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Nella stanza del figlio anche Nanni Moretti scopre le lacrime

Un film che turba e divide. Furbo o grande? Grande
di Moka

Possiamo partire dai premi: l'elenco è lunghissimo. Il più importante è la Palma d'oro a Cannes. Ma sono seguiti anche i premi come vincitore nella sezione Miglior Film alla 51° edizione del David di Donatello
Laura Morante vincitrice nella sezione Miglior Attrice del miglior attrice al 51° edizione del David di Donatello
Nicola Piovani invece è risultato vincitore nella sezione Migliore Colonna Sonora del David. Oltre i premi, un successo nelle sale oltre più rosea previsione. E sì che questa volta Nanni ci lascia senza frasi geniali e quasi senza possibilità di sorridere. Si piange a guardare "La stanza del figlio", si piange e si pensa. Missione compiuta.

Il film racconta l’irrompere del dolore in una famiglia (padre psicoanalista, madre che lavora nei libri, un figlio e una figlia studenti adolescenti) che vive serena in una piccola città. La morte del figlio in un incidente, la sofferenza che accompagna quella scomparsa e assenza, non unisce i famigliari ma li separa nella solitudine.

"Per quanto scaviamo nella memoria - scrive Roberto Nepoti su Repubblica - non riusciamo a trovare un film che racconti l'elaborazione di un lutto con una densità paragonabile a La stanza del figlio. La stessa struttura drammaturgica è articolata in due parti distinte e reciprocamente necessarie: la prima ci mostra la quotidianità di una vita familiare forse non perfetta, ma unita, piena di calore e di progetti; dopo la cesura della morte di Andrea, i superstiti scivolano nella dimensione del nonsenso, prostrati da un evento tanto più atroce nella sua ingiustificabile «normalità».

"Aprile, la nascita. La stanza del figlio, la morte. Solo l'affilato umorismo di Moretti - scrive invece Roberto Silvestri su "Il Manifesto" - può portarci al cinema in massa, a condividere esperienze così radicali. Nanni Moretti, diventato uomo, assomiglia sempre di più agli uomini autorevoli di una volta, come quei laici, radicali o socialisti con barba e baffi d'inizio secolo, che incutevano soggezione (e magari nascondevano retroscena tremendi, "nel privato"). E ha diretto e interpretato un bellissimo film inquieto, sempre spiazzante e tutto striato dai tratti ossessivi soliti, ma organizzati e impaginati, questa volta, perché scodellati davanti a uno psicoanalista (il protagonista, Moretti stesso) da ben nove pazienti (tra cui Silvio Orlando, l'aspirante suicida, Stefano Accorsi, nell'imitazione di O fantasma, Eleonora Danco, che ha già pagato 46 milioni in analisi, ma...)".

Precisa Tullio Kezich sul Corriere della Sera: "L'"io" dei precedenti film di Nanni Moretti si trasferisce dal diario al romanzo senza perdere in mordente e attingendo anzi a una nuova maturità nella definizione di uno stile sempre più essenziale e raffinato. Così fanno gli scrittori veri quando riescono ad andare in fondo alle cose. che Nanni stia diventando un classico ? Parliamoci chiaro. Se fosse davvero un caro estinto, come pretendono i critici di "Le Monde", riuscirebbe il cinema italiano a produrre un capolavoro come questo?"

Insomma capolavoro. Sembra un termine molto grosso, ma forse lo si può anche azzardare. Perfetti Nanni, Laura Morante (la madre) e soprattutto Jasmine Trinca, la sorella, al debutto con questo film, ma destinata a lasciare il segno. Una scena da strappacore è la soggettiva delle viti che iniziano a mordere e sigillare il coperchio della bara.

       
   
Ultimo aggiornamento: 20-05-2002
 
   
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