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titolo non è tradotto in italiano, ma, andando per similitudine
lo si può forse tradurre con "Attualmente". Nel
senso di "facciamo un punto su dove sono arrivato. Per ora,
sto qui. Ma questo non vuole dire che ci resti". Tutto questo
nel libro non c'è, ma potrebbe esserci: una "fotografia"
dela mondo poetico di Luigi Maieron, arrivato, nel 2002 a 48 anni
e ora, da poco, oltre la soglia dei 50. Un poeta "tardivo",
perché tardi si sono iniziati a conoscere i suoi lavori al
di fuori del Friuli, ma in realtà Maieron ha sempre scritto,
solo che appartiene alla schiatta di quelli che ritengono che "bisogna
pubblicare solo quando si ha qualcosa di essenziale da dire".
In
"Oreprisint"
l'essenziale c'è. Meglio: non c'è nemmeno una riga
di superfluo. E' vero che è uno scarno librettino di sole
52 pagine, considerandone due di post-fazione di Michele
Gazich, ma sono solo poesie, in friulano con sotto la traduzione
in italiano e 50 pagine di poesie equivalgono quasi a 50 poesie
(39 per l'esattezza). Le ultime di queste sono "Peraule in
musiche" (parole in musica) ossia testi che sono diventati
o sono nati come testi per canzoni come "Anime
femine" (dal primo album omonimo) oppure "Om o furmie"
(da "Si vif")
.
Ma come scrive
Maieron? E di cosa scrive? Secondo Gazich "La poesia di
Maieron nasce da una guerra interiore, ma rifiuta di essere poesia
sulla guerra, sulla lotta. C'è una grande e celebrata tradizione
nella poesia occidentale, dall'Iliade omerica fino al Dolore di
Ungaretti, di poesia sulla guerra interna o esterna a noi stessi:
l'originale scommessa, vinta, di Luigi Maieron è stata quella
di correre il rischio di staccarsi da questa tradizione e di scrivere
un epos di pace, sulla pace, destinato a produrre pace".
(Michele Gazich - postfazione a Orepresint).
Per
intenderci sono poesie come questa:
Clap
e cartufule
Tal cjamp une forcje
a pare da une bande i claps
e da che ate las cartufules.
Jo, clap e cartufule
sint la mê anime diventâ forcje
e il so lavôr a mi smieze.
Sasso
e patata.
Nel campo una forca/
mette da una parte i sassi/
e dall'altra le patate./
Io, sasso e patata/
sento la mia anima diventare una forca/
e il suo lavoro mi divide./
Del tutto diverso
il percorso da quello seguito per scrivere il suo primo romanzo
"La Neve di Anna", eppure ambienti, situazioni e anche
parole, in alcuni casi sono simili. Ma, dice Maieron: "La
stesura della ‘Neve
di Anna’ mi ha aiutato a far visita alla parte sotterranea,
a scendere nella stanza dei bottoni dei sentimenti. Mi sono parlato
a muso duro ho risanato rapporti e situazioni che non si erano mai
sbloccate del tutto. Era un percorso di ‘ritrovamento’
che stavo già facendo, ma ‘La neve di Anna’ è
stato terapeutico perché ha annodato ogni filo con parole
precise per spiegare l’impreciso mondo dei sentimenti".
Luigi
Maieron
"Ore prisint"
Comunità montana della Carnia - Pag 52- Euro ?
Finito di stampare nel novembre 2002
Nelle
librerie
Ultimo
aggiornamento il 14-03-2005
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