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Caparezza: "L'evoluzione dell'uomo sono le scimmie!"

Mi
sono reso conto che 14 tracce per raccontare una
storia con 4 personaggi protagonisti, più
una serie di altri non protagonisti, interpretati
da doppiatori professionisti, si avvicinava più
a un romanzo che a un concept album
E’
“oltre” il concept album.
E
quindi l’ho chiamato fonoromanzo, sono un
pioniere da questo punto di vista. E poi per avvalorare
questa mia tesi mi sono avvalso della scrittura
del libro, Saghe Mentali, che
è diviso in quattro tomi, la cui ultima
parte è praticamente il fonoromanzo. Il
racconto esteso dove è raccontato tutto
quanto, anche quello che non potevo far recitare
per non ammorbare il pubblico. Ho esteso in forma
scritta la storia delle Dimensioni del
mio caos.
Ma
secondo te bisogna comprare libro e disco o potrebbero
viaggiare anche separati?
Potrebbero
viaggiare anche separati. Il libro tornerà
molto utile a chi ha solo i miei mp3, perché
ci sono tutti i testi dentro. Sono in simbiosi.
Assieme sono multimediali. È strano leggere
un romanzo che poi ti suggerisce di inserire la
traccia di un cd.
Nel libro c’è molto altro
poi
Certo,
perché tutto il mio percorso discografico
è stato analizzato con quattro mondi editoriali
differenti, quattro caratteri differenti, quattro
tipi di impaginazione diversi. Una follia! E’
stato difficile per me spiegare cosa volevo ottenere.
Tutto poi illustrato dai disegni di Laura e la
grafica mozzafiato di Stefano Ciannamea. Alla
fine disegno un ritratto di me stesso e non viene
fuori certamente la rock star che sfascia gli
alberghi.
Come
dici anche nella biografia …
Ho
sempre pensato che la droga non fosse così
spontamente legata alla creatività. Se
così fosse sarei circondato da geni.
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| Almamegretta:
"Le parentele nel canto tra Napoli e Africa" |
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«Ascoltavamo
un disco di African Headcharge notando che su queste ritmiche
reggae c’erano ritmiche africana, ma proprio dell’Afica
nera, non tanto giamaicane, che davano un’aria di
mistero alla musica e sembravano registrate chissà
in quale villaggio … è invece era tutta roba
prodotta in uno studio di Londra. E allora ci siamo detti,
ma perché non possiamo mettere i suoni di Napoli,
che vocalmente ricordano molto il modo di cantare arabo?
Ci sono delle parentele con il mondo africano nel canto.
E quindi è iniziato il nostro progetto e continuiamo
su questa strada».
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| Rita
Botto: "Donna Rita, un po' caos, ma dal caos nasce
il bello" |
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«Di
Stranizza d’amuri, che poi è stato il mio
primo vero disco, non so quale sia stata la ricetta. Certo
che è entrato molto nel cuore della gente. Rifare
la stessa cosa, non avendo la ricetta, perché sono
quelle alchimie che si formano da sole, quella specie
di Magaria, non avrei saputo farlo. Sarebbe stato uno
sforzo che nona avrebbe portato allo stesso risultato.
E allora tanto vale provare a essere se stessi. Nel momento
in cui mi sono provata a fare questo disco ero questa
persona». |
| Massimo
Ghiacci (Mcr): "I Modena dopo l'inverno" |
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«Siamo
da sempre stati percepiti come una band costantemente
in tour e ci siamo resi conto da anni come per il pubblico
rispetto a noi sia molto meno evidente la differenza tra
un tour e l’altro, dal momento che sei fuori per
presentare il disco nuovo a quando sei in giro ormai da
due anni dall’uscita. La percezione delle gente
è diversa. È quella di un gruppo costantemente
in cammino, continuamente sulla strada». |
| Lucio
Dalla: "Fare arrivare alla gente il meglio della
canzone" |
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«C'è
una canzone che è Anidride solforosa.
E’ un omaggio che faccio a me stesso e anche un
omaggio che continuo a fare a Roberto Roversi che non
è stato solo un collaboratore, ma un leader nell’operazione
che abbiamo fatto assieme. Subito dopo aver lavorato con
Roversi io ho iniziato a scrivermi i testi da solo, quindi
per me è stato anche un riferimento, una scuola.
E così mi sono preparato per scrivere i testi al
momento opportuno». |
| Carmen
Consoli: : "Mischiamo i dialetti, riscopriamo le
radici" |
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«La
musica napoletana ha avuto una diffusione più ampia,
quella del Salento ha creato la Notte della Taranta che
è un festival di rinomanza internazionali e noi
piccolini vogliamo fare sentire anche la nostra voce,
non per metterci in concorrenza ma per farci conoscere.
Per dire anche noi ci siamo, noi di quest’isola
sfigata. Con la nostra lingua con le nostre atmosfere
e vogliamo riempire le sonorità del sud anche noi,
non solo noi. Anche noi». |
| Paolo
Benvegnù: "Un piccolo sunto della non-indifferenza" |
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«Non
c'è il libretto proprio per non dare tanta importanza
alla parola. Per quanto sia un disco di parola. Nella
realtà il mio intento, anche se in realtà
sono sempre intenti troppo concettuali, l’intento
era: dico tutte queste parole nella speranza che, chiamando
il disco Le labbra, da qui in poi incominci a diventare
gesti e sensazioni. Poi in realtà il libretto coi
testi lo stiamo facendo, scaricabile da internet. Anche
in un formato vicino a quello che è il formato
del libretto del disco stesso». |
| Frankie
Hi-Nrg: "L'eroismo di Sanremo è più
loro che mio" |
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«Io
ha una cultura cinematografica, sia in questo brano che
nell’album si sente questo sapore. L’immaginario
a cui abbiamo attinto spazia dal western al poliziottesco.
Ce n’è un po’ per tutti per poter sognare
a occhi aperti. L’album si chiama DePrimo maggio
e uscirà subito dopo il festival. Il 29 febbraio.
Un disco bisestile. Sono dieci tracce che fanno a gara
a imporsi nell’attenzione di chi lo ascolta - e
lo dico senza falsi pudori». |
| Max
Gazzè: "L'aspetto duale delle cose" |
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«Tra
l'aratro e la radio inizialmente doveva chiamarsi "Come
in cielo così in terra", che comprende l’aspetto
duale delle cose. Ci sono canzoni sublimi ed altre più
terrene che sono due aspetti opposti della stesa realtà.
Canzoni come “Tra l’Evo e il medio”
e “L’ultimo cielo” sono i due estremi.
Di fatto tra l’aratro e la radio sono gli estremi
simbolici del progresso avvenuto nel secolo. Dalla produzione
artigianale alla trasmissione della voce via etere».
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| Francesco
Tricarico: "La mia vita non è semplice" |
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«No,
non c’è nessun rapporto con Vita spericolata
di Vasco Rossi. E’ una cosa mia. Una mia visione
della spericolatezza, nel senso che è legata ad
accogliere delle emozioni e a viverle intensamente ed
esageratamente. Abbandonandosi un po’ troppo alle
cose che accadono. All’interno di una vita non tranquilla
e cercando una speranza all’interno di una vita
che è già spericolata di suo.».
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| Flavio
Giurato: il fiume carsico riapparso |
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«Flavio
Giurato è un'anomalia del sistema, un atleta in
cerca di un'Olimpiade immaginaria, un purosangue difficile
da imbrigliare. Flavio Giurato è un fiume carsico
che riemerge molte miglia più in là, quando
nessuno se lo aspetta più". Con queste
parole lo descrive Carlo Massarini. Nonostante anni di
silenzio discografico, il suo “culto” si è
diffuso via Internet, favorito negli anni dal passaparola
e alimentato da sporadiche apparizioni in concerto. Ora
il ritorno discografico». |
| New
Trolls e concerto grosso 36 anni dopo |
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«Stefano
è molto giovane ed è un violoncellista eccezionale.
Lui usa anche il violoncello per il Jazz, col distorsore,
con mille altri effetti spettacolari… è uno
molto vicino al nostro mondo. Ed è curioso constatare
come si siano invertite, in un certo modo, le parti: una
volta avevamo Bacalov, che per noi era un ‘adulto’,
che interagiva con dei giovani scapestrati; oggi noi siamo
gli adulti ed abbiamo un direttore d’orchestra giovane,
ma che interpreta tutte le nostre follie».
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«E’
impossibile comprimere in un disco tutto quello che può
accadere su un palco, però l’indole è quella.
Tu hai detto giustamente c’è un approccio letterario.
Quando mi chiedevano ultimamente “ma in questo periodo
stai scrivendo libri?” io rispondevo “no, perché
sto scrivendo un disco”. Perché per me il processo
è quello: non ho “suonato” un disco, ho “scritto”
un disco. Fa niente se ho in mano la chitarra».
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«Nel
momento in cui hai una linea melodica e vai ad assemblare il
disco, devi avere il coraggio di togliere tutto quello che c’è
di più. Mi piace dire che se la prosa è un bicchiere
di vino, il disco è un distillato. Quindi tu devi andare
all’essenza nel disco. Togliere e poi soppesare i pezzi
per fare in modo che dal punto di vista registico, del suono
e del contenuto si chiuda il cerchio. Così hai questa
idea dell’essenzialità che in un disco è
forza ed è sostanza». |