Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace















Francesco De Gregori: “Una buona canzone è sicuramente meglio di una brutta poesia”

E’ del poeta il fin … la canzonetta?
Verrebbe
da chiederselo.
E forse anche da rispondersi di sì, anche solo per il gusto di rinfocolare una vecchia e mai sopita “querelle”.
Basta affrontare l’argomento nei dintorni di De Gregori per essere accolti da un ringhio, basta sussurrarlo dalle parti di Vecchioni o di Bubola per essere accolti invece da un “perché no”? Ma anche ne “Le strade di ieri”, vi ricordate? De André cantava “i poeti che strane creature” e De Gregori “I poeti che brutte creature”. Vecchioni peraltro si è buttato sul tema con “I poeti si fanno le pippe / coi loro ricordi / la casa, la mamma, le cose che perdi / e poi strisciano sui congiuntivi / se fossi, se avessi, se avessi e se fossi, / se fossimo vivi” (“I poeti”). Salvo poi dedicare svariate poesie al mondo poetico (Alda Merini, Arthur Rimbaud, Fernando Pessoa).
Massimo Bubola
, intervenendo sul tema dice: “Come è noto, l'Occidente è un paese malato di classicità e soprattutto in Italia la poesia è nata in ambienti colti, chiusi, decisamente autoreferenziali. La musica popolare, però, ha avuto il merito di scendere tra le persone comuni, parlando un linguaggio universale e offrendo in questo modo un immaginario collettivo nel quale potersi riconoscere. E poi ricordiamoci che la canzone del Novecento ha dato degli autori fondamentali per tutti noi. O forse c'è ancora qualcuno che crede che Bob Dylan, Leonard Cohen e Fabrizio De André non siano dei poeti?”.
No, non lo dice nessuno, ma c’è chi, come il solito bastian contrario De Gregori afferma: "non sopporto chi dice che la canzone è poesia" e ancora "Io non voglio fare un sezionamento delle mie canzoni […]quando leggo "Paolo e Francesca" non mi chiedo Gianciotto cosa c'entrasse in realtà, a che pagina del libro li ha trovati che si baciavano, se abbiano scopato o meno […]. E una curiosità per niente sana. E' una curiosità puntuale, didascalica, a cui ci ha abituato una scuola fatta da maestre vecchie e impreparate. Non è così che va guardato né un quadro, né una canzone, né niente".

Gli fa quasi eco Guccini che canta ne “L’avvelenata”: “però non ho mai detto che a canzoni / si fan rivoluzioni, si possa far poesia”. E sostanzialmente Guccini è su posizioni simili a quelle di De Gregori. Se ne discosta, almeno in parte, un ex autore ora più noto come poeta tout-court, Umberto Fiori, che peraltro dimostra coi fatti come i due mondi non siano poi così distanti. Nel suo libro “Scrivere con la voce” dedica due interi capitolo ai “poeti italiani e la canzone”: il primo analizza l’apporto dato dai poeti professionisti alla canzone (rare tracce di Pasolini, Calvino, Roberto Roversi) e il secondo affronta il tema a noi caro. E scrive: “A ben vedere alla poesia (che sconta una vertiginosa perdita di autorevolezza) si rimprovera di non avere una bocca, una voce, un corpo: di essere solo scrittura” concludendo che “la poesia non può e non deve eludere ancora per molto il confronto con la parola incarnata e innanzitutto con la canzone. Confrontarsi non significa adeguarsi. Credo anzi che proprio da un confronto le differenze e i contrasti finiranno per risultare più chiari”. Un’altra poetessa, Donatella Bisutti interviene sul tema nel suo libro “La poesia salva la vita”: “Nella percezione del pubblico – scrive – si manifesta sempre più una tendenza a eliminare ogni distinzione tra poesia e canzone e ad assimilare gli autori di canzoni ai poeti … per i giovani è l’unica forma di “poesia fruibile”, l’unica forma di accesso a un testo letterario in versi”. Prosegue poi citando una serie di contatti stretti tra versi di cantautori e poesia (Conte, Ciampi, De André, Guccini) per concludere: “nonostante questo, testo poetico e testo per canzone, anche quando sembrano avvicinarsi fino quasi a coincidere, restano pur sempre qualcosa di diverso, perché il loro intento e la loro destinazione sono differenti”.

Proseguiamo? In ordine sparso: Fabrizio De André che dissimula, ma non nega , citando Croce: “fino all'età di 18 anni tutti scrivono poesie. Dai 18 in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io, per precauzione, preferirei considerarmi un cantautore”.

Eugenio Montale: “La verità è che la parola veramente poetica contiene già la propria musica e non ne tollera un’altra: e che solo la parola poco o punto poetica sopporta di essere l’attaccapanni di una successiva poesia”

Roberto Vecchioni: “La poetica di gran parte della canzone d'autore ha un'altezza parallela, quando non addirittura maggiore, a quella della poesia scritta [...]. E poi, mentre la poesia scritta utilizza un solo significante, cioè la parola, la poesia musicata ne presenta almeno tre: parola, musica e interpretazione. Infatti c'è anche la voce, la resa fonica, la performance, che è fondamentale”.

Maurizio Cucchi: “Il nostro è un lavoro sui tempi lunghi, non compatibili nell'era della comunicazione immediata. Gli intellettuali che fanno tendenza sono quelli, presunti tali, dei talk-show. Conta di più la battuta dell'ultimo comico che la riflessione approfondita di un filosofo. Anche per quanto riguarda la poesia qualcuno tende a confondere i poeti con i cantanti di musica leggera”. E ancora: “In genere chi dice che la canzone è poesia non legge la poesia. Purtroppo c’è qualcos’altro da aggiungere, e non è poco: le canzonette dei cantautori, sono quasi sempre musicalmente povere, poverissime, rudimentali. E possono dunque piacere sul serio soprattutto a chi non è abituato all’ascolto di vera musica”.

Francesco De Gregori: “Il testo di una canzone usa schemi tecnici che sono tipici della poesia: il verso, la ritmica, la ricerca della rima. Nella musica però compaiono elementi diversi, ad esempio ci sono le pause. Non solo. Puoi fare un verso di sette sillabe e subito dopo di nove sillabe. In poesia no, i conti non tornerebbero. In musica sì, perché al posto della sillaba che manca metti una pausa musicale. Rimane quindi il fatto che le canzoni hanno una storia loro. Si può dire, è vero, che oggi le canzoni, soprattutto tra i giovani, abbiano un po’ preso lo spazio che una volta aveva la poesia. Ma sono due oggetti diversi. Io mi incazzo sempre quando mi dicono: ‘Questa canzone è una bellissima poesia’. No, questa canzone semmai è una bellissima canzone. Di poesie brutte te ne posso dare a chili. Se volessi scrivere poesie, perché dovrei faticare con una chitarra? Sono un lavoratore manuale, non sono un intellettuale. I poeti stanno nell’empireo, io sulle dita delle mani c’ho i calli…".

Angelo Branduardi: “"La forma canzone è diversa da quella poetica. Nella canzone non si dovrebbe mai scindere la parte musicale da quella letteraria, tanto che le due cose non dovrebbero poter stare in piedi da sole. Viene da sé che la forma letteraria della canzone non debba per forza essere una poesia. È pur vero che nella poesia c’è una musicalità intrinseca”.

Francesco Guccini: “Se fossi poeta, se fossi più bravo e più bello / avrei nastri e gale francesi per il tuo cappello”. Oppure “Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino / le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino; / ma non ho scuse da portare, non dico più d'esser poeta, / non ho utopie da realizzare, / stare a letto il giorno dopo è forse l'unica mia meta”.

Fernanda Pivano: “in questi anni non esistono poeti, ma esistono solo cantautori. E De André è stato il più grande poeta contemporaneo, forse il più grande oggi in Italia”. “De André è sicuramente il più grande poeta che questo Paese abbia avuto, non ci sono dubbi.

Maurizio Cucchi: “La signora Fernanda Pivano insiste nel dire che Fabrizio de André è un grande, grandissimo poeta. Anche sul recente numero di “Io Donna”. Perbacco, ho stima della celebre americanista, e De André è stato un bravo autore di canzonette, ma finiamola con queste scemenze. Amici, fate attenzione! Il Novecento ha prodotto una serie formidabile di poeti straordinari: basta leggerli, per capire che non c’è alcun bisogno di rifugiarsi nella musica leggera. “Sparagli Piero, sparagli ora / e dopo un colpo sparagli ancora” vi sembrano bei versi ?!”. (A me sì – NdR)


Potremmo andare avanti a lungo e citare poeti come Allen Ginsberg e Beno Fignon che hanno amato accompagnarsi con strumenti musicali nelle loro performance poetiche o cantautori come Van De Sfroos e altri che, a un certo momento, hanno deciso di musicare delle proprie poesie, ma preferiamo chiudere con “L’anima dei poeti”, un libro intero che tratta di questi argomenti, pubblicato quest’anno dal Club Tenco con l’editrice Zona, come atti del Convegno omonimo svoltosi a Sanremo dal 23 al 25 ottobre 2003 e dove sono intervenuti un po’ tutti: da Enzo Vendrame allo stesso Vecchioni, da Eric Andersen a Umberto Fiori, da Franco Fabbri a Patti Smith, da Marco Paolini a Fernanda Pivano, coordinati da Enrico De Angelis e Sergio Secondiano Sacchi.

Anche qui cogliamo fior da fiore: Morgan quasi riecheggia Donatella Bisutti: “La mia tesi è che in ultima istanza è bene che gli ambiti siano separati: che la poesia rimanga poesia e la canzone rimanga canzone. Solo così riusciamo a valorizzarle per quello che sono: differenti generi, differenti sguardi sulla parola, due modi diversi di intendere il verbo”.

Sergio Staino: “Aspettiamo che l’Accademia dei Lincei riconosca finalmente ai cantautori questo loro ruolo di profondo rinnovamento della poesia in Italia. Se ancora oggi qualcuno si interessa di poesia è perché ama Francesco Guccini e quindi lo viene a sentir parlare anche di poesia. Altrimenti la poesia vivrebbe una vita ancora più stenta”.

Guccini: “Con Roberto Vecchioni ci siamo detti “Basta con la polemica tra poesia e canzone che si trascina da anni”. Insomma sia autori di canzoni e non di poesia. E’ semplice. Non ha senso questa polemica. Ci sono poesie belle e canzoni belle e ci sono poesie brutte e canzoni brutte. Quando mi dicono “Sa, lei non scrive canzoni, scrive poesie”, rispondo “No, io scrivo canzoni”. Perché la tecnica è diversa, l’intenzione è diversa”.

La stagione di Acrobatici Anfibi continuerà nei mesi di aprile e maggio (... prima delle Ghost track di Acrobatici Anfibi...)


I Fragil Vida sono un'altra della band emergenti che cercano nuove fonti di ispirazione rivolgendosi alla tradizione. La loro attitudine teatrale si manifesta con la presenza fissa di un attore nell'organico del gruppo. Hanno inciso due dischi: l'ultimo è "Musicanti di Cristallo". Li aspettiamo il 6 maggio.


La Piccola Bottega Baltazar è invece più fresca di debutto: il primo disco "Canzoni in forma di fiore" data 2004 e per Bielle è finito dritto tra gli imperdibili. Nel loro repertorio un'attenzione particolare alla musica italiana delle origini. Lo spettacolo è fissato per venerdì 20 maggio.

Giorgio Conte - 27/05

Prima delle sorprese della seconda fase della stagione di Acrobatici Anfibi. La serata conclusiva della rassegna in maggio vedrà sul palco del Matatu Giorgio Conte, in un'inedita formazione chitarristica a tre. Con lui sul palco anche suo figlio, ovvero il nipote di Paolo Conte!

Acrobatici anfibi ha visto succedersi in questi mesi da dicembre a marzo, alcuni dei maggiori interpreti della canzone d'autore italiana. Voci note come Lalli, altre che lo saranno come i Farabrutto, alcune scommesse di Bielle (noi crediamo nei Luf e in Fabrizio Consoli). Ma come sono stati i concerti in questione? Belli. Quasi tutti interessanti, coinvolgenti, acrobatici e soprattutto anfibi. Ecco un breve diario di viaggio attraverso una decina di concerti, in attesa della seconda parte della stagione. (segue)

Acrobatici Anfibi (e Bielle) non hanno alcuna intenzione di diventare "fabbricanti di eventi". E' una situazione transitoria, in carenza di locali che facciano una programmazione adeguata a Milano. Quello che ci interessa è promuovere e far conoscere la canzone d'autore italiana. Ecco perché, ogni volta che ci è possibile, ai nostri concerti consegnamo al pubblico una monografia dell'artista che suona quella sera. Interviste, recensioni, schede, analisi, tutto quello che può servire come materiale di lavoro. Ecco l'elenco delle monografie pubblicate:
Max Manfredi: Biellenews n.45
I Luf: Biellenews n.47
Isa: Biellenews n.48
Fabrizio Consoli: Biellenews n.49
Ennio Rega e Alessio Lega: Biellenews n.50
Alessio Lega e Luigi Maieron n.51

" Aspettando Godot "

I Gang



Tesi e Muratori

Mauro Pagani



Claudio Lolli



Susanna Parigi



Sulutumana

Inoltre...
Acustimantico, Cristiano Angelini, Gualtiero Bertelli, Riccardo Bertoncelli, Luca Bonaffini, Paolo Capodacqua, Roberta Carrieri, Elisabetta Citterio, Giuliano Contardo, Giorgio Cordini, Stefano Dall'Armellina, Alfredo Del Curatolo, Enrico Deregibus, Del Sangre, Franco Fabbri, Francesco Ferrazzo, Federico Ferri, Umberto Fiori, Augusto Forin, Freddie, Filippo Gambetta, Gang, Enzo Gentile, Aldo Giavitto, Flavio Giurato, Hamid Grandi & The Seven Quartet, Luigi Grechi, Ila, I Luf, Isa, Anna Lamberti Bocconi, Alessio Lega, "L'Isola che non c'era", Claudio Lolli, Mariposa, Gianluca Mercadante, Silvia Michelotti, Mircomenna, Lorenzo Morandotti, Carlo Muratori, "NoReply", Marco Ongaro, Mauro Pagani, Susanna Parigi, Andrea Parodi, Carlo Pestelli, Pinomarino, Lorenzo Riccardi, Claudio Sanfilippo, Federico Sirianni, Marco Spiccio, Lino Straulino, Sulutumana, Suso, TekaP, Riccardo Tesi, Marian Trapassi, Alessandro Vitali, Franco Zanetti, Renzo Zenobi.

Fabrizio Consoli: Sporca Estate
Ennio Rega: Terrone
Piccola Bottega Baltazar: Lentiggini
Fragil Vida: Brillantini
Caffè Sport Orchestra: Il mambo della missionaria
Massimo Bubola: La domenica e la fontana
I Luf: Amami bionda
Marmaja: sarò lieve
Luigi Maieron: Done Mari
Alessio Lega: Nemmeno per un attimo
Bobo Rondelli: I Vitelloni

Il circolo Matatu

Il circolo Arci Matatu ha aperto i battenti nel 2002 nel cuore dell’Isola. Da subito ha scelto la strada della musica cantautorale. Serate a tema, rassegne (oltre ad AcrobaticiAnfibi ricordiamo Radio Matatu), laboratori aperti ai giovani cantautori. Il tutto accompagnato da mostre di fotografia, di pittura e da corsi di Pizzica.

Come arrivare (clicca)

Email: acrobatici.anfibi@bielle.org

" Aspettando Godot "
Lalli - 4/12/2004
Il suo omaggio letterario è andato a "C'est tout"di Marguerite Duras.

Farabrutto - 17/12
Il libro che hanno portato con sè era "In ogni caso nessun rimorso" di Pino Cacucci.

Max Manfredi - 14/01

Ha portato con sè il suo libro: "Trita Provincia".

Terramare - 21/01
Libro: "I sentieri dei nidi di ragno" di Calvino.

I Luf - 28/01/2005
Hanno parlato del libro di Marino e Sandro Severini: "Banditi senza tempo".

Isa e John De Leo - 11/02/2005
Ha partecipato alla serata John De Leo, che ha letto un passo di Omeros, di Derek Walcott.

Fabrizio Consoli - 26/02/2005
Omaggio letterario a “Novecento” di Alessandro Baricco, a cui è ispirata una sua canzone inedita presentata in occasione della serata.

Ennio Rega - 05/03/2005
Omaggio letterario a “Zorro” di Margaret Mazzantini e a "Bagattelle per un massacro" di Luis Ferdinand Celine, letture da Ciampi e Boris Vian

Alessio Lega - 12/03/2005
Con la complicità di Enrico de Angelis, Club Tenco: i testi di Jacques Brel, tradotti da Duilio Del Prete


Luigi Maieron
- 19/03/2005
Ha portato con sé il suo romanzo: "La neve di Anna"

Marmaja - 09/04/2005
Con loro non un libro, ma una vera e propria biblioteca.


Bobo Rondelli - 15/04/2005.
Reduce da un disco con Stefano Bollani ("Disperati, Intellettuali, Ubriaconi") del 2002
.




Tanti pareri, al termine dei quali la questione resta altrettanto aperta quanto prima. Credo si possa sposare la posizione di Umberto Fiori quando dice che da una maggior confronto reciproco, forse, poesia e musica ne avrebbero entrambe da guadagnare.

Acrobatici Anfibi, da sempre territorio di scambio e meticciato culturale tra musica e letteratura, spazio in cui idealmente questo rapporto viene indagato e rivelato, ha scelto di passare sopra a tutte le polemiche e di aprire un’ampia finestra sui lavori poetici dei cantautori. Di alcuni cantautori o autori di canzoni: solisti come Massimo Bubola, Max Manfredi o Davide Van De Sfroos oppure esponenti di gruppi come Giambattista Galli dei Sulutumana o Umberto Fiori già anima degli Stormy Six. La musica? Questa volta non c’entra o non è rilevante. Ognuno di loro la gestisce e gestisce i rapporti con la parola cantata o detta in modo proprio. Tutti e cinque hanno dimostrato già da tempo che con le parole ci sanno fare: Van De Sfroos ha scritto due libri di poesie, un romanzo e sta per pubblicarne un secondo. Massimo Bubola è in uscita con un nuovo libro di poesie, dopo aver scritto praticamente di tutto: poesia, saggistica, riflessioni personali. Umberto Fiori cinque libri di poesie e diversi saggi di musica, Max Manfredi una “novella discreta” ossia “Trita provincia”. Ancora vergine di pubblicazioni non solo musicali Giambattista Galli, ma da lui ci aspettiamo grandi cose. Ma prima di ascoltarli (convinto che ascoltare sia ancora differente da leggere) proviamo a farci un po’ la bocca con qualche assaggio?


Trita provincia

Ma io ti scrivo lo stesso, o almeno lo tento, in barba alla barba del vento, il vento che reca l'acquata, il vento a granata che scopa le scarpe, così non ti puoi più sposare...
Che cosa?! Sposarti, vorresti? Che strani pretesti, che strabici intenti! ...Ma questo straparla! ...Sposarti, e, sentiamo, chi mai? La Rosa, la Simo, la Ludo, la Carla? ... Ma l'Arte, ma l'Arte, perdiana! ...Uff, l'Arte, lo sai - la gente ti dice - è una bella puttana, che scelta balzana, è una brutta battona e non è buona a niente, fra l'altro è così indisponente che non ti potrà far felice! Sii scaltro, dai retta: a te ti ci vuole una moglie, che cuoce e rassetta, a te ti ci vuole una sposa (la Carla, la Ludo, la Simo, la Rosa?); per l'Arte van bene gli artisti, che son tipi tristi. A te ti ci vuole un mestiere, vuoi darcela a bere? Uh, l'Arte è una strega, un guaio per chi ci fa lega! Invecchia ben presto, pel popolo onesto... La voglio sposare, per toglierla dal marciapiede!! Nessuno ci crede, ché l'Arte va bene una notte, per farci delle ribotte. La gente l'ignora di svista o la palpa con mano turista, vorrebbe baciarla sul collo, la gente in ammollo, con labbra di colla di pesce! Non riesce - così si consola parlandone male e dicendo scemenze: ché l'Arte sta sempre da sola, e allora non vale! Sta sola coi soli. E che sono queste licenze? Come la mettiamo? Non vuol farsi prendere all'amo. Magari magari non l'ha mai baciata, la gente di stucco (o i casi son rari), e trova che è un po' esagerata nel trucco, la folla domenicale, la trova un'ingrata, la trova immorale e bagascia - però non la lascia mai stare; ne parla ben male, la gente che non l'ha baciata!
Ma io ti scrivo lo stesso, col vento che ha smesso".

Max Manfredi: Limerick
Un'etera scafata a Raisigerbi

Un'etera scafata a Raisigerbi
volle temprar due ragionieri imberbi.
Li iniziò (in modo mite) all'arti d'Afrodite
ma poi concluse: "No, son troppo acerbi".

Un saltimbanco di Torre Melissa

Un saltimbanco di Torre Melissa
soffiava in un trombone senza culissa.
Non udendo alcun suono
diventò mogio e buono
e si fece passare quella fissa.

A una bibliotecaria a Montescudo

A una bibliotecaria a Montescudo
si presentò un ergastolano nudo.
Le disse: "Voglio un tomo
che parli d'ogni uomo;
anche di me, se non le sembro crudo".

“VI” (Da “La bella vista”)

Com'era calda l'aria, com'era
chiara la spiegazione.

Dalle baie, dalla scogliera,
dalle piane li intorno,
è salito un odore buono di alghe,
di mirto, di maggiorana.

E mi è sembrato di capire bene
come la scena si capiva in me,
come splendeva dentro, lontano,
nella parte di me
che io non so, che io
non sono.

Presepe (da "Tutti")

Le corse, il freddo, la fatica, il buio,
mattina e sera: tutto
a vuoto, tutto uno spreco.

Ma la sbuffata tiepida
del furgone, che spettina la siepe,
o il topo che si tuffa nel canale,
stavano lì per sempre,
come le pecore
e il mulino
sul muschio del presepe.



Il mio dolcissimo assassino

Ho ritrovato in te
stanze di diluvio
e cuccioli di volpe affamati all'imbrunire
Rami di acacia pensierosi e magri
a protezione delle nuvole spinose del tuo cuore
Trincee bianche
Trincee bianche e d'oro
e nugoli di storni giù in picchiata
coriandoli e conchiglie incollati insieme il giorno
dell'Assunzione
speranze e batticuori
infilati con cura in un libro scritto a colazione

Perle fresche di bucato
perle fresche di perdono
e lacrime sepolte vive
mandate a mente
mandate giù
ogni giorno
con mollica di pane

Ho ritrovato inoltre
addosso a te
il mio temperino
ed il pezzo di spago per impiccar lucertole
il mio bottone per gazze ladre
la mia gomma smozzicata
ed il fischietto in oro del Giappone
che
(lo giuro!)
non cercavo più da tempo

Ma quel che più mi importa
ho ritrovato in te
il mio dolcissimo assassino


La Finestra Grande

Sono stralunato
da questo sgangherato desiderio
di torte, di baci, di rock'n'roll.

Tu sei di là
che stringi gli occhi
per dormire più forte
perché domani è già così vicino
e in fondo al viale vedi la corriera

Io son di qua
con la mia croce preziosa di mandorle e canditi
appesa alla parete davanti alla Finestra Grande
e a un piccolo aereoplano
che vola basso basso sopra la mia Rickenbaker.


Una sera verso Porta Ticinese

Ho fatto due passi
ieri sera, verso Porta Ticinese
cadevo a pezzi, come le luci sulla strada
rimbalzando al suono di un clarinetto cool
quando ho visto, fra gli alberi del viale, una ragazzina
seduta sul marciapiede, vicino alle rotaie del tram
parlava compresa tra sé
giocando col bordo della gonna
Mi son fatto vicino e le ho chiesto
Per favore dimmi cosa vedi nei miei occhi,
non riconosco più niente... -
e lei guardandomi da sotto, quieta rispose
Hai gocce di benzina che puzzano sudore
poi, voltandosi, vide un signore che chiamava da lontano;
cambi espressione e cominciò a piangere: era suo padre
L'uomo mi arrivò addosso.
Mi prese per la giacca da dietro.
Mi diede uno strattone.
Finii a terra, picchiando con lo zigomo su un cestino di
immondizie attaccato ad un semaforo.
Quindi mi colpì a terra, con un calcio su una spalla, urlandomi
Stai alla larga dalla Beata Vergine Maria, brutto figlio di puttana!
Tutto qui.




Ride il jolly
polipo coi campanelli
faccia di luna piena
senza collo e con mille rughe
ride il jolly
e si mangia tutte le carte
come un matto senza numero
e senza segno
ti grida con la sua voce disegnata
di mischiare il tuo mazzo
di scaraventarlo in aria
e di andartene senza voltarti.

Chiamandomi Ombra

Calmati,
come fa la rugiada
sul filo di paglia.
Ogni foglia di tiglio è un sogno del ramo,
ogni pioggia passa come un pettine d'acqua:
in quell'angolo d'occhio ci ho sciolto i tramonti,
su quel teschio di barca ho abbracciato il mio ieri...
chiamandomi ombra,
chiamandomi OMBRA.

Calmati,
come il sasso sul fondo
che racchiude il suo tuffo,
come il dito di luna
che ha strisciato sul vetro.
Oggi che ho mille finestre
chiedo forza al mio sguardo,
un carillon per i nervi,
un ricordo di neve e di sabbia rossiccia,
una foglia di salvia di mia nonna in cucina...

Mi cerco
tra colpi di vento fuorilegge
e una luce che scende un po' di sbieco,
mi cerco a bassa voce
chiamandomi ombra,
chiamandomi OMBRA.

Cani bevono e non brindano mai,
tramonto mattone
e sole senza intonaco.
La gazzetta è volata via con le notizie sulle ali,
la notte giovane è un puledro
e noi, perle o rifiuti,finiremo nello stesso sacchetto,
mentre la strada dice il rosario
e il mozzicone a terra implora di essere spento.
Torna
chi ha fatto la guerra nel supermercato...
la linea del destino e quella del parcheggio
finiscono per incontrarsi...........




Messaggio nella bottiglia


Il vino è amante del cantante, il canto è un filo magico che scioglie ogni groviglio che sale dagli abissi di questo oceano di anime. Mandami un po' di vino, naufrago solitario, per me e per questa gente che sempre vuol cantare. Sogno orizzonti di bottiglie galleggianti nei tramonti, le vedo ondeggiare verso terra e fiuto futuri inebrianti


Rumore rosa – si chiama
E’ proprio come il sogno di una cosa
Che non hai. (segue)

Un libro di poesie. Accompagnato da un disco, 18’ e 23 secondi di poesie lette da Lolli e suonate da Paolo Capodacqua. E diciamo subito, forse perché è Lolli, il disco convince più del libro. Eppure le poesie sono le stesse. Ma la voce di Claudio, le sue pause, le sue inflessioni danno loro uno spessore tridimensionale che altrimenti, sulla pagina, a volte si smarrisce. E allora, dopo una prima lettura piatta, da carta stampata, occorre fare una seconda lettura, a voce alta. D’altra parte in un libro intitolato al “rumore”, per quanto rosa, pensare di escludere l’audio è un azzardo.

Ultimo aggiornamento: 17-04-2005