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BiELLE
LIBRI |
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| Nada
Malanima: "Le mie madri" |
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Un’identità spezzata, coi frammenti sparsi in un altrove per cui si sono smarrite le rotte polari e le carte e le mappe. Nada oscilla e dondola esattamente come oscilla e dondola in scena quando canta le sue canzoni, seguendo un ritmo di andata e ritorno interno che ricorda quello del mare, incessante, ipnotico, ieratico. Nada ha il mare dentro: “Nonostante il cielo si spezzi / la note diventi di ghiaccio / le onde si mettono fuori dal mare / io mi sento tremare soltanto / a guardare gli uccelli più neri / che stanno sul tetto a pensare”. “Le mia madri” è un pugno, uno schiaffo in faccia, che niente di risparmia, che niente di perdona: la morte del padre, le normali ossessioni erotiche, le cadute d’umore, l’alterità proclamata e sbandierata come vessillo famigliare, i problemi con l’alcool, la morte di Piero Ciampi, le continue morti delle madri che comunque vivono in te. “La mia vera madre la conosco solo io, quella che vive dentro di me e ha tutto quello che non ha la mia madre che tutti conoscono”. Piero Ciampi ricorre in due racconti, come personaggio importante nella vita e nella storia personale di Nada. La seconda volta si conclude con “Oggi mi ha chiamato Gianni e mi ha detto che Piero è morto”. Subito prima diceva: “Piero per me è il bene, lascerà un segno nella mia vita, mi aiuterà, mi farà soffrire, mi farà crescere e tutto ciò che riuscirò a fare con lui rimarrà”. Prima ancora: “Mi è sempr epiaciuto bere del buon vino, ma da quando conosco Piero bevo di più e mi piace di più, spesso ci infiliamo in un bar e ci restiamo tutto il pomeriggio, lui scrive, prende appunti, e io parlo, gli racconto di me, gli piace ascoltarmi, spesso piange, gli faccio pena e tra un bicchiere e l’altro finiamo a parlare di Livorno, del mare, del porto…” “Per fortuna ho incontrato Piero, lui è un uomo meraviglioso, ha capito tutto di me, soprattutto la sofferenza che ho dentro, nonostante la mia giovane età, la consapevolezza dei sentimenti, dei principi, anche lui è così, il suo sguardo è dolore, le sue parole sono dolore, il suo sorriso”: “Piero amava la vita e amava gli altri, ma non capiva la vita, non capiva gli altri e la vita e gli altri non capivano Piero, ma lui non si arrendeva e lottava continuamente per questo”. Ma il libro non è
solo Piero, non è solo autobiografia: è poesia, è
“la mia casa brucia” è “c’è musica
fritta stasera”, è “arranco,arranco, arranco”,
è “giorni passati come cornacchie”, è “a
bere vino senza senso / in quest’onda di burrasca”, è
“occhio al vestito, occhio al vestito leggero e colorato / che ondeggia
come fosse sotto l’effetto di una danza / (danza del ventre, danza
del ventre, danza del ventre)”. E’ tanti piccoli e grandi
momenti tutti da leggere. Un libro che forse non vi farà conoscere
Nada (che si cela e sfugge) ma forse servirà a pensare di più
a voi stessi. Materiali inerti, in parte trasformati nella pietra di copertina
del disco, in parte diventate canzoni. Un libro da leggere.
Ultimo
aggiornamento il 03-08-2004 |
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