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BiELLE
LIBRI |
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| Dario
Salvatori: "Dizionario delle canzoni italiane" |
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Non avevo mai sentito il clangore delle catene in sottofondo a "Uno dei Mods" di Ricky Shayne. Sono andato a controllare. C'è. E non sapevo nemmeno che il rapporto tra Al Bano e Romina è iniziato dopo che lui ha cantato, malato, "Siepe" al Festival di Sanremo o che Enrico Maria Salerno ballò il Tamourè con Mina a Studio Uno. E Gino Latilla che eseguiva "Tchumbala-bay" di Buscaglione, strappandosi ogni volta una camicia. "Il compito di un dizionario delle canzoni– scrive Salvatori – è quello di censirle" e non di recensirle, sottintende. E poi, più avanti, descrivendo il suo lavoro: "Un rapporto certosino e un po' maniacale che però non ha compromesso il gioco, il divertimento, quel versante ludico e quella sonorizzazione quotidiana ad ampio raggio che le canzoni continuano a ricoprire. La speranza è quella di estendere tutto ciò al lettore". Speranza esaudita. 1500 canzoni sono
tante, ma si può sempre giocare al gioco dell'esclusa. Come mai
non c'è "Una carezza in un pugno" di
Celentano o "Celeste" di Gian Pieretti? E perché
di Claudio Lolli c'è solo "Piazza bella piazza?
Questioni di scelte, di preferenze, di memoria e (perché no?) di
cantabilità.
Ultimo
aggiornamento il 10-06-2004 |
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