Crollano Ideali, Miti,
Uomini e Torri.
Crolla il mondo
non appena ci voltiamo.
Abbiamo paura
di strade nuove
e cerchiamo noi stessi
in un'ombra
sempre più inquietante.
Siamo stanchi, provati,
ma siamo sempre qui.
Perche' una canzone,
perche' Bielle?
Perche' in una chitarra,
nelle "nostre" note,
nei versi che naufragano nel cuore
e si addormentano
nel cervello
possiamo ancora riuscire
a dare un volto
ai nostri sogni.
E Bielle vuol dire musica,
ma vuol dire soprattutto resistenza.
Resistenza ad una società
che non vogliamo accettare,
in cui non ci riconosciamo,
che viene cantata
e raccontata
da tantissime voci
semi nascoste,
deboli e oscurate,
ma pronte
a graffiare ancora,
nonostante tutto.
Claudio,
e come lui tanti altri,
ci aiuta a sopravvivere
in un mondo che ostacola
tutto ciò che non è
capitale o guerra.
Questo spazio
e' per le loro voci
e le nostre parole.
Portiamo avanti
questa stella
con la speranza che la scia
possa arrivare lontano.
Lontano da qui,
fra le nuvole e il sole,
fra le braccia di Utopia.
Momo:
"Stelle ai piedi"
Possono
le canzoni avere un proprio profumo? Beh se a scriverle e cantarle
è una donna che all’anagrafe è registrata come
Simona Cipollone, che si fa chiamare con il nome d’arte di Momo
suggeritole in sogno da Totò, mentre ai piedi calza le scarpe
della memoria anche questa magia è possibile. (segue)
e decine di altri.
Bielle è aperta alle collaborazioni
Ci
sono dischi, film e libri che, per un motivo o per l'altro, non
dovremmo mai perdere e a volte ci passano davanti così velocemente
che non ce ne ricordiamo neanche. Questa rubrica vuole porre un
freno ai guasti della memoria. Secondo noi gli imperdibili del 2009
sono:
Graziano
Romani: "Zagor, King of Darkwood"
Ammetto
che non ricordo nemmeno più a quando risalga l'ultimo nuovo
concept album che mi è stato dato di ascoltare! E adesso,
quasi per caso, mi capita fra le mani e le orecchie questo improbabile
lavoro di Graziano Romani, "Zagor King of Darkwood", con
distribuzione in edicola (e dove altro!!??) oltre che in libreria. (segue)
Fin
dalle prime note si sente il piacere ci fare canzoni: suggestioni
latino-americane, una spruzzata di swing, tante escursioni in territori
confinali e ottima base acustica. Xavier
Cugat nel cuore, Abbe Lane un po' più in giù. Voglia
di divertirsi e intrattenere, ma anche di raccontare.
Un po' di pop, ma intelligente. Cartizze.
Canzoni
legate a un periodo (il grande cinema di Fellini e soci) anzi, addirittura
bloccate su una manciata di fotogrammi che si sono incisi a fuoco
sulla nostra memoria e dalle quali è molto difficile slegarle.
Gran classe. Un po' fine a se stessa ed estetizzante. Che è
un po' il limite degli Avion Travel. Attendiamo il disco loro.
Uno
dei migliori album dal vivo degli ultimi anni. E' un disco buonista
e vitale, una scarica di energia e di coinvolgimento ma in questo
è del tutto simile al suo autore che crede davvero in quello
che canta, in quello che dice, in quello che sostiene. Che la notte
sia buia e lunga, ma che è sempre possibile resistere. E questa
in fondo è la sensazione che resta.
Un
disco importante dal punto di vista emotivo, con il portato di vissuto
che si porta dentro, ma anche da quello musicale, con un coraggioso
esperimento sul fronte degli arrangiamenti, che almeno in tre quattro
casi porta a risultati eccellenti. Quel bambino che ascoltava De Gregori
cantare "Oceano" è cresciuto, oggi ha un’eredità
impegnativa da gestire. Con questo tour e con questo disco ha dimostrato
di saperlo fare con umiltà e orgoglio insieme.
I
brani musicali dei Gang, tutti pezzi storici, tranne due, non sono
il meglio di questo disco (ma costituiscono un valore aggiunto fondamentale
per lo spettacolo), i testi di Daniele Biacchessi invece sono il vero
valore. Testi per ricordarci che Italia era e per capire che Italia
è. Che parlano di stragi fasciste e di stragi di mafia e, a
volte, di Stato. Per non dimenticare. Ora e sempre.
Un
viaggio nella comicità
musicale italiana, rievocando canzoni e macchiette più o meno
note. GianGilberto Monti si è fatto accompagnare da una nutrita
schiera di comici (e meno comici) del giro milanese ed è riuscito
nella difficile opera di fare un lavoro che è sia documentario,
che divertente. Un disco che merita molto più che un semplice
ascolto distratto.
Nuovo,
ennesimo, trascurato e piacevolissimo disco che suona fresco come
fosse un disco d'esordio, quasi a riprova di una passione e un attitudine
musicale che non si spiegano. Ce li si trova dentro e bisogna assecondarli.
Un grande autore che fa musica a intervalli fisiologici. Solo quando
ha qualcosa da dire. Goran Kuzminac è un mago della chitarra,
ma qui tutto si spiega. Anche "Dio suona la chitarra", per
cui suonare la chitarra da Dio è un atto di fede.
A
questo devono servire le canzoni di protesta! A urlare con tutta la
nostra rabbia e la nostra indignazione quello che non ci piace (che
è tanto) e, trovandolo, anche quello che ci piace e che vorremmo.
E "20 Now", il disco, proprio a questo risponde. Quando
il "comat-folk" si ricorda di essere "combat-folk".
Una manciata di brani da cantare, da mandare a memoria, da ricordare.
E i 20 anni sono quelli dalla caduta del Muro di Berlino.
Il
Cammarriere che non ti aspetti. Poco Paolo Conte e molto Claudio Rocchi!
Ascolto dopo ascolto, la convinzione di avere a che fare con un disco
solido, ben suonato, ben cantato, con buoni testi e ottime idee in
carniere: insomma, uno dei migliori prodotti del 2009. Spazio alla
musica, con contaminazioni etniche e afro sulla consueta tessitura
jazz. Ottimo album. .
Il
disco della maturità? Forse. Quello che ci sentiamo di dire
è che con L'insulto delle parole Susanna è sbocciata
appieno. Nei testi, che erano già di livello altissimo, nella
musica, negli arrangiamenti e nel modo di cantare, che si è
fatto più raffinato e personale. L'auspicio è che siano
tanti ad accorgersene, tecnici a parte, e che, per una volta, la legge
del mercato premi chi merita..
Paola
Turci in questo lavoro non solo ha liberato l'amore, tema che aveva
sfiorato ma mai approfondito, preferendo rivolgere la sua attenzione
verso il sociale, ma ha liberato anche la voce, la sua bella voce
che aveva finora sempre un po' trattenuto, frenato e che stavolta
invece spiega fluida. Otto belle canzono per l'inizio di una trilogia
che verrà completata entro il 2010.
"Fra
due isole" non è un disco di inediti, ma una riscrittura
per cantautore solista e orchestra sinfonica delle canzoni del repertorio
di Pollina. Quello che ne esce è un album bello, coinvolgente,
coraggioso e di facile ascolto sospeso tra slanci orchestrali e pause
meditative, tra ripiegamenti dolorosi e impeto epico, tra furore civile
e passione umana. In fondo un disco nuovo.
Una
rarità come questo bel disco di Antonio Lombardi, uno che c'è,
che è bravo, che merita di essere ascoltato e che in questo
breve e piccolo disco musica alcune liriche di Paolo Bertolani, poeta
spezzino.
Il
resto è solo da ascoltare. In silenzio, raccolti attorno al
fuoco, mentre fuori, nel bosco riprende a nevicare. Un disco che sa
di affetti e di comune sentire, di poche frasi, come si devono dire
in montagna o di fronte al mare, di gesti puliti e chiari. Come prendere
una chitarra e suonarla finché non ti afferra il cuore.
E'
un disco fuori tempo, fuori epoca, anacronistico, antico. Un disco
che parla di valori, di ideologie, di compagni, di speranze e
di grandi illusioni (e disillusioni) storiche. Ma anche che traccia
la realtà della storia di una vita che è molte vite
assieme. Comprate questo disco, ascoltate le canzoni, imparatele:
sono facili, quasi tutte solo chitarre e voce. E poi cantatele
nuovamente. fatene tradizione popolare, Non fatele morire. Moriremmo
con loro.
Come
ci si avvicina a un disco del genere?. Con cautela e attenzione.
Contiene materiale di sinistra. Contiene materiale sinistro? No,
contiene qualche reperto d'epoca e la voglia di raccontare la
storia artistica di una persona che ha attraversato da protagonista,
in vari ruoli, 40 anni della nostra storia senza poi risultarne
neanche tanto spiegazzato. Per chi era rimasto a "Contessa"
una constatazione: Paolo Pietrangeli è stato molto di più
ed è andato oltre "Contessa". Chi lo ascolta(va)
forse no.
Si può amare la vite sul colle
il gioco di pietre mangiate alla roggia
Il pane rotondo, l’ulivo che viene
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
Si può amare la casa sul monte
che ride alla valle
tra lecci e castagni,
l’amore antico
di un uomo costante.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
Si può amare la pace leggera
del ceppo che canta nel vecchio camino,
la noce che crocchia,
il sorso del vino.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
E posso amare
il dubbio di dio
che mi prende il cuore
guardando la sera,
paura di stelle,
paura di terra.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
E posso amare
la voglia borghese
di me uomo stanco che lascio la guerra
per fare l’amore col grillo parlante.
Ma l’importante è sapere
A questo punto il prezzo qual è.
E posso amare
la rabbia perdente,
la stretta d’angosce metropolitane,
il grido più solo:
ritorno al paese.
A questo punto non serve sapere
ogni pavese è da bruciare
Per ogni stanco
Il prezzo è Guevara
È Inti Peredo,
Vietnam, Marghera
Ceccanti e Avola e Battipaglia
Brucia ragazzo brucia
La lotta continua ancora
Brucia ragazzo brucia
Continuerà.
Brucia ragazzo brucia
La lotta continua ancora
Brucia ragazzo brucia
Continuerà.
Celia
de la Cerna
di Roberto Vecchioni
Non scrivi più
e non ti sento più,
so quel che fai
e un po' ho paura, sai.
Son senza sole
le strade di Rosario,
fa male al cuore
avere un figlio straordinario:
a saperti là
sono orgogliosa e sola,
ma dimenticarti...
è una parola...
bambino mio,
chicco di sale,
sei sempre stato
un po' speciale,
col tuo pallone,
nero di lividi e di botte,
e quella tosse, amore,
che non passava mai la notte;
e scamiciato, davanti al fiume ore e ore,
chiudendo gli occhi,
appeso al cuore.
O madre, madre,
che infinito, immenso cielo
sarebbe il mondo
se assomigliasse a te!
Uomini e sogni
come le tue parole,
la terra e il grano
come i capelli tuoi.
Tu sei il mio canto,
la mia memoria,
non c'è nient'altro
nella mia storia;
a volte sai,
mi sembra di sentire
la "poderosa"
accesa nel cortile:
e guardo fuori:"Fuser,
Fuser è ritornato",
e guardo fuori, e c'è solo il prato.
O madre, madre,
se sapessi che dolore!
Non è quel mondo
che mi cantavi tu:
tu guarda fuori,
tu guarda fuori sempre,
e spera sempre
di non vedermi mai;
sarò quel figlio
che ami veramente,
soltanto e solo
finché non mi vedrai.