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BiELLE
LIBRI |
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| Ernesto
Capasso: "Poeti con la chitarra" |
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Sulla differenza di approccio tra De André e Vecchioni nell’avvicinarsi alla letteratura è presto detto: il primo, con la forza dei saggi, prende, assimila, metabolizza i contenuti e li inserisce nelle proprie canzoni. Il nome dell’autore non ha necessità di essere citato, se non nelle note a margine sulle copertine dei dischi o nelle biografie. Il secondo ha invece bisogno di chiamare esplicitamente per nome tutte le persone citate o coinvolte che diventano spesso titoli delle sue canzoni. Per esempio Alda Merini o Fernando Pessoa o Leonard Cohen o Robinson o Milady o Saffo o Rossana o Don Chisciotte e Sancho Panza. Come se dubitasse della solidità della propria cultura (ma questa è una nota mia e non dell’autore) Vecchioni ha bisogno di allineare le “pezze d’appoggio” per le proprie operazioni letterarie-canore. Quel che non va nel libretto che, peraltro, è di facile e veloce lettura (sono solo 63 pagine e scritte larghe al costo, esoso, di un euro ogni decina di pagine) è che finisce prima che tu ti sia tolto la voglia di saperne di più. Altro difetto, che ne giustifica peraltro la brevità, non è tanto il fatto di avere limitato il campo di ricerca a soli 4 autori, anche se Guccini avrebbe potuto fornirne di materiale aggiuntivo, ma aver ristretto la ricerca solo ai casi più macroscopici. Che peraltro sono quelli già conosciuti da tutti (o quanto meno da tanti). C’è poco sforzo per andare a leggere dentro le pieghe delle canzoni, dentro ai singoli versi e rintracciare tracce, magari subliminali o accennate o quasi sfuggite agli stessi autori, di poeti maggiori e precedenti. Sotto questo aspetto il lavoro fatto da Jachia su Guccini, andando a cercare le tracce di Gozzano e di Leopardi anche dove sembrava difficile scovarne, ha messo in mostra un bagaglio di studi e di esperienze molto maggiore. Per fare altri esempi, si poteva anche indagare su come questi autori abbiano affrontato grandi temi della vita (il tempo che passa, l’amicizia, la concezione del mondo, la morte) e come il loro approccio sia risultato simile a quelli di poeti maggiori. E’ inutile ricordare che “Non al denaro, né all’amore, né al cielo” è tratto da Edgar Lee Master che lo sa anche mio figlio di dodici anni: è forse più interessante notare quanto Fabrizio abbia preso da Villon o quanto pessimismo leopardiano ci sia nelle quartine del Recitativo. Però forse era chiedere troppo a un libro che non voleva essere una summa teologica ma forse più un manuale di rapido studio. Diciamo un punto di partenza, dal quale, volendo, si potrebbe partire per andare più all’interno della materia. Ringraziamo l’autore
per averci risparmiato la solita manfrina “Ma un cantautore è
anche un poeta?”. Il titolo “Poeti con la chitarra”
rappresenta adeguatamente e chiarisce il tutto. La frase migliore: Francesco
De Gregori quando dice: “Io ho interrotto i miei studi universitari
ma sono stato affascinato dalle letture fatte in quel periodo e poi gli
sono andato appresso, continuando a leggere libri di storia o libri legati
alla storia. Per cui di base, sicuramente, c’è una mia predisposizione
a interessarmi di storia piuttosto che di geografia, ecco, altrimenti
avrei scritto canzoni geografiche”. Non so perché, ma continuo
a essere contento della scelta di De Gregori. Più storia e meno
geografia.
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aggiornamento il 14-05-2004 |
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