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BiELLE
LIBRI |
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| Mario
Bonanno : "Con rabbia e con amore" |
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Mario Bonanno, di cui nulla conosco se non le note riportare in copertina, sceglie di non presentare “icone populiste, né veline canterine, né Big Jim (coin chitarra) alla moda. E’ stata la discriminante del peso specifico assegnato alle parole nelle canzoni a dettare la rotta di questo lavoro. Che risponde a una scelta di campo e a un’ottica personali”. E già su questi punti mi trovo in pieno accordo. Ma lo sono ancora di più quando leggo: “Piaccia o no è quindi il significato – lo è sempre stato – a segnare lo scarto che passa e divide la musica leggera da quella d’arte. Qualcuno trova obsoleta la distinzione. Personalmente ritengono pericoloso (se non ipocrita) non discriminare”. Ovazione, orecchie e musica fratello mio! Siamo del tutto allineati con te. Ed ecco perché ci può essere bisogno di un altro libro sui cantautori, perché fin dalle premesse afferma che non sarà un libro neutro. E che vi sono inclusioni ed esclusioni soggettive e a volte bizzarre (più nelle intenzioni che nella pratica. I famosi ci sono tutti. Piuttosto fa piacere che ci siano anche Luca Bonaffini o Giampiero Alloisio o Luca Ghielmetti). Lascia qualche dubbio non includere nel novero dei cantautori tutti coloro che lavorano in gruppo: niente Yo Yo Mundi, Gang, Sulutumana, Rosa Tatuata, Tetes de Bois Modena City Ramblers, Caravane de Ville o quanti altri si voglia che pure fanno indiscutibilmente musica d’autore. E poi, comunque, ci sono almeno due grossi buchi: avesse messo un Max Manfredi e un Davide Van De Sfroos in più e un Michele Zarrillo in meno forse la pappardella iniziale ci avrebbe convinto di più. Ma si sa che non si può avere tutto. E per cercare tracce della musica d’autore o d’arte è tuttora più affidabile la rete che non i libri (purtroppo). I testi dice Bonanno,
sono importanti, purtroppo, per problemi di spazio, i testi non ci sono
nel libro. Altro peccato. Invece, tra le note positive è che quasi
tutte le schede autore sono seguite dalla discografia passabilmente completa,
sostanzialmente commentata e recensita anche se in tre-quattro righe (Spazio
tiranno! Che invidia per quelle belle pagine web praticamente infinite!)
. Peraltro vedere definire in una discografia (nello specifico di Finardi)
un disco come “alquanto inessenziale” mi riempie
l’animo di piacevoli sentimenti sulfurei. Così pure quando
leggo su Venditti (disco “Venditti e segreti”):
“La barba è diventata barbetta, la chioma ha subito una
vistosa riduzione. Così come pure il peso delle canzoni”,
il sorriso inevitabilmente mi si allarga. Ancora un po’ di coraggio
in più e sarebbe quasi stato un buon libro. Indispensabile? No.
Utile? Sì. Ultimo
aggiornamento il 12-09-2004 |
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