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| Torna "Faccia di cuoio", incubo dell'America
di provincia (di Alfredo Ranavolo) |
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Molto meno, però, chi proprio quella stessa sera aveva da poco visto il remake di un classico del cinema horror "Non aprite quella porta". Chiunque sappia di cosa si parli non può certo aver dimenticato "Leatherface" (Faccia di cuoio) l'efferato assassino deforme che uccideva proprio brandendo una motosega. In effetti il film di Marcus Nispel non ha perso un briciolo dello spirito dell'originale. Viene da chiedersi, casomai, se del remake c'era bisogno, vista tanta fedeltà alla pellicola del 1974. Per qualche correzione portata al racconto da testimonianze recenti? Già, perché quel che ancora era stato omesso, è che tanto la pellicola del 1974 che questa sono ispirate a una reale catena di omicidi avvenuta nel 1973 a opera della famiglia Hewitt, di Thomas in particolare, ex scuoiatore in un mattatoio. Tanto esperto da trattare allo stesso modo dei quarti di bue i cadaveri di 33 persone. Thomas era cresciuto nello scherno per la deformità del suo viso. Per nasconderla indossava una maschera di cuoio (da qui il soprannome) alla quale sostituiva talvolta le facce delle proprie vittime. Una storia che negli Usa è vera e propria leggenda, una macabra leggenda che magari ha contribuito a far sì che, rispetto alla realtà dei fatti, le storie narrate nei film venissero romanzate (non fosse altro, magari, la media delle vittime era costituita da ragazzi e ragazze meno belli). Il confine del reale rimarrà, come per ogni leggenda che si rispetti, indefinibile per sempre, ma l'orrore trovato in quella fattoria della contea di Travis, nel Texas, è un fatto. inequivocabile. Orrore che rivive senza indulgere quasi mai agli eccessi del genere nel film di Nispel, improntato sulle vicende di cinque giovani che si ritrovano per caso (dopo aver raccolto un'altra vittima) sulla strada degli assassini. Come a recuperare uno stile un po' retrò, la storia stenta a decollare, ma quando trova il ritmo mantiene alta la tensione fino alla fine. All'altezza i giovani protagonisti (Jessica Biel, Jonathan Tucker, Eric Balfour) che sembrano conoscere a menadito i cliché del genere. Ma nell'orgia di sangue e arti mozzati, a scatenare il terrore vero è uno e un solo fotogramma che non ha per protagonista un attore, ma il vero Faccia di cuoio, immortalato in un'immagine da una squadra di poliziotti mandata a filmare gli orrori di casa Hewitt. Inserita nel finale a ridare al tutto una dimensione maledettamente reale. | |||