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Parlando
con Davide |
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| Le
parole sognate dai pesci: dentro la storia |
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di Giorgio Maimone Il passo in cui la valigia cade spostandola perché non era chiusa bene è veramente denso. L’ho letto come sospeso, con questa atmosfera di tensione che emergeva a ogni riga, come se si sapesse che si stava guardando dentro ... la scatola proibita. Brividi… “Io so quello che ho scritto partendo da qualcosa che sentivo dentro, poi è sempre bello sentire che dall'altra parte qualcosa di questo è arrivato e come è arrivato. Penso all’omino che trova la radio - io me la vedevo sta cosa - oppure la storia di Ginevra che aveva avuto una figlia e la figlia aveva sentito parlare del diario… Ecco, il fatto che degli oggetti quasi inanimati possono diventare la chiave di ascensione per dei fatti, arrivare a come la memoria possa diventare la guarigione dallo stagnare è una cosa che anche a me dà i brividi”. “Basta con questa fissazione che ormai l’acqua passata è passata. Non voglio dire che bisogna vivere dei ricordi, però prova a guidare senza guardare nel retrovisore. È importante ricordarsi da dove vieni. Prova a dire oh, mi sono dimenticato tutto, ricomincio da capo… Beh se sei stato un delinquente magari va anche bene, ma senza memoria una persona credo che sia derubata di una gran parte di sè”. “Un’altra cosa bella di questo libro è poi che molti l’hanno riletto tornando indietro, come si fa nelle tracce di un CD. Insomma, sono tornati e a guardare che cosa c'era nella valigia e io in questa valigia volevo che lettore trovasse per esempio il foulard o la radio e si chiedesse di chi era”. “Io non ho ancora parlato con veri e propri critici letterari: ne ho però parlato con quelli che vengono ai concerti, con la mamma, uno zio, un cugino, un parente, un personaggio che pesca al bordo del lago. È ovvio che la gente del paese sta facendo a gara per trovare tutti i punti di riferimento realmente accaduti. Perché sono tutte storie inventate, ma sono basate su frammenti di fatti veri, di storie realmente esistite”. “Ad esempio, mia zia
si chiamavano Dora e stirava al San Giorgio. Io ho conosciuto il San Giorgio
tramite lei. Ma lei non ha mai fatto quelle cose che succedono nel racconto.
In quel caso il pesce che pensa sono stato io. Sono stato io il meccanico
che ripara i ricordi. Sono stato io perché ho inventato un mondo
che ho visto in un modo, e gli ho creato l'universo parallelo. Ma alcune
citazioni sono verissime. Il più vero secondo me è il soldato
dell'autunno. Ecco quest'uomo è esistito realmente sotto casa mia,
e l'uomo che lo porterà nell'ospedale era mio padre. Quindi questa
è una storia che ho vissuto in prima persona”.
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Intervista
raccolta il 06/11/2003 |
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