Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
BiELLE Film
 

"Romanzo criminale": un film coraggioso dal libro di De Cataldo

Grandi prove di attori in un film che fa discutere e pensare. Placido fa centro.
di Luca Bartolini

Chi pensa che "Romanzo Criminale" sia una specie di fiction con delle belle facce da copertina che usano qualche volta la pistola, chi si aspetta un surrogato macchiettistico di vita criminale è destinato a rimanere deluso Romanzo Criminale è un film di Michele Placido, ed è bello e coraggioso.

Tratto dall'omonimo romanzo di DeCataldo, il film vuole raccontare la storia della banda della Magliana, cioè la storia del primo e finora unico tentativo di creare una vera organizzazione malavitosa a Roma.

Il racconto si dipana attraverso la nascita della banda, la sua espansione, le alleanze con la mafia, fino ad arrivare ai legami con il terrorismo nero e i servizi deviati, alla disgregazione, ai regolamenti di conti e alle vendette trasversali.

Il film riesce a restituirci un'atmosfera credibile, anche grazie a una ottima e appropriata colonna sonora. Placido fa centro anche grazie ad un cast molto curato che vede la presenza di alcuni presenze di primo piano nella scena cinematografica italiana. Stefano Accorsi è l'attore feticcio di Michele Placido. Nonostante non raccolga la totalità dei pareri critici favorevoli, a me non dispiace, anzi in molti film l'ho trovato bravo:in "Radiofreccia", "Le fate ignoranti", "Santa Maradona" e "L'ultimo bacio" (per quella interpretazione venne premiato con la Coppa Volpi a Venezia).

Anche in "Romanzo Criminale" Accorsi non demerita. Però la sua parte, il commissario Scialoja, non sembra il ruolo perfetto per lui e quando deve alzare la voce finisce inevitabilmente per ricordare il promesso sposo fedifrago dell' "Ultimo bacio". Anna Mouglalis (Patrizia) è più bella (sì, ancora più bella che nel film "Sotto falso nome" di Andò) e affascinante che mai e riesce difficile immaginare una "femme fatale" più credibile.
Convincenti sono Pierfrancesco Favino (Libano), Claudio Santamaria (Dandi), Antonello Fassari (Ciro Buffoni), Riccardo Scamarcio (Nero), che, utilizzati soprattutto per ruoli in film leggeri, si dimostrano attori completi anche in una parte "da cattivi" in un film drammatico.

Completano la banda i bravi Elio Germano (Sorcio) e Francesco Venditti (Bufalo) Bravissimo e credibile Gianmarco Tognazzi (Carenza) nel ruolo di tramite tra malavita e settori deviati dello Stato.

Si può discutere sulla scelta drammaturgica di ricorrere ancora alla figura del "Grande vecchio". Detto questo però Tony Bertorelli nella parte dell'eminenza grigia è perfetto. Molti di voi lo ricorderanno nei panni del surreale Conte Bulla nell' "Ora di religione" di Marco Bellocchio; come in quel caso, anche in "Romanzo criminale", Bertorelli impreziosisce il film con la sua prova d'attore pur partendo da una parte abbastanza piccola.

Jasmine Trinca (Roberta) dopo averci stupiti nella "La stanza del figlio" e "La meglio gioventù" e averci fatto sorridere in "Manuale d'Amore" si dimostra una delle sorprese più belle del cinema italiano degli ultimi cinque anni.

Infine Kim Rossi Stuart (Freddo) l'ho lasciato volutamente per ultimo, perché in un cast perfettamente centrato, lui è superlativo. Conferma la grande prova de "Le chiavi di casa", un attore di grande talento e grande preparazione.

Nella descrizione della vita dell'organizzazione criminale si potrebbe rimproverare al film una rappresentazione troppo "romantica", troppo da "belli e dannati", ma la critica suonerebbe quantomeno ingenerosa. Infatti nel raccontare la disgregazione del nucleo originario della banda, Michele Placido non cede alla tentazione di regalare a nessuno personaggio un lieto fine quando almeno per uno di loro sarebbe stato facile cedere. Niente dello spietato regolamento di conti tra i membri della banda viene risparmiato per rendere il film più digeribile al pubblico delle multisale che sta decretando il successo di questa pellicola.

Si diceva un film bello e coraggioso. Il coraggio è stato necessario per decidere di invischiarsi in un terreno pieno di insidie; nel film infatti si raccontano senza troppe allusioni il rapporto tra banda della Magliana e la mafia, il terrorismo nero e i servizi deviati. La banda diviene da un certo punto in poi uno strumento spesso inconsapevole per trame più grandi.

Una parte della critica ha accusato di "almirantismo" il film che però ha trovato dalla sua autorevoli difensori, come lo scrittore Carlo Lucarelli. Non volendo e non potendo, per ragioni di età, discutere il parere di chi ha vissuto il periodo e di chi ha sicuramente maggiori conoscenze di me, ritengo però che certe critiche siano figlie di pregiudizi oppure di una visione del mondo superata.

E' invece importante che il pubblico, formato in buona parte da giovanissimi, che magari va a vedere il film per ammirare questo o quell'attore, se ne torni a casa la sera avendo appreso che in Italia ci sono state stragi volute, prima, e coperte poi, da settori deviati dello Stato.

Un film insomma che sarebbe forse piaciuto al Pasolini dello scritto corsaro dell' "io so i nomi ma non ho le prove" e peraltro, a proposito di nomi, sarebbe interessante sapere chi sono "gli imprenditori di Milano pronti ad investire in Sardegna" di cui parla il capomafia. Ma alcuni misteri devono rimanere tali ...

La frase: "Io non mi sono mai confessato nemmeno a Dio, che me' vengo a confessà a lei commissario"? Il freddo (Kim Rossi Stuart) al commissario Scialoia (Stefano Accorsi)

Da vedere: per non dimenticare che in Italia ci sono state le stragi di Stato.


   
Ultimo aggiornamento: 13-10-2005
 
   
Archivio film
 

HOME