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BiELLE LIBRI
 

Paolo Jachia : "Ivano Fossati, una vita controvento"
di Leon Ravasi

Trattasi di libriccino, libercolo o libretto che dir si voglia. Ora non è che si pretenda di recensire Proust e la "Recherche", ma mi basterebbe un Gianni Biondillo o un Giuseppe Genna! E invece mi tocca Fossati e un libretto per cui provo fastidio gia per la forma (e per il prezzo). Per 13 euro (credo che esistano ancora trattorie in cui si mangia per quel prezzo) viene spacciato un libro che alla prima lettura è giù in pezzi, che non si riesce ad aprire senza frantumarlo, scritto in Eurostyle (ma quando mai un libro in Eurostyle!) corpo 14 (! 14! Per presbiti pesanti! Un libro "normale" è scritto in Times o Arial 10 o 12 punti) e, soprattutto, sbandierato a destra! Ossia senza margini né giustificazione. Perché? Perché tanta trascuratezza formale? Per mascherare quella sostanziale?

Le lagnanze infatti non calano di tono nel passare dalla forma al contenuto. Paolo Jachia, che sarebbe benissimo in grado di scriverlo da solo un libro su Fossati se solo decidesse di fare le cose per bene e non con la mano sinistra, assembla un po' di materiale eterogeneo, visibilmente preparato per altro scopo (lezioni universitarie?) e lo "ammattona" a formare le scarne pagine dell'inconsistente libro.

Ricordandosi giustamente di ringraziare come nume tutelare Riccardo Bertoncelli ("lo miglior fabbro di tutti noi" lo appella), che in realtà è l'ispiratore di un metodo di lavoro (cfr. - come piace scrivere a Jachia - "Belin, sei sicuro?") in cui chi firma il libro mette pochissimo di suo all'interno del libro stesso, l'autore si dedica all'operazione dei mattoncini lego: prende numerose e ampie citazioni da libri già usciti, due interviste effettuate da altri, una già edita (quella di Enrico De Regibus per L'Isola che non c'era") e una inedita (di Emanuela Bisacca fatta per una tesi di laurea), ci aggiunge i testi di una manciata di canzoni (con quello di "Io sono un uomo libero" riempie addirittura due pagine), aggiunge un capitolo quasi intero sulla Mannoia (13 pagine che dio sa cosa c'entrino in un libro su Fossati. Sono esattamente un decimo del totale!), precisando peraltro che "da qui in poi seguiremo complessivamente l'attenta e partecipe di Paolo Marsich, di cui siamo apertamente debitori" (vale a dire, citando a man salva dal libro "Fiorella Mannoia" edito dalla triste Bastogi, nota per le operazioni poco accurata compiute nei libri di musica) e aggiungendoci una spruzzata di opinioni personali.

Le opinioni personali hanno l'enorme spessore di affermare che a Fossati piace viaggiare, che ha letto con piacere Pavase e Cervantes e che il tempo è un topos della sua opera (esistono cantautori che non parlino del tempo che passa? Questo è un dubbio mio). Ma per far questo è necessario citare una bibliografia che allinea 39 volumi citati di cui ben 11 sono dello stesso Jachia. Peraltro mi sfugge il rapporto tra un libro su Bachtin (citato nella bibliografia) e Ivano Fossati o tra Vecchioni, Guccini, Gaber e lo stesso Fossati. Mah? Misteri delle bibliografie!

Potremmo finirla qua, potevamo finirla anche prima di aprire il libro, ma vogliamo farci male e lo leggiamo tutto. E allora che qualcuno ci spieghi perché un autore miliardario, che ha iniziato ad avere successo di massa a 20 anni ("Jesahel") e che non ha mai smesso fino a oltre i 50 ("Tour acustico" ha stravenduto nonostante fosse solo un'operazione di marketing), che è stato riconosciuto e incoronato da critica e pubblico, che ha stuoli di ammiratori fedelissimi e soddisfatti, amato e apprezzato da stuoli di donne bellissime e interessantissime, che vive in una bella villa da cui domina dall'alto il mare della sua Liguria ... ma dove mai costui ha fatto una vita controvento? "Vita col sederino nel burro" sarebbe stato un titolo più azzeccato. Ma per favore! Controvento cosa? E chi tira la lima allora? E Claudio Lolli? E Ciampi? E Bindi? Non sono quelle forse vite molto più controvento di quella di Fossati?

Ci fermiamo citando un paio di sfondoni. Io gli sfondoni li posso anche accettare, tranne quando mi si mette nella stessa pagina "medesimezza", "passim" e "Yugoslavia" scritta con la Y che, tra le trenta parole accettate dai vocabolari di lingua italiana, non esiste. Non solo, ma non si può lanciare in copertina una intervista di Emanuela Bisacca e farla diventare all'interno Manuela Bisacca. Perché non 'Nrico Deregibus allora? Non è la stessa cosa Emanuela e Manuela. Per finire: che senso ha riempire il libro di "fotine" prese dai siti internet (che notoriamente non brillano per qualità) e pubblicare foto inguardabili come quelle a pagina 9, 10, 27, 29, 43, 47, 62, 68, 110, 118, 133 peraltro del tutto inutili allo sviluppo narrativo? Non lo so: è un mistero. Chi volesse invece leggere qualcosa di bello su Fossati, cerchi il bel libro di Massimo Cotto, "Per niente facile", Arcana 1994, ancora insuperato.

Paolo Jachia
"Ivano Fossati, una vita controvento"

Zona - Pag 136- Euro 13,00
Finito di stampare nel novembre 2004
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 04-03-2005

   
 

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