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BiELLE
Film |
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| È
di nuovo tempo di zombi |
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| L'esordiente Snyder rifà Romero venticinque anni dopo.
E riesce a non uscire a pezzi dal confronto Il talento di tanti spot Nike, per la prima volta alle prese con un lungometraggio, deve essere assai devoto a George Romero, del cui film uscito in Italia col titolo "Zombi" questo "L'alba dei morti viventi" rappresenta un remake. Snyder, infatti, dà una riverniciata alla vecchia ambientazione ma lascia pressoché inalterato lo spirito del progenitore. La sceneggiatura di James Gunn è, non c'è che dire, piuttosto accurata, considerata anche la messe di personaggi con cui il forzato soggiorno nel centro commerciale di uno sparuto gruppo di superstiti all'improvvisa epidemia che riporta in vita i morti. L'azione inizia in fretta, e anche in questo lo spirito dell'originale è stato rispettato. Niente pistolotti sul come e perché il mondo sia improvvisamente impazzito, il che aumenta l'angoscia. Con un canovaccio visto e stravisto, comunque, gli unici spunti possono venire dalla gestione dei meccanismi di interazione fra i personaggi. Sotto questo profilo la trama si sviluppa con complessità ben gestita, nonostante all'appello non manchino alcuni stereotipi come il poliziotto duro e puro Kenneth (Ving Rhames) e il ricco, bastardo anche nei momenti in cui più occorrerebbe essere uniti, Steve (Ty Burrell). Personaggio d'altri tempi, con la faccia giusta per quando di questi film se ne giravano a palate è Michael (Jake Weber), che da mezzo fallito si guadagna nel disastro i gradi di comandante. Non da meno Ana (Sarah Parker), immancabile infermiera. Il difetto peggiore del film è che ci si mette un po' a percepire quanto tempo stia passando, qualche calo di ritmo c'è, ma nel complesso la tensione non manca. Fino alla fine. Tutt'altro che consolatoria. La
frase: Prima
ho guidato uno spazzaneve, poi aggiustavo fotocopiatrici (Michael) Da
vedere sapendo
che perderà il confronto col cult di Romero, ma in maniera onorevole
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Ultimo
aggiornamento: 21-04-2004 |
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