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BiELLE
LIBRI |
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Si tratta di un libello, ma questo libello spiega cosa è successo prima della partenza del Festival Della Musica di Mantova, quali sono le motivazioni da cui si è partiti e le varie tappe, difficili a volte difficilissime, del viaggio di avvicinamento. La parte più massiccia grava sulle spalle di Nando Della Chiesa che riempie 35 pagine del totale (tutta la prima parte) spiegando nel dettaglio le ragioni del suo "no" a Tony Renis. Tutti articoli già pubblicati sull'Unità, ma assolutamente meritevoli di una rilettura. Insomma, c'è bisogno di rinfrescarsi la memoria e cercare di capire cosa "il regime" stava cercando di farci ingerire. A seguire parlano tutti gli altri membri dell'esercito di ventura che si è messo in marcia solo tre mesi fa per costruire un'alternativa a Sanremo e a favore di una riscossa della musica italiana. Il primo articolo di Nando Dalla Chiesa data 14 ottobre 2003 ed è curioso notare come la sua prima speranza fosse stata quella di organizzare il Controfestival proprio a Sanremo. Non solo, ma il senatore della Margherita pensava anche che, se fosse riuscito nell'impresa, almeno una rete Fininvest sarebbe stata disponibile per garantire la copertura televisiva dell'avvenimento. Illusioni. Trascurava l'impatto del conflitto di interessi. I figli di Berlusconi avrebbero dovuto marciare compatti contro l'amico di papà? Non è dato. Sanremo avrebbe dovuto dare un taglio alle mazzette e offrire altri teatri e altri spazi all'iniziativa contraria al suo Festival massimo? Non proponibile. Alla lista delle illusioni si è aggiunta quella che poi è stata forse la delusione più cocente. Si pensava che i cantanti italiani di sinistra o vicini all'area accorressero in massa al richiamo alle armi. Ma tanti, troppi, si sono defilati con scuse che non stanno in piedi. Lasciamo perdere De Gregori, ma anche Vecchioni, Ligabue e altri si sono negati ofatti desiderare a lungo. Tutto questo lo leggiamo incontroluce negli interventi di Lidia Ravera: "Senza maschere e tacchi a spillo", di Enzo Gentile "Verso Mantova, una città per cantare", di Franco Fabbri: "Un festival "per" e anche "contro". E allora?", di Fulvio Scaparro: "Mantova delle musiche", di Luigi Pestalozza: "A tutto campo. Note teoriche", ma anche di Giorgia Fazzini "Perché vale la pen(n)a .. coniugare la musica al futuro", di Paolo Rampi Ungar "Un festival che non sia un'azienda", di Antonio Silva: "Mantua me genuit" e di Fabio Zanchi: "Quelli che". Come dire una scrittrice, un giornalista, un musicologo, uno psicologo, uno storico della musica, una ventitreenne, un imprenditore, un preside e un altro giornalista. Che sia questa la tanto attesa società civile? Il libretto si scorre in fretta, ma non è fatica vana. Qualcosa resta: un misto di speranze, di illusioni, di follia. Tutte le caratteristiche necessarie per spingere la gente a muoversi e a costruire dal niente un evento destinato a durare. Storia di
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aggiornamento: 20-01-2004 |