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BiELLE
LIBRI |
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| Massimo
Cotto & Bandabardò: "Vento in faccia" |
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Il racconto si sviluppa come una struttura polifonica corale, dove la banda emerge nel suo insieme, nel suo essere banda, ma anche nelle individualità dei singoli. Ed è bello, oltre al front man Erriquez, conoscere meglio, man mano che le pagine procedono, Finaz o Orla (i due chitarristi), Marco “Don” Bachi (contrabbasso) o Nuto (il batterista) e Cantax (il tecnico del suono). Massimo Cotto si sfila sullo sfondo, come testimone neutro della sfaccettatura di umanità che gli transita davanti. In questo modo, ovviamente, il libro non si pone nessun angolo critico. Non è il suo scopo. Il volume è soprattutto un gadget per i tanti fan della Bandabardò, un qualcosa in più da vendere ai concerti con i dischi e le magliette, ma è comunque anche una lettura valida in sé e un esempio di come si possa, con leggerezza, raccontare la storia di un gruppo. Ottima l’idea di commentare e raccontare la storia delle singole canzoni. Sul libro abbiamo avuto modo di avere un piacevolissimo scambio di opinioni con l’autore Massimo Cotto, che ribadisce di preferire un lavoro senza angoli critici per lasciare al lettore la possibilità di decidere se farsi un’idea o meno del gruppo in questione. “È un libro molto bello, mi è veramente piaciuto perché sei veramente riuscito a entrare e a farci entrare nella storia della band e a far vivere una materia che in realtà mi sembrava molto limitata. Vale a dire Bandabardò sono 7 anni di vita in tutto. Non è come raccontare Bob Dylan! Bandabardò ha fatto ancora poco per adesso e riuscire a tirare fuori un libre da una materia così spoglia è un buon risultato. Molto bella anche l’idea di ripercorrere la discografia canzone per canzone, raccontandone la storia, questo ti porta veramente all’interno di un gruppo. Però notavo che hai scelto di scomparire dal punto di vista della scrittura. Il tuo ruolo è trasparente". "Questo per la verità succede quasi sempre quando faccio le biografie in senso classico". Sì, l’avevo notato anche con Guccini. "Guccini,
Ruggeri, i Nomadi … Io credo che il ruolo del biografo sia doppio:
da un latto deve avere la funzione di specchio, ossia io devo fare in
modo che in qualche maniera tu ti possa specchiare in quello che io scrivo.
E naturalmente anche la funzione di pungolo. Io devo tirarti fuori quelle
cose che normalmente per pudore non tireresti fuori. Però poi credo
che la gente sia più interessata a sapere cosa pensa la Bandabardò
di se stessa e sentire la banda che racconta piuttosto che Massimo Cotto
che parla della banda. Quindi quando posso apro le virgolette prima della
prima parola e le chiudo dopo l’ultima. In questo caso, però,
qualche piccola cosa ho dovuto aggiungerla, ma era più che altro
per ragioni strutturali: essendoci sette persone che dovevano parlare,
non potevo sempre dire soltanto “io … io … io …”.
Avesse parlato soltanto Erriquez sarebbe stato più semplice. Così
ho dovuto mettere dei piccoli raccordi, ma volutamente non ho messo proprio
parti mie". Ultimo
aggiornamento il 05-11-2004 |
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