Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE Film
"La tigre e la neve"

Gli spunti oltre le intenzioni
di Valentina Mariangeloni


"Nulla consola maggiormente un autore di un romanzo che lo scoprire letture a cui non pensava e che i lettori gli suggeriscono (...). Un romanzo -e così anche un film- è una macchina per generare interpretazioni. Ma uno dei principali ostacoli alla realizzazione di questo virtuoso proposito è proprio il fatto che un romanzo- o un film nel nostro caso- deve avere un titolo." (U. Eco). Dunque il titolo innanzitutto: "la tigre e la neve". Che sia una chiave di lettura o un tentativo di depistaggio?

Cosa ci fa una tigre, a Roma e per di più sotto la neve? Sicuramente il tema dello spaesamento, della decontestualizzazione resta presente per tutto il film. L' immagine di una tigre sotto la neve ci spiazza, fa perdere di vista i nostri schemi concettuali, l'abitudine all'osservazione di qualcosa che non ci stupisca affatto. È poesia, è l'arte di evocare dei simboli. È il valore semantico di una parola che finisce per non essere più tale. È la parola che si fa concetto, che evoca mondi e immagini più vasti- ma tra loro totalmente slegati - che albergano nel cuore immaginativo dell'uomo comune, facendosi portatrice di una reazione emotiva istintuale. Valore associativo della parola, parola concetto, parola limite. Due sostantivi, nessun nesso logico apparente, spaesamento, reazione emotiva. Ecco, questo è il percorso di un film che può essere visto come un inno alla Poesia in tre atti: 1."il poeta,la poesia,la vita"; 2. "la poesia e la guerra" 3. il "nostos", (il ritorno).

La Tigre e la neve è una sorta di racconto epico, il cui eroe è il poeta. Di oggi, di ieri. L'inizio del film, surreale, onirico, volutamente spiazza almeno quanto il titolo. Poi tutto prende forma: é in atto la vita di un poeta moderno, insegnante universitario, tutt'altro che scontato, innovativo, perennemente assorto nella contemplazione del proprio mondo interiore - quasi iperuranico - in cui campeggia la presenza dai tratti stilnovistici di una donna, tanto amata quanto irraggiungibile: una sorta di Beatrice dantesca post litteram. Il protagonista ama la vita sin dalle piccole cose e fin dall'infanzia non fa che tentare con la propria arte di farla amare anche agli altri. Per farlo Adopera le parole e la scelta di queste ultime non può che essere accurata. La poesia dunque come "labor limae" catulliano, come eterna ricerca di perfezione, di quell'esclusiva combinazione di parole e suoni che possa al meglio restituire vita alla vita attraverso il proprio canto

Nel "secondo atto" lo scenario muta totalmente, hanno inizio le avventure epiche del nostro eroe-poeta moderno che come un Orlando Innamorato si trova - spinto da quell'amore che tutto può - in una Baghdad stravolta dalla guerra, disposto a qualsiasi cosa pur di salvare la donna che ama, l'unica in grado di illuminare e dare un senso a tutto ciò che lo circonda. Ma cosa può mai un poeta in una guerra? Decretare la propria non adesione, il proprio diniego con il suicidio, come fa l'amico poeta arabo, impiccatosi ad un mandorlo in fiore, o deve forse appendere la propria lira e agire nella dimensione della quotidianità tentando di salvare le persone e i valori in cui crede, per poi tornare a cantarli in tempi migliori? Il nostro eroe sceglie quest'ultima strada. Anche in questo secondo atto il tema dello spaesamento continua ad esser presente ed raggiunge la sua apoteosi in una scena memorabile del film: i due poeti tra le rovine grandiose di Baghdad, sotto il cielo notturno, fiabesco da "Le mille e una notte", ma con il rumore e lo scintillio delle bombe in lontananza. Cosa ci fanno le bombe sotto quel cielo? E due poeti nel bel mezzo di una guerra?

Il "terzo atto", dovuto, ma molto meno significativo, è una sorta di scioglimento plautiano degli intrecci; è il ristabilirsi degli equilibri rotti, è il ritorno alla normalità in uno lieto fine quasi manzoniano: il poeta torna alla sua vita, al suo paese, ma la guerra in Iraq, inesorabile, continua.

La frase: "Ma non hai niente di meglio da fare che pensare a me?"

Da vedere: perché somiglia molto di più a "La vita è bella" che a "Pinocchio".

"La tigre e la neve"
Regia: Roberto Benigni
Cast: Con Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Jean Reno, Gianfranco Varetto, Tom Waits, Emilia Fox, Andrea Renzi. Commedia, colore, 118 min.
Uscita in Italia: 14/10/2005

Ultimo aggiornamento: 16-11-2005

HOME