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BiELLE LIBRI
 

Massimo Cotto & Bandabardò: "Vento in faccia"
di Giorgio Maimone

Leggero come il vento, fresco come il vento, un libro scritto bene e che si legge agevolmente, in poco più di un’ora complessiva. Massimo Cotto serve egregiamente lo scopo della Bandabardò e scrive in punta di penna un agile ritratto sia dei componenti del gruppo, sia della storia del gruppo stesso, sia delle canzoni. Oddio, la storia è quella della Bandabardò, quindi 5 dischi (di cui uno dal vivo che ripropone il repertorio) e 8 anni di musica. Vale a dire 41 canzoni di cui una cover. Il materiale è quello che è (pochino), ma la formula scelta per raccontarla è azzeccata.

Il racconto si sviluppa come una struttura polifonica corale, dove la banda emerge nel suo insieme, nel suo essere banda, ma anche nelle individualità dei singoli. Ed è bello, oltre al front man Erriquez, conoscere meglio, man mano che le pagine procedono, Finaz o Orla (i due chitarristi), MarcoDonBachi (contrabbasso) o Nuto (il batterista) e Cantax (il tecnico del suono).

Massimo Cotto si sfila sullo sfondo, come testimone neutro della sfaccettatura di umanità che gli transita davanti. In questo modo, ovviamente, il libro non si pone nessun angolo critico. Non è il suo scopo. Il volume è soprattutto un gadget per i tanti fan della Bandabardò, un qualcosa in più da vendere ai concerti con i dischi e le magliette, ma è comunque anche una lettura valida in sé e un esempio di come si possa, con leggerezza, raccontare la storia di un gruppo. Ottima l’idea di commentare e raccontare la storia delle singole canzoni.

Sul libro abbiamo avuto modo di avere un piacevolissimo scambio di opinioni con l’autore Massimo Cotto, che ribadisce di preferire un lavoro senza angoli critici per lasciare al lettore la possibilità di decidere se farsi un’idea o meno del gruppo in questione.

“È un libro molto bello, mi è veramente piaciuto perché sei veramente riuscito a entrare e a farci entrare nella storia della band e a far vivere una materia che in realtà mi sembrava molto limitata. Vale a dire Bandabardò sono 7 anni di vita in tutto. Non è come raccontare Bob Dylan! Bandabardò ha fatto ancora poco per adesso e riuscire a tirare fuori un libre da una materia così spoglia è un buon risultato. Molto bella anche l’idea di ripercorrere la discografia canzone per canzone, raccontandone la storia, questo ti porta veramente all’interno di un gruppo. Però notavo che hai scelto di scomparire dal punto di vista della scrittura. Il tuo ruolo è trasparente".

"Questo per la verità succede quasi sempre quando faccio le biografie in senso classico".

Sì, l’avevo notato anche con Guccini.

"Guccini, Ruggeri, i Nomadi … Io credo che il ruolo del biografo sia doppio: da un latto deve avere la funzione di specchio, ossia io devo fare in modo che in qualche maniera tu ti possa specchiare in quello che io scrivo. E naturalmente anche la funzione di pungolo. Io devo tirarti fuori quelle cose che normalmente per pudore non tireresti fuori. Però poi credo che la gente sia più interessata a sapere cosa pensa la Bandabardò di se stessa e sentire la banda che racconta piuttosto che Massimo Cotto che parla della banda. Quindi quando posso apro le virgolette prima della prima parola e le chiudo dopo l’ultima. In questo caso, però, qualche piccola cosa ho dovuto aggiungerla, ma era più che altro per ragioni strutturali: essendoci sette persone che dovevano parlare, non potevo sempre dire soltanto “io … io … io …”. Avesse parlato soltanto Erriquez sarebbe stato più semplice. Così ho dovuto mettere dei piccoli raccordi, ma volutamente non ho messo proprio parti mie".


Massimo Cotto & Bandabardò
"Vento in faccia - L'autobiografia"

Arcana Libri - pag 166– 13,50 €
Finito di stampare nel giugno 2004
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 05-11-2004

   
 

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