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BiELLE LIBRI
Luigi Maieron: "Orepresint
di Giorgio Maimone

Il titolo non è tradotto in italiano, ma, andando per similitudine lo si può forse tradurre con "Attualmente". Nel senso di "facciamo un punto su dove sono arrivato. Per ora, sto qui. Ma questo non vuole dire che ci resti". Tutto questo nel libro non c'è, ma potrebbe esserci: una "fotografia" dela mondo poetico di Luigi Maieron, arrivato, nel 2002 a 48 anni e ora, da poco, oltre la soglia dei 50. Un poeta "tardivo", perché tardi si sono iniziati a conoscere i suoi lavori al di fuori del Friuli, ma in realtà Maieron ha sempre scritto, solo che appartiene alla schiatta di quelli che ritengono che "bisogna pubblicare solo quando si ha qualcosa di essenziale da dire".

In
"Oreprisint" l'essenziale c'è. Meglio: non c'è nemmeno una riga di superfluo. E' vero che è uno scarno librettino di sole 52 pagine, considerandone due di post-fazione di Michele Gazich, ma sono solo poesie, in friulano con sotto la traduzione in italiano e 50 pagine di poesie equivalgono quasi a 50 poesie (39 per l'esattezza). Le ultime di queste sono "Peraule in musiche" (parole in musica) ossia testi che sono diventati o sono nati come testi per canzoni come "Anime femine" (dal primo album omonimo) oppure "Om o furmie" (da "Si vif") .

Ma come scrive Maieron? E di cosa scrive? Secondo Gazich "La poesia di Maieron nasce da una guerra interiore, ma rifiuta di essere poesia sulla guerra, sulla lotta. C'è una grande e celebrata tradizione nella poesia occidentale, dall'Iliade omerica fino al Dolore di Ungaretti, di poesia sulla guerra interna o esterna a noi stessi: l'originale scommessa, vinta, di Luigi Maieron è stata quella di correre il rischio di staccarsi da questa tradizione e di scrivere un epos di pace, sulla pace, destinato a produrre pace". (Michele Gazich - postfazione a Orepresint).

Per intenderci sono poesie come questa:

Clap e cartufule
Tal cjamp une forcje
a pare da une bande i claps
e da che ate las cartufules.
Jo, clap e cartufule
sint la mê anime diventâ forcje
e il so lavôr a mi smieze.

Sasso e patata.
Nel campo una forca/
mette da una parte i sassi/
e dall'altra le patate./
Io, sasso e patata/
sento la mia anima diventare una forca/
e il suo lavoro mi divide./

Del tutto diverso il percorso da quello seguito per scrivere il suo primo romanzo "La Neve di Anna", eppure ambienti, situazioni e anche parole, in alcuni casi sono simili. Ma, dice Maieron: "La stesura della ‘Neve di Anna’ mi ha aiutato a far visita alla parte sotterranea, a scendere nella stanza dei bottoni dei sentimenti. Mi sono parlato a muso duro ho risanato rapporti e situazioni che non si erano mai sbloccate del tutto. Era un percorso di ‘ritrovamento’ che stavo già facendo, ma ‘La neve di Anna’ è stato terapeutico perché ha annodato ogni filo con parole precise per spiegare l’impreciso mondo dei sentimenti".


Luigi Maieron
"Ore prisint"

Comunità montana della Carnia - Pag 52- Euro ?
Finito di stampare nel novembre 2002
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 14-03-2005

 

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