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Crollano Ideali, Miti,
Uomini e Torri.
Crolla il mondo
non appena ci voltiamo.
Abbiamo paura
di strade nuove
e cerchiamo noi stessi
in un'ombra
sempre più inquietante.
Siamo stanchi, provati,
ma siamo sempre qui.
Perche' una canzone,
perche' Bielle?
Perche' in una chitarra,
nelle "nostre" note,
nei versi che naufragano nel cuore
e si addormentano
nel cervello
possiamo ancora riuscire
a dare un volto
ai nostri sogni.
E Bielle vuol dire musica,
ma vuol dire soprattutto resistenza.
Resistenza ad una società
che non vogliamo accettare,
in cui non ci riconosciamo,
che viene cantata
e raccontata
da tantissime voci
semi nascoste,
deboli e oscurate,
ma pronte
a graffiare ancora,
nonostante tutto.
Claudio,
e come lui tanti altri,
ci aiuta a sopravvivere
in un mondo che ostacola
tutto ciò che non è
capitale o guerra.
Questo spazio
e' per le loro voci
e le nostre parole.
Portiamo avanti
questa stella
con la speranza che la scia
possa arrivare lontano.
Lontano da qui,
fra le nuvole e il sole,
fra le braccia di Utopia.
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Bobo Rondelli
"Per amor del cielo"

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| Belle
canzoni d’amore, intendiamoci, persino romantiche. E però...
ci manca, però, nel disco, “l’altro” Bobo
Rondelli: quello più umoristico e graffiante, quello capace
di raccontare un’umanità un po’ ai margini ma viva
e vitale, quello più “maledetto” e buscaglionesco,
stralunato e surreale. Un
disco, quindi, molto unitario, dominato dai colori pastello, senza
scarti e fiammate improvvise, di facile (e piacevole) ascolto, anche
molto classico (e in alcuni casi vagamente retrò). (segue) |
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Pgr:
"Ultime notizie di cronaca"
“Noto
una qualcerta difficoltà nel procedere” canta
in “Cronache del 2009”: si,
giusto, ma perché limitare ai soliti temi questa critica?
Ferretti stesso si lamenta di una poca profondità del pensiero:
eppure anche lui non è che vada molto in profondità,
nel suo disprezzo per le “soluzioni democratiche”
. Le musiche sono di livello, ma sembrano stampella di qualcosa
che non si regge più tanto. Insomma, la storia del mio gruppo
italiano preferito si ferma qui. (segue) |
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| Ratti
della Sabina: "Va tutto bene" |
I Ratti
della Sabina sono più bravi di quanto loro stesso credono,
ma sono rimasti, come altri gruppi più e meno celebri, un po'
vittime del loro pubblico e delle aspettative che questo riversa in
loro. Pertanto si limitano, si attengono a una linea, non cambiano
più di tanto. Eppure i Ratti (e basta ascoltare i singoli di
Roberto Billi per capirlo) hanno molte più carte al loro arco.
"Va tutto bene" è buono, ma potrebbe essere meglio.
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| Claudio
Lolli: "Lovesongs" |
Com’è
questo amore ai tempi del fascismo o del leghismo o della xenofobia?
Lo si trova rispolverando otto canzoni d'amore, scelte tra tante.
Nemmeno le più note: la più nuova ha 12 anni, la più
vecchia 34, ma nessuna è datata soprattutto c'è un’omogeneità
di scrittura quasi impressionante. E questo non significa che Lolli
non si sia evoluto, dimostra piuttosto la sua coerenza.
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| Gianna
Nannini: "Giannadream" |
"Giannadream"
è un disco vitale, vivace, colorato che, se lo ascoltasse un
inglese, tranne che per il titolo, non verrebbe neanche in mente che
parli di sogni. E' la solita Nannini vitalistica e rock, caciarona
e ogni tanto sguaiata, ma tanto tanto simpatica. Resta una perplessità
di fondo. Perché non farne un singolo?
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| Pino
Daniele: "Electric jam" |
Su
sei canzoni ce ne sono un paio che si salvano, una paio di riempitivi
e un paio di inutili. Anche qui quindi siamo nella dimensione ideali
del singolo.
Non era forse meglio aspettare il momento del set acustico, lavorare
di forbici e di colla, scremare, ricompattare, suonare di meno e cantare
di più e sfornare un album che avesse più di un paio
di brani da ricordare? |
| Raffaello
Simeoni: "Mater Sabina" |
“Mi sono rimesso in cammino. Perché questa è la
storia di Mater Sabina, è la tradizione della mia terra segnata
da tanti percorsi, nel cuore profondo d’Italia.Qui hanno poggiato
i calzari e trascinato i piedi i ciaramellari e i pastori transumanti,
i cantori in ottava rima, i cantastorie girovaghi, incrociando i suoni
con la voce e le melodie delle nostre donne e con il fiato di San
Francesco.
Io ripasso su quelle loro orme … e vado avanti.” |
| Paolo
Capodacqua: "Un, deux, trois" |
Paolo
Capodacqua è come la sua chitarra midi: etereo lieve e quasi
inafferrabile, ma contemporaneamente morbido, solido e resistente.
Paolo sogna a sei corde e con le sue sei corde ci regala sogni. Ricama,
abbozza, pennella, arpeggia, struscia: un quadro di Folon trasformato
in musica. |
| Loris
Vescovo: "Borderline" |
Loris
Vescovo e il successo di massa stanno sui due lati di due ripide colline
che nemmeno si guardano tra di loro. In mezzo alla valle un fiume
in rapida discesa verso il mare e tutta la deriva della musica di
consumo. "Borderline" si attesta su una linea di confine
immaginaria che va dalla canzone d'autore al desiderio con un risultato
complessivo di ottima resa che affascina e coinvolge dalla prima all'ultima
nota, al di là della barriera della lingua. |
| Carlo
Fava: "Neve" |
Album
da meditazione, da lasciare scorrere sul far della notte, aspettando
il limite tra il sogno e il risveglio. Un libro letto in poltrona,
un bicchiere di whisky, una radio che suona lontana sullo sfondo e
prendersi tutto il tempo per pensare. "Neve" ti entra dentro
dolcemente e progressivamente. Paradossalmente
parte col freddo e po iti scalda. Sfuma dentro note
intime e si placa su un accordo di piano. |
| Mimmo
Locasciulli: "Idra" |
E'
una notte che è passata, con i suoi sogni? E' la vita che ricomincia?
E' un uomo sul crinale? Di sicuro ci sono più domande che risposte,
ma c'è una sensibilità allertata ed è bello scoprire
le consonanze con quello che ti si smuove dentro. Che sia paura o
fantasia. Quattro stelle! |
| Angelo
Branduardi: "Senza spina" |
Angelo
è riuscito da sempre a dare spazio al suo ricco mondo poetico
musicale e donandoci una serie di piccoli gioielli che, come nel caso
dei brani di questo disco, sono tutt'altro che consunti dall'uso e
dalla patina del tempo. Questo è un vecchio concerto dal vivo
del 1986 con tre inediti. Suona brillante. |
| Jenny
Sorrenti: "Burattina" |
Soffia
vento di mare sopra i solchi e la voce di Jenny che si increspa, si
alza e si abbassa, gonfia le vele e facilita il rientro in porto.
Tra progressive e neo-folk, musiche a spasso tra le onde del Mediterraneo:
dall'Egitto a Napoli, con escursioni fino in Galles. Finezze poetiche
e grande respiro. |
| Pippo
Pollina/Linard Barnill: "Caffè Caflisch" |
Uno
di quegli album da tenersi cari, perché anche tra anni avranno
qualcosa da dare. Tenetelo stretto, racconta l'immigrazione dalla
parte delle radici. Ed è sempre un bel vedere quando si osservano
le cosa da sotto, dal basso, da dentro. Con
buone canzoni, con poesia. Pippo Pollina e Linard Bardill, metà
in italiano e metà in tedesco ci portano nella loro realà,
in cui affoghiamo, tra un chinotto e un cappuccino, con piacere. |
| Fabrizio
Consoli: "Musica per ballare" |
Se
già il precedente album mostrava un ottimo lavoro, questo suo
nuovo progetto “Musica per ballare” è, a maggior
ragione, un disco da cercare subito e soprattutto da ascoltare con
urgenza, perché penso che il panorama della canzone cosiddetta
d’autore, abbia proprio “urgenza” di dischi come
questi, dischi che sappiano conciliare mirabilmente sobrietà
ed accuratezza linguistica, leggerezza strumentale e ricami musicali
curati nei minimi particolari, perfezione tecnica e creatività
artigianale.
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| Modena
City Ramblers: "Onda libera" |
L'uscita
di Cisco dal gruppo ha un po' tagliato le gambe alla formazione emiliana
che non si trova in crisi di voce, ma di creatività. "Onda
libera" quindi non è solo il più brutto disco dei
Modena (che comunque potrebbe essere un buon disco), ma un disco mal
riuscito tout court.
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| A'
67: "Suburb" |
Le
radici sono ben piantate per terra, in quel misto di disagio,
rabbia, disillusioni e speranze che solo le grandi periferie delle
grandi città sanno offrire. Anche le radici musicali cono
ben individuate.
Ma gli ‘A67 non si limitano a tenersi aggrappati a queste
radici. Vanno oltre, come è giusto che sia, ora, in questi
tempi di superamenti.
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| Gianna
Nannini: "Gianna Best" |
Esiste
qualcuno che si sente di criticare un album che propone in rapida
sequenza canzoni come "Meravigliosa creatura", "America",
"California", "Fotoromanza", "Ragazzo dell'Europa",
"Profumo", "Bello e impossibile", "Latin
lover", "I maschi", "Amandoti" e "Aria"?
E allora diciamocelo subito che non stiamo qui a pettinare le foche
monache! Un "Gianna Best" non lo si critica. Lo si adora
e basta! |
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Il passo e l'incanto
di GianMaria Testa
di certi posti guardo soltanto il mare
il mare scuro che non si scandaglia
il mare e la terra che prima o poi ci piglia
e lascio la strada agli altri, lascio l’andare
e agli altri un parlare che non mi assomiglia
ma sono già stato qui
forse in un altro incanto
sono già stato qui
mi riconosco il passo
il passo di chi è partito per non ritornare
e si guarda i piedi e la strada bianca
la strada e i piedi che tanto il resto manca
e dietro neanche un saluto da dimenticare
dietro soltanto il cielo agli occhi e basta
ma sono già stato qui
in qualche altro incanto
sono già stato qui
e misuravo il passo
ch’è meglio non far rumore quando si arriva
forestieri al caso di un’altra sponda
stranieri al chiuso di un’altra sponda
dal mare che ti rovescia come una deriva
dal mare severo che si pulisce l’onda
e sono venuto qui
tornando sul mio passo
sono venuto qui
a ritrovar l’incanto
l’incanto in quegli occhi neri di sabbia e sale
occhi negati alla paura e al pianto
occhi dischiusi come per me soltanto
rifugio al delirio freddo dell’attraversare
occhi che ancora mi sento accanto
ci siamo perduti qui
rubati dell’incanto
ci hanno divisi qui
e non ritrovo il passo
di certi posti guardo soltanto il mare
il mare scuro che non si scandaglia
il mare e la terra che prima o poi ci piglia
e lascio la strada agli altri, lascio l’andare
e agli altri un parlare che non mi assomiglia
questo parlare che non mi assomiglia
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