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eccoci al secondo modo di scrivere biografie canzonettare. Aldo Fegatelli
Colonna è critico cinematografico e sceneggiatore e autore di biografie
su personaggi del cinema e della canzone. Collabora col Manifesto (preso
dalle note di copertina in quanto ignoravo tutto del Fegatelli). Salvo
scoprire poi che è amico di quello stesso Giuseppe De Grassi di
cui si parla qui a fianco, appassionato di teatro e di cinema e autore
di una biografia su Piero Ciampi. I due libri, però, stanno agli
antipodi. Tanto è fantasioso e "romanzato" quello di
De Grassi, che riesce quindi a essere di più divertente lettura,
tanto questo è compassato e tedioso, scritto in un linguaggio di
tetro "saggistichese" e peraltro più attento ed aderente
alla realtà dei fatti. Due approcci diversi, due libri opposti,
Entrambi soddisfacenti solo in parte.
In particolare Fegatelli
Colonna, autore di ben tre (!) biografie su Tenco (una per Lato Side,
l'altra per Muzio e infine questa per Mondadori), tradisce in realtà
proprio lo spirito del suo sottotitolo: "vita breve e morte di un
genio musicale".Ma
perché genio? Non si sa, Dal libro di sicuro non lo si capisce.
La grande assente è proprio la reclamata: la musica.
Se dobbiamo parlare
di un genio musicale ci piacerebbe sapere che musica faceva, cosa suonava,
come componeva, cosa ascoltava e, soprattutto, perché si fa abuso
della parola "genio". Possiamo tranquillamente ricordare il
contributo dato da Tenco all'evoluzione della canzone d'autore italiana,
senza perdere di vista il principio che il suo corpus d'autore ha avuto
capitoli alti e altri molto meno nobili. Gianfranco Manfredi, nel suo
saggio recentemente ristampato da Coniglio Editore, "Quelli
che cantano nei dischi", ritiene ad esempio che nella famosa
edizione di Sanremo conclusasi con la morte di Tenco (omicidio o suicidio
è una delle domande cruciali del libro) e caratterizzata dalla
frase riportata sul foglietto ritrovato sul luogo della disgrazia e attribuito
a Tenco contro le giurie che promuovono Orietta Berti con "Io tu
e le rose" e bocciano "Ciao amore, ciao", Gianfranco Manfredi
(dicevamo) ritiene che "Ciao amore, ciao" fosse una "bufala"
e "Io, tu e le rose" una dignitosissima canzone italiana.
Quantomeno un genio
controverso. o più realisticamente l'autore di alcune belle canzoni:
tutta la produzione di Tenco è in realtà racchiusa dentro
4 cd (ma erano 4 Lp). Vale a dire un pugno di canzoni: troppo poco per
garantire l'iscrizione alle categoria "genio" (e per giunta
incompreso!). L'unico tentativo di inquadrare Tenco musicalmente lo compie
Luigi Pestalozza nell'introduzione che, peraltro azzarda (e spreca) un
paragone con Musorgskij e la sua "prosa tesa a destrutturare l'idea
e la prassi formale, formalizzata, formalistica di melodia e canto, per
accennare a un cantando melodicamente guidato dalle parole". Proviamo
a tradurre? I cantautori danno più importanza al testo che alla
musica. A una spanna. Comunque voli troppo alti per uno che, in fin dei
conti, voleva rifare Bing Crosby!
L'altro problema delle biografia è che, senza pensare di sfiorare
il ridicolo, si deve cercare di divinizzare il personaggio oggetto della
biografia, che in fin dei conti non dovrebbe essere altro che banale cronaca.
Qui, in Fegatelli, anche un po' pettegola. Il trauma di Tenco è
dovuto al fatto di essere figlio illegittimo: il padre di sangue era importantissimo
e famoso. Tenco lo sapeva, ma non ha voluto conoscerlo. Fegatelli dice
di conoscerlo, ma lo cela sotto lo pseudonimo di Linoge,
"prendendo a prestito il nome dal personaggio centrale della Tempesta
del secolo di Stephen King" (Stephen King? E che ci azzecca? Mah,
misteri di Fegatelli).
Dicevamo della lettura comparata tra questo testo e il "Maledetti
amici" di Giuseppe De Grassi: casuale. Senonché Ciampi compare
in entrambe i libri, Tenco pure. E addirittura le stesse battute si rincorrono
tra un libro e l'altro, attribuite però
a persone diverse. Insomma la frase: "Sono fuori di me e sono in
pensiero perché non mi vedo tornare" (ci si riferisce a droghe
e alcol) è di Tenco (Fegatelli) o di Massimo Bizzarri (De Grassi)?
"La morte prematura di Tenco - scrive Fegatelli - fissa, altro locus,
nella fissità tipica della morte, i tratti di un'avventura unica
che ha tratti di finitezza in sè, che esclude un giudizio di merito,
al di là delle impressioni a caldo , comunque testimoniali, su
un accidente che ferma, come in un fotofinish, l'esperienza". Aiuto!
Come dice Nanni Moretti? Chi parla male, pensa male e vive male? Ecco
un altro limite del libro. Che, per finire, dedica al tema suicidio o
non suicidio 37 pagine contro 20 dedicate a temi generalmente musicali.
Insomma, leggendolo si conosce qualcosa in più su Tenco, questo
è vero, ma imprescindibile non è.
Aldo
Fegatelli Colonna
"Luigi Tenco"
Oscar Saggi Mondadori - Pag 219 - Euro 7,80
Finito di stampare nel gennaio 2002
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aggiornamento il 07-02-2005
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