suoni e intenzioni che avevamo steso lo scorso anno. Così, prendendoci tutto il tempo che ci pareva, notte per notte, alba per alba e con l'impagabile presenza di Maurino abbiamo messo mano a forbici e colla. A cuor leggero siamo andati pure a tagliare cose che un anno fa ritenevamo intoccabili per lasciar vuoti o per aggiungerne di nuove; un anno è una buona distanza per riascoltarsi. Un lavoro che è durato due mesi. Il risultato? Un nuovo ginepraio che giusto per non farci cogliere dal dubbio abbiamo questa volta deciso di pubblicare.

Il metro dell'età
Se "In tel vento sonà" è di fatto un concerto registrato in studio con la partecipazione di un sacco di amici musici e non, "Il metro dell'età" è un mosaico di tasselli suonati esclusivamente da noi sei; la partecipazione di ospiti eccellenti è limitata a Mario Frezzato (al corno inglese per "Un angelo al porto") e Marino Severini (leader dei Gang in che duetta con Maurizio in "Belle Idee"). Sovraincisioni ce n'é da stancarsi, ognuna ragionata nell'ottica di un arrangiamento che valorizzi il senso brano. Così capita che Guido in un brano succede che suoni di tutto (sax, clarinetto, pentole bottiglie e pure il pianoforte!) o che Maurizio si gestisca un coro da solo. Malgrado questo l'intento è sempre rivolto ad un suono che miri all'essenziale. Questo anche perché c'è una mano in meno, quella di Mirco Drago (mandola, ghironda, violino) che da due anni ha lasciato il gruppo (anche se del gruppo gestisce il sito). E' vero, un sedicente gruppo folk dovrebbe considerare il disco una sorta di "documento sonoro" di quanto esegue sul palcoscenico. Questo argomento è continuamente all'ordine del giorno in casa Marmaja: sta di fatto che consideriamo il folk una delle frecce (ok… una spada o una lancia se preferite) a nostra disposizione, uno dei colori sulla tavolozza. Nuovi colori abbiamo voluto aggiungere negli ultimi anni, richiamati sia dall'intento di dare più spazio all'abilità di Maurizio nello scrivere testi, sia dalla consapevolezza che il suono del gruppo non stia tanto in un genere preconfezionato (il suono "folk" lo fanno già gli strumenti che suoniamo) quanto nello stile di chi suona. E' stato un lento cambiamento, fatto con la naturalezza di chi suona assieme da quasi quattro anni. I testi di Maurizio, che scrive a mo di lettera, parlano per la prima volta in prima persona e raccontano storie di gente che per un verso l'altro si è persa. Sulla musica si affacciano chiaroscuri finora mai affrontati: silenzi prolungati, misture psichedeliche, orchestrazioni di fiati, voci filtrate da radio a valvole, voci di radio bulgare, clarinetti sintetizzati, cori in falsetto in netto contrasto con la sempre più ruvida voce di Maurizio. E poi il sax per jazz e calypso, cori da osteria… Insomma il tempo non ci è mancato e ci siamo alquanto divertiti. Il capitolo finale di questa odissea ci ha visto "in pellegrinaggio" a Filottrano (Ancona), nella sala prove dei Gang. Per siglare finalmente anche su vinile (si diceva una volta!) un sodalizio che da tanti anni lega i Marmaja alla band dei fratelli Severini.

Concludendo…
Titolo e filo conduttore del disco vengono da una frase del brano "Ali controvento" (con il tempo tutto passerà, con il tempo e il metro dell'età), brano implicitamente dedicato ai fatti di Genova della scorsa estate, ma che ben si adatta al sentire comune di fronte a fatti che stravolgono la vita di una comunità. Cercavamo un titolo che sottolineasse un certo astio che aleggia su tutto il lavoro. E giusto per non intitolarlo Prevenuti e ostili (…) siamo andati a cercarlo tra i testi. E "il metro dell'età" detto in quella canzone è una cosa che fa parecchio arrabbiare: con il tempo tutto passerà… la volontà di dimenticare.
Eleggendolo a titolo questo "metro" poteva però assumere anche nuovi significati. Il metro dell'età non è un fatto anagrafico. L'età anagrafica è un privilegio che per comodità può indurre a far dimenticare. Sta a noi decidere, alla nostra coscienza, se dare o no peso della memoria, se mantenere in vita il naturale sedimentarsi di volti e fatti.
Le età raccontate sono quelle della rabbia e della rassegnazione, come cantavamo nel '94 ne "la ballata degli sconfitti". A questa si aggiunge l'età della consapevolezza. Mi impressiona lo stile, L'usignolo da fatica, Treno per trinidad e soprattutto la ballata finale Belle idee (con i recitati di Pasolini e Ginsberg) cercano di cantarla, in diverse possibili accezioni.
Ultima, ma non in fatto di impegno e di importanza, la veste grafica del cd. Noi, che mentalmente siamo ancora legati al vecchio vinile, piace l'idea di una copertina-oggetto da girare e rigirare tra le mani. Di questo si è fatto carico totalmente Walter, mettendo al lavoro l'artista rodigino Gigi Gioli. Questi due gaglioffi ci han fatto "robaltare" i cassetti in cerca di foto di normale vita quotidiana a cui ognuno per motivi suoi era particolarmente affezionato. Hanno incollato il tutto su una tela-materica che in un modo o nell'altro sta a simboleggiare "il cielo di un nord est" (la vita che produce). Sulla "mano di bianco" i vari credits e ringraziamenti. Aprendo (sorpresa sorpresa) la marmaglia in uno dei momenti più belli dello scorso anno: la buskerata di Sarmede. E su un cielo latteo abitato da palloncini (un bacione a chi ha sempre la testa tra le nuvole), per la prima volta nella storia dei Marmaja, finalmente pubblicati anche i TESTI!
La dedica è per le migliaia di occhi e storie che la vita e la strada ci hanno portato ad incontrare. Il metro dell'età è nei solchi del viso, nelle pieghe delle mani, nella caparbietà dei sogni. E' misurarsi ogni giorno con ciò che di più importante ogni uomo possiede: la dignità. Alla famiglia Giuliani che ha ridato a questa parola il significato di cui in questi tempi era stata spogliata e a chi ogni giorno la difende nella vita quotidiana, sul posto di lavoro, per sé e gli altri, qui e ovunque.

Walter Maurizio Antonio Cristiano Guido Elia de la Marmaja

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La nostra recensione de "il metro dell'età"


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