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BiELLE LIBRI
 

Enrico De Angelis: "Ornella Vanoni - Gino Paoli"
"Noi due, una lunga storia"

di Giorgio Maimone

Nonostante tutto, devo dire che si tratta di un libro ben scritto, ben architettato e ben tenuto in mano da Enrico De Angelis, alle prese con una materia che poteva sbrodolare da qualsiasi parte. In fin dei conti si trattava di fare le pulci in tasca a quarant'anni di storia della musica italiana. E di quella più gloriosa, dove il successo popolare si è sposato spesso con la musica d'autore. Nonostante tutto, ossia che Gino Paoli non mi è mai sembrato un mostro di simpatia (e nemmeno particolarmente geniale, se escludiamo gli esordi) e che Ornella Vanoni è sempre stata l'antipatia messa in musica. Il pregio, questa volta, sta soprattutto in chi regge il manico, che riesce anche a farci digerire gli sbotti non propriamente di cordialità o di modestia che i due riversano a ritmi alterni sull'interlocutore. Lode a De Angelis quindi che tiene anche il ritmo della prosa incalzante ed avvincente.

Per il resto il contenuto del libro è facilmente immaginabile: gli amori di Ornella (veramente tanti!) e gli amori di Gino (quelli di cui si parla sono veramente pochi, rispetto a quella che pare essere stata la media del Gino nazionale). Ebbene sì, il pettegolezzo ha una buona parte nel libro, a come farne a meno? I due, oltre che alla canzone d'autore, hanno sempre avuto una vicinanza più o meno manifesta ai rotocalchi.

Nessuna colpa dell'autore, ma quando il primo ha una storia con una delle donne più belle d'Italia, Stefania Sandrelli, da cui ha una figlia, Amanda e poi tenta il suicidio sparandosi al cuore (e il proiettile è ancora lì, incastrato vicino al muscolo cardiaco) e quando la seconda esce al mondo come la donna di Giorgio Strehler, poi ha vicende sentimentali con lo stesso Gino Paoli e, sostanzialmente, con qualsiasi uomo lavori è inevitabile che, in particolare nei puritani anni '60, ma anche nei libertini anni '70 l'interesse del pubblico per due personalità siffatte sia al massimo.

Un interesse che non ha mai smesso di accompagnarli, anche perché loro stessi sono stati bravi a gestirselo e tenerlo vivo. Ad esempio riproponendo periodicamente tourneé comuni, come quella in corso nell'autunno 2004 che si sposa magnificamente sia con l'uscita del libro che del disco ("Ti ricordi? No, non mi ricordo") a cui si impronta la tourneé, sia con il quasi contemporaneo settantesimo compleanno di entrambi. Gino, infatti è nato il 23 settembre 1934 e Ornella il 22 settembre 1934.

Potrebbe essere più lungo il discorso sulla appartenenza o vicinanza dei due alla canzone d'autore, ma non si discute che (e qui forse stupirò qualcuno) più Ornella che Gino ha avuto buone frequentazioni: anche tralasciando le "Canzoni della mala" iniziali (ma come si fa a trascurare "Le Mantellate"?), vogliamo citare in ordine sparso "Tristezza", "La musica è finita", "Il tempo di impazzire", "Domani è un altro giorno", "L''appuntamento", "Vai Valentina" (piccola curiosità dal libro: De Angelis assicura che questa canzone piace molto a Francesco De Gregori), "Tu si' 'na cosa grande", "Un'ora sola ti vorrei", ma la lista è lunghissima. Ed alcune di questa canzoni Ornella le ha anche scritte (i testi). Oltre al fatto poi che ha cantato De André ("Bocca di rosa" e "La famosa volpe azzurra", testo di De André su musica di Leonard Cohen) , Fossati ("La costruzione di un amore"), De Gregori ("La donna cannone"), Tenco ("Vedrai vedrai"), Battisti ("Amarsi un po'"), Bindi, Lauzi, Modugno oltre, naturalmente, a Gino Paoli ("Senza fine") . Direi innegabile l'appartenenza al genere.

Anche su Gino Paoli non è lecito nutrire dubbi, ma soprattutto per il contributo storico: Paoli, infatti, è stato l'elemento di spicco di quella scuola genovese che a inizio anni '60 ha rivoluzionato il modo di fare musica in Italia. Non solo, ma essendo personalità di spicco, è riuscito anche a sfondare sul piano dell'immagine, imponendo il suo look vagamente "menagramo", con maglioni e calzoni neri da esistenzialista ed occhialoni da vista alla Clark Kent. E' stato anche il primo (e forse l'unico) di quella covata a conoscere davvero il successo. Ma la lista dei suoi grandi brani ("Sassi", "La gatta", "Senza fine", "Il cielo in una stanza", "Sapore di sale", "Che cosa c'è") non valica gli anni '70. Dopodiché qualche traduzione di spicco, qualche altra grande canzone ("Averti addosso" - 1984, "Cosa farò da grande" - 1986, "Ti lascio una canzone" - 1988) in una produzione un po' di maniera.

Il libro comunque affronta i personaggi dando equo spazio ai due, nella formula dell'intervista lunga commentata e intervallata da considerazioni critiche sul contenuto dei singoli album. I brani del libro sono alternati: un po' Gino e un po' Ornella a ricordare la stessa epoca: una sorta di intervista doppia delle Jene trasportata su libro. Un ottimo lavoro da leggere con estremo piacere, all'interno di una materia in cui sarebbe stato facile sbrodolare. Vale la pena.


A cura di Enrico De Angelis
"Ornella Vanoni - Gino Paoli - Noi due, una lunga storia"

Mondadori- pag 178– 17,00 €
Finito di stampare nel serttembre 2004
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 29-11-2004

   
 

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