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Archivio dischi 2009 
















Crollano Ideali, Miti,
Uomini e Torri.
Crolla il mondo
non appena ci voltiamo.
Abbiamo paura
di strade nuove
e cerchiamo noi stessi
in un'ombra
sempre più inquietante.
Siamo stanchi, provati,
ma siamo sempre qui.
Perche' una canzone,
perche' Bielle?
Perche' in una chitarra,
nelle "nostre" note,
nei versi che naufragano nel cuore
e si addormentano
nel cervello
possiamo ancora riuscire
a dare un volto
ai nostri sogni.
E Bielle vuol dire musica,
ma vuol dire soprattutto resistenza.
Resistenza ad una società
che non vogliamo accettare,
in cui non ci riconosciamo,
che viene cantata
e raccontata
da tantissime voci
semi nascoste,
deboli e oscurate,
ma pronte
a graffiare ancora,
nonostante tutto.
Claudio,
e come lui tanti altri,
ci aiuta a sopravvivere
in un mondo che ostacola
tutto ciò che non è
capitale o guerra.
Questo spazio
e' per le loro voci
e le nostre parole.
Portiamo avanti
questa stella
con la speranza che la scia
possa arrivare lontano.
Lontano da qui,
fra le nuvole e il sole,
fra le braccia di Utopia.

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Bobo Rondelli
"Per amor del cielo"

Belle canzoni d’amore, intendiamoci, persino romantiche. E però... ci manca, però, nel disco, “l’altro” Bobo Rondelli: quello più umoristico e graffiante, quello capace di raccontare un’umanità un po’ ai margini ma viva e vitale, quello più “maledetto” e buscaglionesco, stralunato e surreale. Un disco, quindi, molto unitario, dominato dai colori pastello, senza scarti e fiammate improvvise, di facile (e piacevole) ascolto, anche molto classico (e in alcuni casi vagamente retrò). (segue)

Ci sono piaciuti
Luca Lo Bianco: "Ear Catcher"
Angelo Ruggiero: "Canzoni per cani e bambini"
Chiara Raggi: "Molo 22"
Ottobre Scirocco: "Ottobre Scirocco"
In vivo veritas: "Di sguardi e di attese - Volume 8"
Ciansunier: "Canzoni da osteria - Volume 8"
Apuamater Cyberfolk: "2076, il ritorno di Kristo"
Equ: "Liquido"
Riccardo Billi: "Modernamente demodé"
Marisa Sannia: "Rosa de papel"

Giulia and the Dizzyness: "After the Alpha_Decay"
Paolo Tocco: "Anime sotto il cappello"
Banda Putiferio: "Attenzione, uscita operai"

Levia Gravia: "Il contributo"
Davide Vietto: "Nivoro"
Taranteana: "Sacc' na canzuncella alla ruvescia"
AAVV:"L'accolita dei rancorosi"
Stefano Giaccone e altri:"Come un fiore"
Lautari:"Arrè"
Ratti della Sabina:"Sotto il cielo del tendone"
Gianna Nannini:"Pia, come la canto io"
Ottavo Richter:"Molly Malone's"
Morrigan's wake: "Back to Fireland"
Matteo Castellano:"Funghi velenosi"
laMalareputazione:"L'arena instabile"
Luca Lo Bianco:"La scomparsa di Majorana"
Apres la classe: "Luna Park"
Spasulati Band: "Pirati nei Mhz"
Furlan Shop Orchestra: "Banda di masnadieri"
Mario Castelnuovo: "... le ciliegie del '42"
Enrico Terragnoli Orchestra Vertical : L'anniversaire"
Monjoie: "Il bacio di Polifemo"
Antonio Mainenti: "Don Luiggi ..."
Marco Fabi: "La scelta"
Giancarlo Spadaccini: "Millemani"
Fragil Vida: "E così noi"
Franchi Giorgetti Talamo: "Buongiorno felicità ..."
Daunbailò: "Daunbailò"
Harduo: "Ovest Hardita Est"
Gai Saber: "La fabrica occitana"
I Gitanes: "La catena"
I Lautari: "Anima antica"
Stefano Scala: "Unsai. Il sentiero dei bambù "
Simone Meneghello: "La canzone di settembre"

Ci sono piaciuti ... un po' meno
Fabrizio Coppola: "La stupidità"
Ethnos: "O bannu"
Oid: "Live at Mikhalsa vol.1"
Tonino Carotone: "Ciao mortali!"
BahBohMah: "Demo for barber shop"
Davide Mancini: "Madame Gerbelle"
Meg: "Psychodelice"
Bugo: "Contatti"
Giovanni Allevi: "Evolution"
Antonio De Rose: "Con Grazia"
Giuliano Dottori: "Lucida"
Canzoniere delle sette lune: "Verranno donne con proteso il cuore"
I Nuovi Trovieri: "Gira ra rova"
Antonella Ruggiero: "Stralunato Recital Live"
Marlene Kuntz "S-low"
Enzo Avitabile : "Sacro Sud"
Lucilla Galeazzi : "Amore e acciaio"
Alberto Morselli: "Da un'altra parte"
Indovinatoduo: "Indovinatoduo"
Dinamo: "Profili profani"
Giancarlo Velliscig: "Obsoleti"
Silvia Dainese: "Demo 2002/2005"
Marcella Garuzzo: "Demo"


e decine di altri.
Bielle è aperta alle collaborazioni
 



Ci sono dischi, film e libri che, per un motivo o per l'altro, non dovremmo mai perdere e a volte ci passano davanti così velocemente che non ce ne ricordiamo neanche. Questa rubrica vuole porre un freno ai guasti della memoria. Secondo noi gli imperdibili del 2009 sono:

Elisir: "Pere e cioccolato"
Antonella Ruggiero, Loris Vescovo etc: "Cjantâ vilotis"
Carlo Fava : "Neve"
Loris Vescovo : "Borderline"
Alessandro Hellmann "Summertime blue"
Jenny Sorrenti : "Burattina"
Mimmo Locasciulli : "Idra"
Pippo Pollina: "Caffè Caflish"
Beppe Donadio: "Houdini"
Dente: "L'amore fa male"
Afterhours presentano: "Il Paese è reale"
Ear: "Asfodeli da conservare"
Roberto Angelini : "La vista concessa"
Massimo Priviero: "Sulla strada"
GianMaria Testa : "Solo dal vivo"
Beatrice Antolini : "A due"

I migliori del 2008
Davide Van DeSfroos: "Pica!"

Sulutumana: "Arimo"
Luca Ghielmetti: "Luca Ghielmetti"
Michele Gazich: "La nave dei folli"
Mercanti di Liquore e Marco Paolini: "Miserabili"
OfflagaDiscoPax: "Bachelite"
Le luci della centrale elettrica: "Canzoni da spiaggia deturpata"
Fabularasa: "En plein air"

Film
"Gran Torino " di Clint Eastwood

Libri
"Cantautori novissimi " di Paolo Talanca

Pgr: "Ultime notizie di cronaca"
Noto una qualcerta difficoltà nel procedere” canta in “Cronache del 2009”: si, giusto, ma perché limitare ai soliti temi questa critica? Ferretti stesso si lamenta di una poca profondità del pensiero: eppure anche lui non è che vada molto in profondità, nel suo disprezzo per le “soluzioni democratiche” . Le musiche sono di livello, ma sembrano stampella di qualcosa che non si regge più tanto. Insomma, la storia del mio gruppo italiano preferito si ferma qui. (segue)
Ratti della Sabina: "Va tutto bene"
I Ratti della Sabina sono più bravi di quanto loro stesso credono, ma sono rimasti, come altri gruppi più e meno celebri, un po' vittime del loro pubblico e delle aspettative che questo riversa in loro. Pertanto si limitano, si attengono a una linea, non cambiano più di tanto. Eppure i Ratti (e basta ascoltare i singoli di Roberto Billi per capirlo) hanno molte più carte al loro arco. "Va tutto bene" è buono, ma potrebbe essere meglio.
Claudio Lolli: "Lovesongs"
Com’è questo amore ai tempi del fascismo o del leghismo o della xenofobia? Lo si trova rispolverando otto canzoni d'amore, scelte tra tante. Nemmeno le più note: la più nuova ha 12 anni, la più vecchia 34, ma nessuna è datata soprattutto c'è un’omogeneità di scrittura quasi impressionante. E questo non significa che Lolli non si sia evoluto, dimostra piuttosto la sua coerenza.
Gianna Nannini: "Giannadream"
"Giannadream" è un disco vitale, vivace, colorato che, se lo ascoltasse un inglese, tranne che per il titolo, non verrebbe neanche in mente che parli di sogni. E' la solita Nannini vitalistica e rock, caciarona e ogni tanto sguaiata, ma tanto tanto simpatica. Resta una perplessità di fondo. Perché non farne un singolo?
Pino Daniele: "Electric jam"
Su sei canzoni ce ne sono un paio che si salvano, una paio di riempitivi e un paio di inutili. Anche qui quindi siamo nella dimensione ideali del singolo. Non era forse meglio aspettare il momento del set acustico, lavorare di forbici e di colla, scremare, ricompattare, suonare di meno e cantare di più e sfornare un album che avesse più di un paio di brani da ricordare?
Raffaello Simeoni: "Mater Sabina"
“Mi sono rimesso in cammino. Perché questa è la storia di Mater Sabina, è la tradizione della mia terra segnata da tanti percorsi, nel cuore profondo d’Italia.Qui hanno poggiato i calzari e trascinato i piedi i ciaramellari e i pastori transumanti, i cantori in ottava rima, i cantastorie girovaghi, incrociando i suoni con la voce e le melodie delle nostre donne e con il fiato di San Francesco.
Io ripasso su quelle loro orme … e vado avanti.”
Paolo Capodacqua: "Un, deux, trois"
Paolo Capodacqua è come la sua chitarra midi: etereo lieve e quasi inafferrabile, ma contemporaneamente morbido, solido e resistente. Paolo sogna a sei corde e con le sue sei corde ci regala sogni. Ricama, abbozza, pennella, arpeggia, struscia: un quadro di Folon trasformato in musica.
Loris Vescovo: "Borderline"
Loris Vescovo e il successo di massa stanno sui due lati di due ripide colline che nemmeno si guardano tra di loro. In mezzo alla valle un fiume in rapida discesa verso il mare e tutta la deriva della musica di consumo. "Borderline" si attesta su una linea di confine immaginaria che va dalla canzone d'autore al desiderio con un risultato complessivo di ottima resa che affascina e coinvolge dalla prima all'ultima nota, al di là della barriera della lingua.
Carlo Fava: "Neve"
Album da meditazione, da lasciare scorrere sul far della notte, aspettando il limite tra il sogno e il risveglio. Un libro letto in poltrona, un bicchiere di whisky, una radio che suona lontana sullo sfondo e prendersi tutto il tempo per pensare. "Neve" ti entra dentro dolcemente e progressivamente. Paradossalmente parte col freddo e po iti scalda. Sfuma dentro note intime e si placa su un accordo di piano.
Mimmo Locasciulli: "Idra"
E' una notte che è passata, con i suoi sogni? E' la vita che ricomincia? E' un uomo sul crinale? Di sicuro ci sono più domande che risposte, ma c'è una sensibilità allertata ed è bello scoprire le consonanze con quello che ti si smuove dentro. Che sia paura o fantasia. Quattro stelle!
Angelo Branduardi: "Senza spina"
Angelo è riuscito da sempre a dare spazio al suo ricco mondo poetico musicale e donandoci una serie di piccoli gioielli che, come nel caso dei brani di questo disco, sono tutt'altro che consunti dall'uso e dalla patina del tempo. Questo è un vecchio concerto dal vivo del 1986 con tre inediti. Suona brillante.
Jenny Sorrenti: "Burattina"
Soffia vento di mare sopra i solchi e la voce di Jenny che si increspa, si alza e si abbassa, gonfia le vele e facilita il rientro in porto. Tra progressive e neo-folk, musiche a spasso tra le onde del Mediterraneo: dall'Egitto a Napoli, con escursioni fino in Galles. Finezze poetiche e grande respiro.
Pippo Pollina/Linard Barnill: "Caffè Caflisch"
Uno di quegli album da tenersi cari, perché anche tra anni avranno qualcosa da dare. Tenetelo stretto, racconta l'immigrazione dalla parte delle radici. Ed è sempre un bel vedere quando si osservano le cosa da sotto, dal basso, da dentro. Con buone canzoni, con poesia. Pippo Pollina e Linard Bardill, metà in italiano e metà in tedesco ci portano nella loro realà, in cui affoghiamo, tra un chinotto e un cappuccino, con piacere.
Fabrizio Consoli: "Musica per ballare"
Se già il precedente album mostrava un ottimo lavoro, questo suo nuovo progetto “Musica per ballare” è, a maggior ragione, un disco da cercare subito e soprattutto da ascoltare con urgenza, perché penso che il panorama della canzone cosiddetta d’autore, abbia proprio “urgenza” di dischi come questi, dischi che sappiano conciliare mirabilmente sobrietà ed accuratezza linguistica, leggerezza strumentale e ricami musicali curati nei minimi particolari, perfezione tecnica e creatività artigianale.
Modena City Ramblers: "Onda libera"
L'uscita di Cisco dal gruppo ha un po' tagliato le gambe alla formazione emiliana che non si trova in crisi di voce, ma di creatività. "Onda libera" quindi non è solo il più brutto disco dei Modena (che comunque potrebbe essere un buon disco), ma un disco mal riuscito tout court.
A' 67: "Suburb"

Le radici sono ben piantate per terra, in quel misto di disagio, rabbia, disillusioni e speranze che solo le grandi periferie delle grandi città sanno offrire. Anche le radici musicali cono ben individuate.
Ma gli ‘A67 non si limitano a tenersi aggrappati a queste radici. Vanno oltre, come è giusto che sia, ora, in questi tempi di superamenti.

Gianna Nannini: "Gianna Best"
Esiste qualcuno che si sente di criticare un album che propone in rapida sequenza canzoni come "Meravigliosa creatura", "America", "California", "Fotoromanza", "Ragazzo dell'Europa", "Profumo", "Bello e impossibile", "Latin lover", "I maschi", "Amandoti" e "Aria"? E allora diciamocelo subito che non stiamo qui a pettinare le foche monache! Un "Gianna Best" non lo si critica. Lo si adora e basta!


Il passo e l'incanto
di GianMaria Testa

di certi posti guardo soltanto il mare
il mare scuro che non si scandaglia
il mare e la terra che prima o poi ci piglia
e lascio la strada agli altri, lascio l’andare
e agli altri un parlare che non mi assomiglia


ma sono già stato qui
forse in un altro incanto
sono già stato qui
mi riconosco il passo


il passo di chi è partito per non ritornare
e si guarda i piedi e la strada bianca
la strada e i piedi che tanto il resto manca
e dietro neanche un saluto da dimenticare
dietro soltanto il cielo agli occhi e basta


ma sono già stato qui
in qualche altro incanto
sono già stato qui
e misuravo il passo


ch’è meglio non far rumore quando si arriva
forestieri al caso di un’altra sponda
stranieri al chiuso di un’altra sponda
dal mare che ti rovescia come una deriva
dal mare severo che si pulisce l’onda


e sono venuto qui
tornando sul mio passo
sono venuto qui
a ritrovar l’incanto


l’incanto in quegli occhi neri di sabbia e sale
occhi negati alla paura e al pianto
occhi dischiusi come per me soltanto
rifugio al delirio freddo dell’attraversare
occhi che ancora mi sento accanto


ci siamo perduti qui
rubati dell’incanto
ci hanno divisi qui
e non ritrovo il passo


di certi posti guardo soltanto il mare
il mare scuro che non si scandaglia
il mare e la terra che prima o poi ci piglia
e lascio la strada agli altri, lascio l’andare
e agli altri un parlare che non mi assomiglia
questo parlare che non mi assomiglia