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BiELLE INTERVISTE
 
Quando con Isa ti coglie il Disoriente
di Giorgio Maimone

Isa ha pubblicato il suo primo disco "Disoriente" poco prima dell'estate e, finora, lodi quasi unanimi e la "consolazione" del secondo posto tra gli esordienti dal Club Tenco, dietro l'imbattibile corazzata Morgan. Il discorso con Isa si dipana con lentezza, tra un bicchiere di vino, una fetta di salame, in attesa di imbatterci nel diaframma "che non serve per cantare. E' un taglio di carne piemontese, una frattaglia, con un gusto simile a fegato o rognone. Secondo me è ottima". Confermo. Il diaframma è ottimo. Così come il diaframma che a Isa serve per sostenere il suo canto: una voce fragile e acuta che non va mai "di testa", ma svetta cristallina come una Joan Baez degli inizi.

"Come modo di cantare posso ispirarmi a Fossati, per quanto riguarda il modo di porgere le parole e l'attenzione agli accenti. La mia musica e la mia formazione di chitarrista classica risentono di Branduardi. Poi ovviamente, come per tutti c'è De André. Artisti di riferimento posso ritenere i cantautori francesi, Brel e Brassens in primo luogo".

Addetto ai fornelli e all'ospitalità un altro grande appassionato di cantautori francesi e cantautore a sua volta, oltre che brillante traduttore, tra l'altro, di Leo Ferrè: Alessio Lega. La sua versione di "Come a Ostenda" faceva bella mostra di sé nel disco dei Tetes de Bois dedicato a "Ferré, l'amore e la rivolta". Anche per lui c'è un disco in arrivo tra breve. Un disco un po' "strano" per chi è abituato all'immagine del cantautore con la chitarra: dietro di lui "come la Band con Bob Dylan" i Mariposa, uno dei combo più interessanti degli ultimi tempi. Ma ci sarà tempo per parlarne. Ora c'è Isa.

"Se mi vedessi quando sono un angelo / Col cuore che si spezza per la fatica / scarpe di vetro e piedi sanguinanti / Se mi vedessi quando ho gli occhi da lupa / Quando sono solo uno strumento / Che il vento muove quando passa" (L'angelo)

"Entrassi nella tua vita oh / Camminerei selvatica /Potrei un soffio e un temporale./ Entrassi nella tua vita ti / Regalerei quel demone / Ombra sul palmo della mia mano" (Dancing)

"Se vuoi disegnarmi pensami bionda / E se non ti ricordi fammi bella" (Sirene)

"L’uomo è una serpe / Un vero mostro di bravura / Il collo sporco di una camicia / Una lettera nella spazzatura" (Arco baleno)

Stavamo parlando di Nota, la tua casa discografica, di quelle "piccole ma coraggiose". Quelle che meritano un monumento. Per Nota hanno inciso, tra l'altro, Loris Vescovo e i Cercis Quartet, gli Flk, Lino Straulino ... Nota è un'etichetta indipendente di Udine fondata e mandata avanti da Valter Colle che si occupa prevalentemente di musicisti ed autori friulani, un catalogo chilometrico di nomi pressoché sconosciuti a sud della Livenza, ma di altissima qualità.

"Quando Valter Colle mi ha sentito, ha voluto farmi fare un disco molto spoglio, molto acustico, in primo luogo per darmi in mano un oggetto che mi assomigliasse, quando vado in giro in concerto. Le canzoni erano già finite, molto articolate quando sono arrivata da lui. Continuava a dirmi "non devi avere molte aspettative. Perché questo è solo il primo disco. E', diciamo, un disco di prova dove mettiamo le cose più semplice, più facili possibili e un domani potremmo decidere di arrangiarle, chessò, con un quartetto d'archi o con degli ottoni, piuttosto che con un gruppo Kletzmer. Partiamo limitati".

Tu te le senti queste canzoni? Le indossi con disinvoltura?

"Io sì. Molto. A me suonavano così. Quando ho incontrato Michele Pucci, l'arrangiatore del disco e grande chitarrista, ci siamo seduti nella cucina di Valter e lui suonicchiava sopra le cose che sentiva e io mi fermavo e dicevo: "Qui vorrei... qui metterei.. a me qui piacerebbe..." Avrei solo voluto un pochino più di fisarmonica"

"Il disco è stato registrato in 15 giorni. E' stato un problema coordinare la mia presenza con quella dei musicisti. Anche perché io ho un lavoro. Ho finito il 12 aprile.. E' mancato un po' di tempo di riflessione sul mixaggio.

Si sente. E' forse l'unica pecca.

"Un po' è voluto così. Perché secondo Valter sono canzoni molto antiche da una parte e molto nuove dall'altro. Da una parte hanno echi molto riconoscibili di jazz e di folk e sai da dove vengono. Dall'altra scelgono direzioni originali. D'altra parte non volevo assolutamente strumenti elettronici. Quindi non restava molto. Chitarra e voce o pianoforte e voce".

Percussioni?

"Percussioni ne avremmo volute di più. Una volta ascoltate le 14 tracce, avessimo avuto un giorno in più di sala le avremmo aggiunte. In "Ninna na" stavano bene e sarebbero state bene anche in "Sirene". Per dare quel colore in più, quella spezia ..."

Nota però è un'etichetta specializzata in musicisti friulani. Che c'entra una torinese doc?

"Innanzitutto sono nata a Sanremo. A Nota sono arrivata per due vie traverse: Gualtiero Bertelli e Luca Bonaffini, senza conoscersi e senza sapere nulla del fatto che io li conoscessi entrambi, sono andati da Valter a dire che c'era una cantante bravissima che doveva senz'altro incidere un disco".

Eri tu

"Ero io. Valter è venuto a Torino, al Café Procope, dove facevo tre pezzi prima di un concerto di Gualtiero Bertelli. Evidentemente gli sono piaciuta ..."

La lista delle canzoni era quella o ne sono state scartate o aggiunte? E' un disco lungo tra l'altro ...

"E le altre 50 che ne sono rimaste fuori? Notturno italiano è dell'86, avevo 21 anni quando l'ho scritta. E la "Buonasorte" è del novembre 2002,. Casualmente sono la più giovane e la più vecchia del disco all'inizio e la principio, ma non è voluto.

Ho letto l'intervista con Deregibus su l'Isola non trovata e tu dici che ami il termine "Artista" perché è un termine così "anfibio" che lo si può girare in qualsiasi modo. Invece secondo me il bello del tuo album è che sono canzoni di donna e che canta una donna.

"Da una parte mi piace molto che uomini e donne siano diversi, mentalmente e spiritualmente diversi. E' quello il bello della faccenda. Sennò il gioco finisce subito.Che poi questa diversità diventi un marchio di distinzione e separazione non mi sta più bene".

Da ascoltatore però sentire una donna che parla di un uomo e che lo può raccontare anche attraverso il collo della camicia sporca o altri dettagli che a me non verrebbero mai in mente è una sensazione meravigliosa. E' vedersi in uno specchio riflesso, vedersi negli occhi di una donna, una visione rovesciata di 180 gradi. E questo è proprio un valore del disco.

"Sì, in questo senso mi va bene"

Non solo, ma trovo che sia di una bellezza straziante sentire questa donna raccontarsi con limiti e difetti, con bellezza nel profondo e vincoli terragni. E' una donna vera quella che emerge dal tuo lavoro. Non una bambola di gomma. Donna con fragilità e forza, tenera e rabbiosa, protettiva e sola. Un vero racconto per immagini.

"In effetti l'idea di Walter è di fare due video: uno sarà Disoriente e l'altro "La buonasorte"

Le canzoni che ti piacciono di più?

E' quella che cantiamo sempre in giro, per cui la gente si compra il disco. Oh io poi cambio idea ogni settimana. La buonasorte ha quella posizione perché volevo assolutamente finire il viaggio con "Al centro della musica ecco il tempo dei miracoli" parti con notturno italiano sotto una rete di stelle e poi dove vai? Al centro del miracolo.

La canzone che piace di più ad Alessio?

"Sono quelle in cui canto io, ovviamente. Buonasorte, ad esempio"

Buonasorte è proprio indovinata. Tu sei molto forte sui ritornelli. E' una grazia. Molto classica l'impostazione. Hai degli incisi molto memorizzabili, musicali, che si fanno cantare.

"Sì, rimangono. "La buonasorte" ha anche la strofa accattivante da subito. E poi tu non l'hai mai vista nella sua forma completa che prevede Barbara che balla. E' la danza che cammina. Lei ha il ballo dentro. Balla da angelo in corpo di diavolo. Mi ha fatto due coreografie magnifiche: una per "L'angelo" e l'altra per "La Buonasorte"

Parliamo de "L'angelo". Il testo più bello e la musica meno indovinata. Ma se questa fosse stata recitata avrebbe guadagnato. Potresti avere doti attorali. Come poesia è bellissima

"A me piace molto anche così. Non è una canzone che mi abbia mai creato dubbi. Né sulla musica né sul testo. Non è detto che un domani non provi a recitare, ma non è un tema immediato"

"Il disco doveva essere chitarristico. Io l'avevo pensato così. E poi sono canzoni che sono nate con le chitarre e mi piace che questo resti"

Rosa rosetta è una canzone tua o è fatta sulla base di una canzone popolare

"No, è assolutamente mia. Anche il mio papà quando gli ho chiesto consulenza linguistica per il dialetto che poi non è piemontese, ma è quello di Mongardino d'Asti, una sacca linguistica, mi fa "Ma è una canzone del Nigra?". Tutti hanno questo sospetto. Potrei dire l'ho trovato in un manoscritto dimenticato, in una canonica dell'astigiano.... In realtà è stato un consiglio di Gualtiero Bertelli".

Al proposito ho trovato molto bello l'uso della seconda voce maschile che non è mai invasivo: Gualtiero, per l'appunto, e il nostro anfitrione Alessio Lega

Interviene il taciturno Alessio: "C'è un uso molto diverso delle due voci. Gualtiero è il cantautore che fa un parte e deve essere riconoscibile in quanto tale, la mia fa parte della musica. Ho cantato in secondo piano".

"Avrei fatto un uso molto maggiore delle secondo voci - riprende Isa - se avessi avuto più tempo. Il tempo è stato l'handicap principale di questo lavoro"

Comunque un lavoro che entra di diritto nell'ambito della musica d'autore. Come si riconosce secondo te, secondo voi, la canzone d'autore?

"Un autore tende a parlare per tutti. Io cerco di non mettere mai nelle mie canzoni temi particolari troppo riconoscibili. Nomi di persone, ad esempio. C'è "Rosa rosetta", ma è un paradigma popolare. Non un vero nome. Il sentimento è talmente universale che sono io che lo racconto, ma tu lo puoi leggere come vissuto da te".

E io che sono uomo lo vivo dall'altra parte

"Lo vivi alla rovescia. Io non sono molto abituata a essere ascoltata dagli uomini . Questa è una novità degli ultimi anni. Ho fatto molti concerti, ma i commenti alla fine li ricevevo sempre dalle donne. Penso che siano cambiati i tempi. Ora un uomo non si sente particolarmente sminuito a venirmi a dire: "bella questa canzone, mi ricorda questo, mi ricorda quello. L'ho vissuta anch'io"

"Le donne in genere mi dicevano tu canti quello che io sento e io mi riconoscono in quello che canti. Io avevo una canzone "dimmi che sono splendida, come me non c'è nessuno, sono l'unica" ovviamente era molto ironica. La cantavo anche sorridendo. Mi è capitato un paio di volte di sentire ragazze che mi dicevano: "mi sono trascritta il testo e me lo sono appeso sullo specchio del bagno e me lo leggo tutte le mattine".

Intervista effettuata il 10-10-2003

   
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