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BiELLE
Film |
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| "La Rosa bianca, Sophie Scholl": |
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| Claustrofobia,
niente luce, assenza di azione e di umanità: obiettivo centrato Il primo obiettivo è centrato attraverso il racconto, ben documentato da un punto di vista storico, del movimento di resistenza e disobbedienza pacifica al Terzo Reich, chiamato appunto La rosa bianca e in particolare, dell'arresto e la condanna a morte di tre ragazzi con l'accusa di alto tradimento per aver distribuito all'Università volantini contro la guerra e le teorie naziste. Il secondo obiettivo è centrato attraverso un'ambientazione claustrofobica, con pochissimi sprazzi di luce, assenza di azione e di umanità nelle parole e nei gesti e un confronto spietato tra la protagonista, Sophie Scholl, e Robert Mohr, ufficiale nazista. La parte più interessante da un punto di vista psicologico, infatti, sta proprio in questo interrogatorio tra i due, che certamente mette a dura prova la ragazza (per il ritmo serrato del confronto, per la durezza delle accuse), ma soprattutto sconcerta (anche se non incrina) la visione ottusa ed esaltata dell’ufficiale, frutto dell’indottrinamento e della propaganda nazista. Sono la coerenza e la fedeltà agli ideali pacifisti dimostrate da parte della ragazza, unite alla capacità di sostenere il confronto senza mai piegarsi, a destare stupore nell’uomo, che in ogni caso finirà per obbedire inesorabilmente alla logica di regime. E’ la parola “coscienza” unita all’espressione “libertà di pensiero e di opinione" a far sobbalzare, infuriare sul serio l’ufficiale, spesso compresso in atteggiamento perversamente paternalista. Questo è un dettaglio che dovrebbe far riflettere. Il film è sconsigliato a chi ha lo stomaco delicato perché è molto duro, una durezza che non trapela tanto dalla presenza di vere e proprie immagini violente quanto dalla pressoché totale assenza di umanità nei dialoghi. E’ molto difficile restare seduti per due ore, senza restare oppressi da una così vasta disumanità. Non esiste umanità, possibilità di replica, meno che mai di confrontare posizioni differenti. L’unico rimedio agli occhi dei nazisti appare quello di cancellare la propria colpa, ripudiando le proprie idee senza discussioni. Un'assenza questa che, fortunatamente, oggi risalta agli occhi dello spettatore, ma cui sembrano abituati i protagonisti della storia e quindi, ben rappresenta un periodo in cui la dittatura generò non soltanto terrore, ma perfino l’abitudine alla paura di esprimersi liberamente e alla violenza come ritorsione. Questo è un altro dato che fa riflettere, deve far riflettere anche chi considera ormai certi temi -quali la libertà di pensiero e dissenso - superati. Certamente il film racconta un episodio avvenuto in un contesto storico ben preciso, che non può essere preso in ostaggio in alcun modo, ma proprio la sua sconvolgente assurdità dovrebbe chiarificare l’importanza e il valore delle conquiste democratiche avvenute in seguito a quei tragici anni. Ogni volta che una voce, qualsiasi voce, viene fatta tacere, con la morte ma anche con mezzi meno cruenti come la censura, si compie un atto di violenza contrario alla democrazia per la quale hanno sacrificato la vita così tante persone, tra i quali anche i ragazzi della Resistenza tedesca.
Da vedere:
per non dimenticare |
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Ultimo
aggiornamento: 04-11-2005 |
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