![]() |
|
|
BiELLE
LIBRI |
|||
| Claudio
Lolli: "Rumore rosa" |
|||
|
“Rumore
rosa” si chiama anche questo libro di Claudio Lolli. Un libro di
poesie. Accompagnato da un disco, 18’ e 23 secondi di poesie lette
da Lolli e suonate da Paolo Capodacqua. E diciamo subito, forse perché
è Lolli, il disco convince più del libro. Eppure le poesie
sono le stesse. Ma la voce di Claudio, le sue pause, le sue inflessioni
danno loro uno spessore tridimensionale che altrimenti, sulla pagina,
a volte si smarrisce. E allora, dopo una prima lettura piatta, da carta
stampata, occorre fare una seconda lettura, a voce alta. D’altra
parte in un libro intitolato al “rumore”, per quanto rosa,
pensare di escludere l’audio è un errore evidente. D'altra parte è da tempo che Claudio ha abbandonato, per alcune canzoni, la forma cantata, scegliendo la versione "recital": "Adriatico" e "Curva Sud" sono due degli esempi più belli in questo senso. E il cd allegato al libro ripercorre un po' climi e atmosfere già assaporate dal duo Paolo/Claudio. Un percorso che si segue con grande piacere. Così come fa piacere frugare tra le poesie dedicate agli amici e trovare versi come questi: "Mi spiace il tuo precoce incanutire / e quel rigonfiamento a mezzo corpo / come se il mondo dovesse già finire /... / cercando quella pace che non c'è / per uno che ha dita rotte come te" e pensare che possano essere versi dedicati al sodale Paolo Capodacqua che si rompe le dita a furia di perdersi tra "la seta delle tue chitarre". Oppure altri vesi come questi: "Vecchia stella polare m'hai guidato / con la locomotiva dell'ingegno / ... / e corre e corre la malinconia / insieme all'orgoglio / d'aver riempito insieme qualche foglio / che forse non sarà gettato via" e pensare che l'amico numero 8 sia Francesco Guccini (questa sembra facile). Altri amici sono più difficili e cifrati (a proposito, complimenti per essere riuscito ad arrivare a 12 amici! Io non ce la farei). Chi sarà il personaggio a cui scrive "e poi ci assomigliamo / (lo dicono i giornali) / anche se, è vero, ci separa il velo / della mia cialtronaggine puttana"? Qualcuno
di famoso, se ne parlano i giornali. Qualcuno che pure un po' gli rassomiglia,
qualcuno che ha "un registro (di voce - ndr) tra il
bambino e il cielo". Erri De Luca? Gianni D'Elia?
Comunque sia un poeta a cui si può dire "Mi sembra tutto
vero quasi santo / in quel tuo canto che non rinuncia al pensiero / nel
tuo pensiero / che non rinuncia al canto". E ci resta la curiosità
di sapere chi è B. oppure V. o ancora F. oppure Sasà e Vincent.
Mentre Tas ("Stefano se tu sapessi quanto / mi ha dato la tua
vita e la disarmonia/ che, col gioco di prestigio del'incanto / e la magia
delle parole / che ti ostini a pronunciare / in questo porto misero di
mare / come se il mondo fosse nei tuoi libri, / cerchi di allontanare")
dovrebbe essere Stefano Tassinari, scrittore e figura
centrale della cultura bolognese. Molti sono i momenti intensi, gli squarci di cielo che Lolli riesce ad aprirci ("L'esistenza di dio, o la sua assenza,/ non mi è remota /abbiamo appuntamento tutti i giorni / ora di pranzo, lui si materializza / si transustanzia in un / campari soda"), anche se l'ansia del capolavoro sfugge tra queste cento pagine scarse (ogni due pagine, una foto. Il curatore del volume, Enzo Eric Toccaceli, è soprattutto fotografo) in immagini strappate da fogli d'appunti improvvisati ("Sarebbe così facile scambiarsi una carezza / quella promessa che nessuno manterrà / Accendersi nel vuoto di un momento / Con la ridicola certezza / Che l'amore è solo corpo / corpo e tempo"). Dove il discorso non mi quaglia è quando sembra che Lolli "voglia" scrivere poesia. I momenti ossia in cui cede all'uso delle "parole poetiche" come "frale", "atra" (e "atro", triplo uso). Anche se su "frale" ironizza lui stesso in una poesia di poche pagine dopo: "E mi colpiva l'aggettivo "frale" / che non si trova nei versi di John Lennon". Ancora qualche dubbio mi lasciano le frequenti inversioni ritmiche ("Gli occhi tuoi verso l'alto fissi a un cielo", "stanno per fare del loro amore corona", "da te composti nelle notti insonni", "man mano che la scienza in noi si allarga", "verso quel chiosco verde di gelati / correre insieme"). Un po' troppo "poetese", insomma, come mostra anche la ricerca sempre presente della rima, pur mascherata nei versi sciolti. L'impressione è che il cantautore Lolli non li avrebbe mai messi in una sua canzone o, almeno, ne avrebbe fatto un uso un po' più accorto. Affascinante invece torna ad essere la persistenza del rumore rosa, che attraversa trasversalmente tutte le poesie del libro, a partire dalla terza, dove appare, fino alla penultima in cui, all'alba, "mi sembra che ci sia silenzio / finalmente, alle pareti". Trentanove poesie cosparse di rumore, per quanto rosa (il pink noise che esce dalle casse acustiche). E una quarantesima, silenziosa, che riepiloga e spiega le precedenti: "Dovevo licenziare trentanove/ lettere dedicate al fronte interno / Trentanove parole a visi e affetti / perduti o permanenti / Vivi comunque nella fretta amara / del dunque. / C'è una lettera in più / E a chi mandarla? / Frose a chi mi ha costretto ed aiutato / a ricalcare la mappa organizzata / del mio magico inferno". Ma le righe passano e si affastellanno le parole (più sue che mie) e ancora non ho spiegato di questo libro cosa mi piace e se mi piace. Mi piace. E mi piace particolarmente rileggerlo e dal grande mare dell'affresco del "magico inferno lolliano" mi garba stare a estirpare perle dal fondo o cogliere le more nascoste che affiorano improvvise tra i cespugli delle frasi. Frammenti di discorso: "è l'alba che mi stringe un po' la gola / (lo sai piango per niente)", "elogio alla mitezza, amore mio / che forse è insufficiente /a rintracciare brave baby sitter", "Forse mi fa paura / il tuo sguardo affettuoso che mi fruga", "un corpo che si annega nella sua stessa voce", "Fare l'amore noi, da pari a pari / e questo è il mio bisogno orizzontale", "E poi mi sfiora, come una carezza, / la tua bellezza che non trova pace", "Lo sai o non lo sai, nè mai ci crederai / chi hai sputato alla vita dal profondo / Piccolo artista senza documenti", "Lo spiedo capriccioso del dolore", "E noi che amiamo tanto la ferita", "leccati questa morte / che è compagna della mia solitudine / borghese", "E' tutto chiaro, manca solo il mondo", "cucciolo da battaglia senza fionda". "E' l'indotto che ci toglie trasparenza / quella meravigliosa gioventù". "Poi so che hai un figlio. E non è figlio mio". "Ed ha incartato tutta la vergogna / del suo grigio non-essere incivile". "C'è del cielo dovunque, e su Baghdad / sopra la Palestina e i campi / dei Disuniti Stati a Sud del mondo, / ultima stella a destra". "Io sarei qua, però se vi dispiace..." "Rumore rosa, ancora, come il mare / un'arpa eolica / del mio dimenticare". E tante tante altre. Nostalgia,
malinconia leggera, pudore delle virgole, le virgole e le parentesi di
Lolli. Più significative di una frase, di uno slogan o di un punto
fermo. Forse non si legge così un libro di poesie. Forse neanche
un libro. E nemmeno un disco. Ma nelle frasi vive e palpita e si sente
e ti scalda la poesia. Ultimo
aggiornamento il 29-09-2004 |
|||