Mucchio Selvaggio (di Loris Furlan)
Incontri
In tel vento sonà"
("Nel vento Suonato") cita il titolo del debutto discografico
dei rodigini Marmaja, perchè il vento sa portare con sè
tantissime storie: racconti di diseredati, spose e banditi assieme a
ritmi e danze e umori festaioli, ma anche dolore e un pensiero triste
ma propositivo a Fabrizio De Andrè Rock e folclore messi assieme
da passione e tanta coinvolgente spontaneità: basti pensare alla
curiosa iniziativa pro-concerti proposta sul finire della chiacchierata...
Siete giunti allesordio discografico dopo una lunga carriera:
vogliamo fare un po di storia?
Effettivamente queto CD viene alla luce dopo svariati anni costellati
di esperienze magari discontinue ma sempre stimolanti. Tralasciando
gli anni passati "in cantina", la prima ribalta di rilievo
è stata quella del 1994 con "Arezzo Wave":
non è stato facile darle continuità in quanto vi è
stato un grande viavai allinterno del gruppo, e lattività
è proseguita con collaborazioni in contesti magari meno "visibili"
come cinema e teatro, ma non per questo meno coinvolgenti. Da un po
abbiamo un organico stabile, e ci è quindi sembrato giusto fotografare
con unautoproduzione questo passaggio al confine.
Sapete
mescolare con disinvoltura rock e folclore: come nasce questa formula?
Ci fa piacere che allascolto la nostra musica dia questimpressione,
In realtà dietro ad ogni brano ci sono mille ripensamenti e ritocchi,
e del resto una buona ricetta implica un giusto dosaggio di ingredienti.
Nessuno di noi è un musicista propriamente folk, con tutta la
competenza di repertorio che ne dovrebbe conseguire: siamo però
inguaribilmente affascinati da sonorità e moduli che solo la
musica popolare, In senso lato, può offrire. Cerchiamo semplicemente
di tradurre alcune di queste suggestioni nel linguaggio che meglio conosciamo,
il rock.
Il suono accattivante
della fisarmonica è funzionale soprattutto a creare una dimensione
festosa e comunicativa. Tuttavia, pur non essendovi prefissati una rigorosa
esplorazione filo-etnica, in tempi recenti avete accentuato luso
di soluzioni acustiche: ghironda, mandola, flauti, percussioni...
Il passaggio di Walter dalle tastiere alla fisarmonica è stato
uno dei primi passi in questa direzione, In seguito ci siamo appropriati
di sempre nuovi strumenti tradizionali, cercando comunque di rispettarli
nelle specifiche modalità esecutive: vale a dire che se si ha
un berimbau lo si usa come tale. In questo senso nel CD ci siamo avvalsi
anche della collaborazione di alcuni amici riservando loro uno spazio
apppropriato: ad esempio la voce di Ibou MBengue, o il didjeridoo
di Luca Xodo.
Ma anche se ci piace muoverci liberamente tra le sonorità etniche,
voci e suoni sono sempre funzionali al senso della canzone e mai fini
a se stessi.
Inoltre,
nei testi e nella voce di Maurizio Zannato, cè una chiara
componente cantautorale...
Bisogna dire che tutti amiamo Maurizio alla follia: la sua voce è
così come la sentite, e lo stesso vale per il suo modo di raccontare
che spesso trae spunto da eventi reali. Comunque i testi arrivano dopo
la musica, da cui Maurizio trae ispirazione per raccontare storie con
i piedi per terra. Come sempre, va a finire che i testi a loro volta
ridisegnano la musica, stravolgendola negli arrangiamenti.
Non
avete voluto mancare loccasione dl ricordare Fabrizio De Andrè,
un riferimento che immagino significativo...
È un riferimento da sempre, un denominatore comune. Lo ascoltiamo
da quando eravamo piccoli, siamo cresciuti con "Il pescatore",
"La canzone di Marinella e "Geordie". È venuto
a mancare mentre stavamo incidendo Il CD e, fuor di retorica, continua
a mancarci.
Il
titolo dei CD, "In tel vento sonà", è probabilmente
emblematico: cosa sottintende, al di là della sua traduzione
letterale?
Che sarebbe "nel vento suonato": è unimmagine
ritmica alla quale ci siamo affezionati, ma che ci ricorda anche che
nel vento ci sono milioni di storie da ascoltare. Nel sogno e nel vento
si animano i suoni più belli, inafferrabili. Luso del dialetto
e le storie di Maurizio sanno molto di radici popolari ed entroterra
veneto:cosa ci raccontate di questa cultura contadina, con le sue contraddizioni,
nellodierno miracolo, e annessi disagi, del Nord-Est imprenditoriale?
Il dialetto è un gioco, un colore, nobile come qualsiasi dialetto,
ed ha anche un uso musicale, ritmico. Le nostre storie hanno il sapore
delle nostre radici, ciò che più ci è vicino e
ci tocca . Racconteremo ancora di diseredati, di spose e banditi della
nostra terra, che non differiscono poi molto da quelli della tua o di
chi ci legge. I miracoli, invece.., quelli che conosciamo non hanno
così tante controindicazioni come lo sviluppo del Nord-Est, ma
se ne può parlare, magari davanti a un tavolo di osteria. Magari
ti raccontiamo anche un Nord-Est che abbiamo visto lo scorso aprile
da un palco davanti alla base NATO di Aviano.
Come
la mettiamo con i concerti? Ouanto sono importanti per voi, e che opportunità
abbiamo di vedervi sul palco?
Per gruppi come noi non ci sono molti spazi in questepoca di cover-band.
Stiamo lavorando con un po di agenzie, ma al momento non riscontriamo
grandi risultati. In tal senso lanciamo la funambolica iniziativa. senza
precedenti in Italia, "Adotta i Marmaja": ai primi cinque
locali fuori dal Veneto che ci chiameranno, concerto gratis con CD omaggio.
Telefonare allo 0425/47.67.77, o visitare il sito www.marmaia.freeweb.org
Comunque sia, per noi il concerto è una festa con il classico
finale "tutti sul palco".
Questo
CD è una tappa importante, ma forse avete qualche altra iniziativa
nel cassetto...
Attualmente stiamo lavorando a materiale nuovo: abbiamo levato lancora
dal Delta del Po e veleggiamo lungo lAdriatico per seguire la
rotta di questo vento.
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MARMAJA
- IL METRO DELL'ETA' - 31 MAGGIO 2002
I 9 pezzi: A sinistra da
qui - Lettere
Avevamo nuove
storie da raccontare, storie che dopo 3 anni dall'uscita di "In tel
vento sonà" era il momento di fissare in qualche modo.
Abbiamo iniziato ad incidere questo disco un anno e mezzo fa, nel gennaio
del 2001, attrezzando la nostra sala prove a guisa di studio. E lì
per un paio di mesi abbiamo lavorato fino a tarda notte, senza che nessuno
ci dicesse come o cosa fare. Poi, sul filo di lana, un disastro: una manovra
scellerata ed i dati sull'hard disk svaniti. Si è "ringraziato"
il cielo e si è ricominciato da 3. Allo scadere del quarto mese
di lavorazione, quando stava affiorando l'idea di intitolare il cd "Prevenuti
e ostili" ci siamo detti... ok, siamo cotti.
Così, chiuse le 9 tracce in un baule a doppia mandata (previo missaggio
veloce intitolato "A sinistra da qui" o "I 9 pezzi"),
ci siamo rimessi in strada, testando queste nuove canzoni nel calore e
nell'immediatezza che solo la strada (dalle afose giornate di Ferrara
al gelo di un novembre inoltrato a Sarmede) sa offrire.
Siamo allora tornati a casa dopo esser stati un po' a zonzo e, sotto l'ala
protettiva di Nexus, ci siamo seduti al tavolo assieme a Rudy il toscano.
Pochi giorni prima ci aveva chiamato da Pisa "E allora, 'sto cd?".
Già, il cd e chi ci pensava più. Qualche giorno prima anche
Francesco dei Tupamaros al telefono ci fa "Ohi, stavo riascoltando
il vostro materiale... ma questo cd DEVE uscire!". Già, ma
chi ci pensava più. E poi tanti e tanti messaggi dei nostri amici
internauti: "e allora, 'sto cd?". Che fare? Il lavoro da fare
non era davvero poca cosa
ci vuol pazienza e tempo per riaprire
un baule, e noi da brava marmaja qual siamo reconditamente speravamo lo
facesse qualcun altro per noi
Ci ha pensato Rudy a darci una mossa e assieme a lui, davanti ad un buon
bicchiere di vino e sotto il buon auspicio della prima neve, ci siamo
rimessi in carreggiata.
Per prima cosa c'erano due brani nuovi che ci sarebbe piaciuto incidere
(Un angelo al porto, Ali controvento) anche per a colmare quel senso di
incompiuto e non detto nella sequenza incisa l'anno prima (di cui un breve
saggio abbiamo pubblicato con l'Ep "Lettere" in tiratura limitata
la scorsa estate), e una jazz session a 4, per un testo al fumicotone
scritto di getto da Cristiano intitolato "Mi impressiona lo stile",
giusto per confondere un po' le acque. E poi la vera fatica: c'era da
rivedere traccia per traccia lo zibaldone di suoni e intenzioni che avevamo
steso lo scorso anno. Così, prendendoci tutto il tempo che ci pareva,
notte per notte, alba per alba e con l'impagabile presenza di Maurino
abbiamo messo mano a forbici e colla. A cuor leggero siamo andati pure
a tagliare cose che un anno fa ritenevamo intoccabili per lasciar vuoti
o per aggiungerne di nuove; un anno è una buona distanza per riascoltarsi.
Un lavoro che è durato due mesi. Il risultato? Un nuovo ginepraio
che giusto per non farci cogliere dal dubbio abbiamo questa volta deciso
di pubblicare.
Il metro dell'età
Se "In tel vento sonà" è di fatto un concerto
registrato in studio con la partecipazione di un sacco di amici musici
e non, "Il metro dell'età" è un mosaico di tasselli
suonati esclusivamente da noi sei; la partecipazione di ospiti eccellenti
è limitata a Mario Frezzato (al corno inglese per "Un angelo
al porto") e Marino Severini (leader dei Gang in che duetta con Maurizio
in "Belle Idee"). Sovraincisioni ce n'é da stancarsi,
ognuna ragionata nell'ottica di un arrangiamento che valorizzi il senso
brano. Così capita che Guido in un brano succede che suoni di tutto
(sax, clarinetto, pentole bottiglie e pure il pianoforte!) o che Maurizio
si gestisca un coro da solo. Malgrado questo l'intento è sempre
rivolto ad un suono che miri all'essenziale. Questo anche perché
c'è una mano in meno, quella di Mirco Drago (mandola, ghironda,
violino) che da due anni ha lasciato il gruppo (anche se del gruppo gestisce
il sito). E' vero, un sedicente gruppo folk dovrebbe considerare il disco
una sorta di "documento sonoro" di quanto esegue sul palcoscenico.
Questo argomento è continuamente all'ordine del giorno in casa
Marmaja: sta di fatto che consideriamo il folk una delle frecce (ok
una spada o una lancia se preferite) a nostra disposizione, uno dei colori
sulla tavolozza. Nuovi colori abbiamo voluto aggiungere negli ultimi anni,
richiamati sia dall'intento di dare più spazio all'abilità
di Maurizio nello scrivere testi, sia dalla consapevolezza che il suono
del gruppo non stia tanto in un genere preconfezionato (il suono "folk"
lo fanno già gli strumenti che suoniamo) quanto nello stile di
chi suona. E' stato un lento cambiamento, fatto con la naturalezza di
chi suona assieme da quasi quattro anni. I testi di Maurizio, che scrive
a mo di lettera, parlano per la prima volta in prima persona e raccontano
storie di gente che per un verso l'altro si è persa. Sulla musica
si affacciano chiaroscuri finora mai affrontati: silenzi prolungati, misture
psichedeliche, orchestrazioni di fiati, voci filtrate da radio a valvole,
voci di radio bulgare, clarinetti sintetizzati, cori in falsetto in netto
contrasto con la sempre più ruvida voce di Maurizio. E poi il sax
per jazz e calypso, cori da osteria
Insomma il tempo non ci è
mancato e ci siamo alquanto divertiti. Il capitolo finale di questa odissea
ci ha visto "in pellegrinaggio" a Filottrano (Ancona), nella
sala prove dei Gang. Per siglare finalmente anche su vinile (si diceva
una volta!) un sodalizio che da tanti anni lega i Marmaja alla band dei
fratelli Severini.
Concludendo
Titolo e filo conduttore del disco vengono da una frase del brano "Ali
controvento" (con il tempo tutto passerà, con il tempo e il
metro dell'età), brano implicitamente dedicato ai fatti di Genova
della scorsa estate, ma che ben si adatta al sentire comune di fronte
a fatti che stravolgono la vita di una comunità. Cercavamo un titolo
che sottolineasse un certo astio che aleggia su tutto il lavoro. E giusto
per non intitolarlo Prevenuti e ostili (
) siamo andati a cercarlo
tra i testi. E "il metro dell'età" detto in quella canzone
è una cosa che fa parecchio arrabbiare: con il tempo tutto passerà
la volontà di dimenticare.
Eleggendolo a titolo questo "metro" poteva però assumere
anche nuovi significati. Il metro dell'età non è un fatto
anagrafico. L'età anagrafica è un privilegio che per comodità
può indurre a far dimenticare. Sta a noi decidere, alla nostra
coscienza, se dare o no peso della memoria, se mantenere in vita il naturale
sedimentarsi di volti e fatti.
Le età raccontate sono quelle della rabbia e della rassegnazione,
come cantavamo nel '94 ne "la ballata degli sconfitti". A questa
si aggiunge l'età della consapevolezza. Mi impressiona lo stile,
L'usignolo da fatica, Treno per trinidad e soprattutto la ballata finale
Belle idee (con i recitati di Pasolini e Ginsberg) cercano di cantarla,
in diverse possibili accezioni.
Ultima, ma non in fatto di impegno e di importanza, la veste grafica del
cd. Noi, che mentalmente siamo ancora legati al vecchio vinile, piace
l'idea di una copertina-oggetto da girare e rigirare tra le mani. Di questo
si è fatto carico totalmente Walter, mettendo al lavoro l'artista
rodigino Gigi Gioli. Questi due gaglioffi ci han fatto "robaltare"
i cassetti in cerca di foto di normale vita quotidiana a cui ognuno per
motivi suoi era particolarmente affezionato. Hanno incollato il tutto
su una tela-materica che in un modo o nell'altro sta a simboleggiare "il
cielo di un nord est" (la vita che produce). Sulla "mano di
bianco" i vari credits e ringraziamenti. Aprendo (sorpresa sorpresa)
la marmaglia in uno dei momenti più belli dello scorso anno: la
buskerata di Sarmede. E su un cielo latteo abitato da palloncini (un bacione
a chi ha sempre la testa tra le nuvole), per la prima volta nella storia
dei Marmaja, finalmente pubblicati anche i TESTI!
La dedica è per le migliaia di occhi e storie che la vita e la
strada ci hanno portato ad incontrare. Il metro dell'età è
nei solchi del viso, nelle pieghe delle mani, nella caparbietà
dei sogni. E' misurarsi ogni giorno con ciò che di più importante
ogni uomo possiede: la dignità. Alla famiglia Giuliani che ha ridato
a questa parola il significato di cui in questi tempi era stata spogliata
e a chi ogni giorno la difende nella vita quotidiana, sul posto di lavoro,
per sé e gli altri, qui e ovunque.
Walter Maurizio
Antonio Cristiano Guido Elia de la Marmaja
P.S.: Eurostar
Italia 9447 da Venezia per Roma delle ore 17.26 viaggia con 15 minuti
di ritardo
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