| Ironia,
simpatia e una grande facilità di scrittura. Poi, forse,
dentro cìè anche una trama gialla, ma non è
essenziale. COsì come non è essenziale che la trama
stessa sia particolarmente credibile, anche perchè l'autore
si diverte a darne una ventina di varianti possibili, che differiscono
magari solo di quel niente che separa una possibilità da
un'intenzione. Quello che conta è la scrittura e la serie
di piccole trovate che contribuiscono a tenere alta la tensione
letteraria per tutte le pagine del libro che, peraltro, non è
piccolo (252 pagine).
Stefano Jacini ha scritto altri libri, ma purtroppo non ne ero a
conoscenza (vedrò con cautela di informarmi se meritano la
lettura o un'adesione entusiatica). "Le Svetlana", per
quanto mi riguarda, si collocano di più sul fronte dell'adesione
entusiastica. La trama? Uhm, vediamo di dipanare: le trame, innanzitutto.
Da un lato il libro è la storia di una valvola di fabbricazione
sovietica (sì, avete letto bene, sovietica, roba da guerra
fredda), inventata per fini militari e nominata come la celebre
figlia di Stalin e successivamente convertita a usi civili tra cui,
eccellente, è quello per i pre-amplificatori hi-fi. Anzi,
precisiamo subito, non si tratta di Hi-fi, ma ella usa degenerazione
paranoica che porta all'ascolto esoterico.
La valvola esiste realmente, non è una delle geniali invenzioni
dell'autore che invece si inventa una città di provincia
immaginaria, che potrebbe essere Parma, ma anche no, un ambiente
di appassionati audifili o di musica registrata o di musica dal
vivo e il tutto che ruota strettamente attorno al mondo della lirica.
Partiamo dalla voce narrante: Carlos Qualso (Carlos come Don Carlos,
Qualso mi sfugge, ma la mia cultura lirica è nulla) . D'altra
parte nel libro incontriamo anche un Ernani (Ottonani), un'Elisabetta
(ma non di Valois) , un Filippo (tutti personaggi del Don Carlos
verdiano) , un Solera (Temistocle Solera era librettista di Verdi),
poi abbiamo un'Amelia da "Un ballo in maschera" e altri
che non trovo, con in più la gatta "audiofila"
Fortunata.
I personaggi, per quanto caricaturali, sono in realtà realissimi.
Sbozzettati con cura e con cura accentuati in tutti i loro difetti.
Tutti. Uno per uno. Nessuno escluso. Nemmeno la voce recitante.
E se volessimo giocare aindividuare dei personaggi reali dietro
quelli romanzeschi forse potremmo anche divertirci: il grande tenore,
reduce dai successi internazionali, ma ormai irrimediabilente in
calo di voce, il critico trombonesco e leccaculo, debole coi potenti
e potente coi deboli, la giornalista in carriera che non esita a
"darla" un po' per passione un po' per calcolo, il direttore
d'orchestra tombeur de famme, anche lui irretito dalle sirene della
fama internazionale, ma legato al suo benamato Comunale (ma sarà
poi vero che qualcuno lo cerca?), il professore di chiara fama e
di vizietti meno chiari, il vice questore dagli improbabili gilet,
sempre duramente stigmatizzati, inadatto a essere personaggio da
romanzo ...
Stefano Jacini si diverte (e ci diverte) nel trascinarci sempre
dentro e fuori dalla trama a ritmi alterni, facendo sfoggio tanto
di cultura musicale quanto di passione audiofila (è difficile
che qualcuno scriva un libro di questo tipo senza avere almeno alcuni
dei difetti della voce narrante ... forse non i peggiori, ma alcune
di quelle manie d'ascolto e di catalogazione ... e devo dire che
mi è facile capirlo in quanto non alieno da alcune di quelle
stesse manie). Resta sullo sfondo anche un piccolo accenno alla
possibilità di interventi del soprannaturale, ma molto blandi
e sfumati, né negati, ma mai spiegati del tutto. Insomma
i "revenanti", ossia le anime dei personaggi rimaste incastonate
nei vecchi teatri esistono o meno?
Esilaranti poi alcuni passaggi: uno su tutto. La moglie del maestro
Inigo Sobreno, avendo scoperto che quest'ultimo tutti i giorni dice
di andare a correre per 10-15 km, quando invece sale su un taxi
e si fa portare a convegno con un'amante, decide di aspettarlo sul
proprio fuoristrada al posto dove lui avrebbe dovuto andare a prendere
il taxi. Dopodiché lo incita a correre seguendolo in macchina,
cosa che il maritino non può rifiutarsi. Per nulla allenato,
il buon Sombreno cade vittima di leggero infarto al settimo chilometro.
Quando cade a terra, la moglie
scende dal fuori strada e gli auguro buon viaggio per l'inferno.
Jacini ne fa un pezzo di cabaret di buon livello.
Insomma, non è un libro di musica, ma è un libro impregnato
di musica fino al midollo. Ed è certamente musica d'autore:
anche se gli autori si chiamano Beethoven, Shostakovic, Ravel, Bach.
Tutto da leggere, tutto da godere. Dimenticavo: anche dal punto
di vista gastronomico vengono ricordate prelibatezze. Un motivo
in più per gustarlo.
Stefano
Jacini
"Le Svetlana"
Marco Tropea Editore - Pag 252 - Euro 14,50
Finito di stampare nell'aprile 2005
Nelle librerie
Ultimo
aggiornamento il 25-06-2005
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