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BiELLE
LIBRI |
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| Enrico
De Angelis: "Ornella Vanoni - Gino Paoli" |
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Per il resto il contenuto
del libro è facilmente immaginabile: gli amori di Ornella (veramente
tanti!) e gli amori di Gino (quelli di cui si parla sono veramente pochi,
rispetto a quella che pare essere stata la media del Gino nazionale).
Ebbene sì, il pettegolezzo ha una buona parte nel libro, a come
farne a meno? I due, oltre che alla canzone d'autore, hanno sempre avuto
una vicinanza più o meno manifesta ai rotocalchi. Un interesse che non ha mai smesso di accompagnarli, anche perché loro stessi sono stati bravi a gestirselo e tenerlo vivo. Ad esempio riproponendo periodicamente tourneé comuni, come quella in corso nell'autunno 2004 che si sposa magnificamente sia con l'uscita del libro che del disco ("Ti ricordi? No, non mi ricordo") a cui si impronta la tourneé, sia con il quasi contemporaneo settantesimo compleanno di entrambi. Gino, infatti è nato il 23 settembre 1934 e Ornella il 22 settembre 1934. Potrebbe essere più lungo il discorso sulla appartenenza o vicinanza dei due alla canzone d'autore, ma non si discute che (e qui forse stupirò qualcuno) più Ornella che Gino ha avuto buone frequentazioni: anche tralasciando le "Canzoni della mala" iniziali (ma come si fa a trascurare "Le Mantellate"?), vogliamo citare in ordine sparso "Tristezza", "La musica è finita", "Il tempo di impazzire", "Domani è un altro giorno", "L''appuntamento", "Vai Valentina" (piccola curiosità dal libro: De Angelis assicura che questa canzone piace molto a Francesco De Gregori), "Tu si' 'na cosa grande", "Un'ora sola ti vorrei", ma la lista è lunghissima. Ed alcune di questa canzoni Ornella le ha anche scritte (i testi). Oltre al fatto poi che ha cantato De André ("Bocca di rosa" e "La famosa volpe azzurra", testo di De André su musica di Leonard Cohen) , Fossati ("La costruzione di un amore"), De Gregori ("La donna cannone"), Tenco ("Vedrai vedrai"), Battisti ("Amarsi un po'"), Bindi, Lauzi, Modugno oltre, naturalmente, a Gino Paoli ("Senza fine") . Direi innegabile l'appartenenza al genere. Anche su Gino Paoli
non è lecito nutrire dubbi, ma soprattutto per il contributo storico:
Paoli, infatti, è stato l'elemento di spicco di quella scuola genovese
che a inizio anni '60 ha rivoluzionato il modo di fare musica in Italia.
Non solo, ma essendo personalità di spicco, è riuscito anche
a sfondare sul piano dell'immagine, imponendo il suo look vagamente "menagramo",
con maglioni e calzoni neri da esistenzialista ed occhialoni da vista
alla Clark Kent. E' stato anche il primo (e forse l'unico) di quella covata
a conoscere davvero il successo. Ma la lista dei suoi grandi brani ("Sassi",
"La gatta", "Senza fine", "Il cielo in una stanza",
"Sapore di sale", "Che cosa c'è")
non valica gli anni '70. Dopodiché qualche traduzione di spicco,
qualche altra grande canzone ("Averti addosso" - 1984,
"Cosa farò da grande" - 1986, "Ti lascio una canzone"
- 1988) in una produzione un po' di maniera. Ultimo
aggiornamento il 29-11-2004 |
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