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BiELLE LIBRI
 

Felice Liperi: "Storia della canzone italiana"
di Leon Ravasi

Un titolo sufficientemente trombonesco, per un libro solo in parte trombonesco. Edito dai tipi della Eri, la società di edizioni della Rai, il libro onnivoro di Liperi è in circolazione dal 1999 e bisogna dire, ad onor del vero, che chiunque in questi anni abbia scritto di argomenti affini (attorno alla musica italiana) si è sempre premurato di metterlo tra i testi della bibliografia. Se poi lo abbiano anche tutti letto è un argomento su cui non abbiamo dati certi. Solo dubbi. Diciamo solo che se lo avessero letto tutti quelli che lo citano, il signor Liperi sarebbe probabilmente ricco.

L'approccio è di tipo enciclopedico, l'intento ecumenico. Della serie Mollicona: non diciamo male di nessuno e non prendiamo posizioni che possano spiacere. Nella mole del lavoro c'è quindi spazio per tutti da Ambrogio Sparagna a Gorni Kramer, dai Mau Mau a Leopoldo Fregoli. Ovviamente essendo la datazione al secolo scorso, il filo storico si spezza con Alamegretta e Agricanus e Andrea Bocelli "vero exploti al di fuori di qualisiasi moda".

In questo libro, peraltro, ha scarso peso il gioco del "chi c'è e chi manca". Ci sono tutti. Basti pensare che le sole pagine di indice sono 60! (oltre alle 483 da me indicate come lunghezza esatta del libro. Nel calcolo di Bielle sulle pagine, le pagine bianche e gli indici non vengono rilevati, in quanto ritenuti non materiali di lettura. Peraltro, visto il valore assolutamente basso di certi libri, potremmo anche riportare "pagine zero" in alcuni casi).

Come si fa a farci stare tutto in un libro pur massiccio ma non infinito? E' abbastanza semplice: basta dedicare due pagine e mezzo a Francesco Guccini (ohibò! Commento di recensore) e altrettante ad Al Bano. In fin dei conti hanno fatto tutti e due parte della canzone italiana, no?. Sottili disquisizioni ideologiche come cosa sia musica o canzone d'autore o d'arte e cosa no, non toccano la mente e la penna del professor Liperi, che ttutavia porta a fondo un buon lavoro enciclopedico. Liperi non è uno che si improvvisa: conduce e inventa diverse trasmissioni Rai anche di buon peso come "Stereonotte", "Notturno italiano" e "Sconfini", collabora a "Repubblica", "Unità", "LiMes" e "Micromega". Solo che, almeno in questo caso, lo frega la sintesi, la voglia di parlare di tutto e il molliconismo alla "volemose bene".

Difficile non è trovare una sola nota velenosa contro qualcuno dei protagonisti (altri e bassi) della canzone italiana. DIfficile è trovare note critiche. Qui si fa del nozionismo bello e buono, nel senso stretto delle parole. Nozionismo competente, non c'è che dire, visto che le notazioni sull'impostazione musicale dei musicisti non mancano. Minore l'attenzione presentata al capitolo "testi", anche se Fabrizio De André arriva all'onore di un micro-saggio di 8 pagine dal titolo (Oh quanto mai vario!) di "Poesia in musica: l'esperienza di Fabrizio De Andé", impaginato subito dopo Little Tony e Ricky Gianco, secondo bizzarrie cronologiche non del tutto chiare.

Molto peggio va a Ivano Fossati, che forse un piccolo posto nella musica d'autore italiana se lo dovrebbe pur essere scavato. Niente capitolo a lui dedicato, ma due paginette affondate tra Battiato e Finardi, come dire "stessa crema". E anche qui le ragioni dell'apparentamento mi sfuggono. A Lucio Battisti, peraltro, toccato 20 pagine. E se è vero che un posto importante nella musica d'autore italiana bisogna riservarglielo, non trovo proporzionato il rapporto con Fossati che comunque ha inciso a fondo nell'immaginario di molti. Ingeneroso anche il commento su Fossati che (testuale) ha come "elementi portanti della sua poetica: da una parte il gusto per una canzone più tipicamente pop (e "l'infame" (non si infami Liperi, cito Franti e De Amicis - NdR) cita "Canzone popolare", "Mio fratello che guardi il mondo" e "Lindbergh") e dall'altra una certa tensione letteraria".

Tutto si chiarisce poche righe dopo quando scrive, sempre il Liperi, che "un percorso molto simile a quello di Ivano Fossati lo compie Eugenio Finardi". E sì, perché "Caramba" o "Extraterrestre portami via" hanno lo stesso peso di "Lunario di settembre" o "Discanto"! Ma mi faccia il piacere Liperi! Torni ad ascoltare Kramer!

Altre prelibatezze sono che "Vasco Rossi ha interpretato un ruolo simile a quello di Patty Pravo". Capelli esclusi, immagino. E non trova di meglio per definirlo che il trito connubio "sesso, droga e rock & roll". Peraltro centra perfettamente l'arco temporale dell'attività di Vasco: "una meteora la sua". Alla faccia! Cinque anni dopo quel libro Vasco, con un disco non eccelso, è da 9 mesi ininterrotti nelle alte sfere delle hit parade! La meteora! A cui Jannacci e Fabrizio De André hanno dedicato pensieri teneri e a cui De Gregori ha concesso "Generale" e di cui la Mannoia ha celebrato "Sally", insomma, non proprio uno degli ultimi.

In altri ritratti, come quello di De Gregori, l'analisi che emerge è più centrata, ma su Bassignano e De Angelis lo spazio riservato da Liperi si riduce a mezza paginetta e 15 righe sono poche per raccontare chiunque. Forse è meglio il silenzio o la semplice citazione. Non è un brutto libro, poi parla di tutto, ma la fretta ecniclopedica è una bruttissima bestia, quando poi si correda lo scarso patrimonio critico con citazioni di altri si impoverisce ulteriormente il lavoro anziché arricchirlo.


Felice Liperi
"Storia della canzone italiana"

Eri - Edizioni Rai - pag 483– 20,66 €
Finito di stampare nel 1999
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 12-12-2004

   
 

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