Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 















Gli "imperdibili" del 2007
 

Teresa De Sio:
"Sacco e fuoco"


La voce più di tutto mi colpisce. Sale stretta come una ferita, si approfonda in un gorgo dell'anima che sa di ruggine, di sale e di sole. Graffia e colpisce, si impenna e si abbassa come il movimento delle mani su una tamorra, ma poi sa aprirsi in un golfo caldo e scuro nel cuore di una Ninna nanna. Insomma è Teresa De Sio. Quando la voce si fa anima che si trasforma di nuovo in voce, in una serie di rimandi che sbalordisce e che confonde. E' magia sciamanica che si dirama dal canto, che tintinna dalle corde del mandolino suonato da Don Peppino De Trizio, che scorre sulle corde delle chitarra e sulle pelli tese delle percussioni. "Sacco e fuoco" è programmatico: è la storia di un assalto in musica al cuore delle nostre passioni. Un album rapido e veloce. Che si conclude come parte: con uno scatto d'orgoglio.

"Brigate di frontiera", un ripescaggio da "Un libero cercare" del 1995, stimolato dall'esito convincente dei concerti, sembra inventata per le Brigate Lolli: "Ma guarda ancora esisto /
ancora insisto / mi vesto, mi svesto, / buon esito, resisto". E più avanti: "Siamo ancora qui / scampati a un fuoco di fila / a contarci a uno a uno / a raccontarci di un futuro. / Siamo fuochisti e marinai / siamo gommisti e fornai / siamo cantanti, flautiste e liutai / Abbiamo scale e martelli / abbiamo vele e pennelli / abbiamo bussola, vento e bandiera // Siamo brigate di frontiera / che la frontiera non l'hanno vista mai".

Noi siamo noi "Brigate di frontiera", che la frontiera non l'abbiamo vista mai. Ma abbiamo visto una donna sulla collina che stringeva una bandiera e la faceva ondeggiare a tempo. La bandiera era rossa, la donna era Teresa: Teresa De Sio.

Insomma, se Teresa Batista era stanca di guerra, Teresa De Sio non appoggia la bandiera, ma la tiene bella alta, come in "A sud, a sud" e la fa garrire sui canti popolari, sui concetti giusti, sulle battaglie sante. E' un disco perfetto quindi "Sacco e fuoco"? Per niente. Ma è un disco viscerale. E quando mai i visceri sono perfetti? Per definizione sono imperfetti, sporchi, corrotti. I visceri si buttano. Ma si possono anche buttare sul tavolo perchè contengono il coraggio e la passione, due armi che in mano a Teresa non sono affatto scariche.

Priska: "Le fureur du papavoine"
Lucia Lombardo: "Il passo dei lupi"
Gianluca Bargis: "Niente di personale"
Ma'aria: "Sugnari"
Fabula Rasa: "Fiorile e altre storie"
Massimo Chiacchio: "Sasso"
Gerardo Balestrieri : "I nasi buffi e la scrittura musicale"

Piccola Bottega Baltazar: "Il disco dei miracoli"
Alessio Lega: "Sotto il pavé la spiaggia"
Massimo Priviero: "Dolce Resistenza"
Alessio Lega: "Zollette"
Folco Orselli: "MilanoBabilonia"
Mauro Ermanno Giovanardi: "Cuore a nudo"
Cristina Donà: "La quinta stagione"
Eugenio Bennato: "Sponda sud"
Leandro Barsotti: "Il jazz nel burrone"
Avion travel: "Danson Metropoli"

Rudy Marra: "Sono un genio ma non lo dimostro"
Genio? Non lo so. Di sicuro geniale. Rudy Marra comparve all'improvviso al festival di Sanremo del 1991, ma nonostante buoni risultati, dal '95 scomparve, tornando a muoversi sott'acqua. Ora esce con un nuovo disco e un libro. Ce l'ha con tutti. Sapido e urticante. Ma molto molto molto bravo.Sono dodici brani di grande spessore che si muovono su territori musicali di confine al servizio di una vocalità rauca e intensa o profonda e cupa. Marra ha tanto da dire. Ascoltiamolo.
Simone Cristicchi: "Dall'altra parte del cancello"
Undici tracce ed ognuna è un gioiello: si parla di matti, di eutanasia, di co.co.co e lavoro temporaneo, di poesia, di vizi e vezzi della vita in Italia, con almeno tre tipi di italiani passati in radiografia. E poi c'è "Ti regalerò una rosa", la canzone che ha vinto Sanremo, uno dei testi più amozionanti letti negli ultimi tempi. Che Simone Cristicchi fosse matto ma bravo si sapeva, Ora si sa anche che è folle e geniale, ma con molto metodo, Una certezza.

 
Luigi Maieron: "Une primavere"
Se il risultato di un grande dolore può essere a volte un'opera d'arte, un'opera d'arte altrettante volte può essere fonte di dolore. "Une Primavere" è dolore e gioia a tempi alterni, fino ad arrivare a farli convivere, il dolore e la gioia, nella canzone che dà il titolo all'album. E questo disco, in fondo, è una sola lunga ballata dolente:   così bella, così intensa, così pulita. Così triste, così necessaria, così assoluta.
GianGilberto Monti:"Ce n'est qu'un début"
  Canzoni dolenti o raccolte, intime e intense: la politica e la vita degli anni '70 raccontata con pudore e con amore. Profondo, ferito, ricucito. Come tutte quelle sensazioni che non si lasciano dimenticare, nonostante di acqua sotto i ponti, anche sporca, anche putrida, ne è passata tanta in questi tre decenni. Ma la nostalgia e la passione resta, anche perché, come direbbe Jannacci, “alura gh’avevi vint’ann”.
Maria Pierantoni Giua: "Giua"
Esordire con un disco che come unica indicazione porta il tuo nome è un segno di spegiudicatezza. Forse di autorevolezza. Magari di presunzione. Esordire con un ottimo disco è un ottimo biglietto di presentazione. Maria Pierantoni Giua, in arte solo Giua, fa entrambe le cose. Non sono portata per natura all'entusiasmo irrefrenabile, ma "Giua" come disco merita di venire ricordato e ascoltato ad esaurimento dei solchi. Mentre Giua come artista merita di essere considerata molto più della promessa. The next big thing? Potrebbe pure darsi ..
I Luf: "Paradis del Diaol"
Dall'inizio alla fine un tiro rock che non deflette un secondo, una passione cantautorale a tutta prova, una sincerità di intenti da premio. Signori, i lupi sono scesi di nuovo a valle, passato l'inverno e dimenticata la neve sui monti; sono scesi a portare allegria, danza, pensieri e storie. Forse le stesse storie che nelle sere d'inverno si raccontavano attorno al fuoco. Il fuoco è ancora acceso. E' quello della passione. Lunga vita ai lupi! E che siano sempre meno solitari.
Roberto Vecchioni: "Di rabbia e di stelle"
Non c’è un tema di fondo se non proprio quello preannunciato dal titolo: sono canzoni “Di rabbia e di stelle”, dove, supportato da una formazione massiccia, Roberto Vecchioni riprende a raccontare le sue solite storie. Il professore è tornato.Attenzione, vale sempre il concetto che, come con Intel, in questo disco c’è “Vecchioni inside”. Se non siete interessati non aprite il file. Ma se siete suoi vecchi e fedeli ascoltatori, ancora una volta troverete pane per le vostre orecchie.
Bonaveri: "Magnifico"
E' difficile essere impegnati in tempi di anti-politica. E' difficile scegliere il sociale, l’invettiva, i realismo in tempi in cui la tentazione di rifugiarsi nel puro immaginario è assai forte. E' difficile optare per l’ideale, quando un po’ di ben dosato cinismo può aprire molte più porte... Germano Bonaveri (o meglio, come recita la copertina del disco, soltanto Bonaveri), al suo esordio da solista, non si fa intimorire da tutte queste difficoltà. E si butta nell’impresa con grande convinzione.
John De Leo: "Vago svanendo"
Disco eclettico, storto, poco normale, da ascoltare con orecchie sgombre da preconcetti. E non necessariamente da capire. Ma da gustare. Un disco evento, un episodio originale, comunque lo si voglia interpretare. Mi piace "Vago svanendo", nei sui tratti espliciti e in quelli riposti, in quello che vuole significare, ma soprattutto in quello che io mi aspetto che significhi. Nel tanto che mi dà e in quello, ancor più, che mi promette.
Morgan: "Da A ad A"
Morgan ha scritto un disco tetro e contorto partendo dal labirinto delle sue sofferenze interiori. Da A ad A, come un movimento che non nasce, un itinerario non compiuto, come Asia Argento che è rimasta alle spalle e Anna Lou, la bambina che hanno avuto insieme, che rappresenta il futuro. Come spesso capita, dal tormento è nata una grande opera. Un disco sghembo, diseguale, irritante e geniale. Non facile, contropelo, oscuro, ogni tanto minaccioso e con improvvise esplosioni solari. Morgan? Teniamolo sempre più d'occhio.
Mattia Donna: "Sul fianco della strada"
Assolutamente da tenere d'occhio come autore e come esecutore. Mattia Donna fa un debutto degno di assoluto riguardo, con una maturitò di scrittura considerevole che richiama alla memoria illustri precedenti. I nomi che viene naturale scomodare sono De Gregori, De André e perfino Bob Dylan, ma non sono nomi tirati giù a caso. Sotto l'ala protettiva di Vince Tempera, Mattia ha tempo, occasione e modo per mettersi in mostra, Io ci scommetterei.
Patrizia Laquidara: "Funambola"
E' un album a tutto tondo: funambolico, divertente, sensuale e intelligente. Iil tentativo riuscito di muoversi su quei sottili disequilibri che separano l'essere dal divenire, l'oggi dal domani, il reale dal potenziale. C'è molto Brasile, c'è sempre un po' di Portogallo, c'è soprattutto una donna attorno ai 30 anni con tutti gli slittamenti progressivi del caso. Un disco di classe superiore per un'interprete e autrice che è una splendida realtà. 
Tetes de Bois: "Avanti Pop"
'Avanti Pop' è geniale. A cominciare dal titolo, che racchiude un mondo, un progetto politico, un'idea di impegno sociale e civile. Poi la copertina e il libretto con le splendide illustrazioni di Marta dal Prato e con il manifesto programmatico del progetto. Che in realtà e un viaggio alla ricerca di storie scomode.C'è energia, c'è creatività, c'è ritmo, c'è la raccolta di "storie d'amore di speranza di rabbia d'ingiustizia tralicci fumi filari fiumi di lacrime pioppi solchi cave" ci sono mille spunti per mille riflessioni e c'è il sogno di "un giorno che non ti aspetti". E non c'è nemmeno la traccia di un facile slogan.
Benvegnù, Magoni, Demuru, Tavolazzi: "Cime domestiche"
Disco non per tutti. Perché è un disco estremista e del tutto alieno ai compromessi..Se nonostante questo vi accosterete al disco non potrete non scoprirne la magia. Non facile, ma profonda, in un lavoro di quattro forti personalità artistiche che riescono a non prevaricare l'una sull'altra, ma a fondersi in favore di un progetto. "Cime domestiche", riportando tutto a casa, ma camminando sulle strade bianche.
Daniele Sepe und Rote ...: "Suonarne 1 x educarne 100"
Sano e robusto disco di rock (e non di jazz), assolutamente politico. Insomma, si può essere d'accordo o no. Anzi si "deve" non essere d'accordo se non lo si è: ribellarsi è giusto di fronte a qualsiasi ricetta preconfezionata, a qualsiasi teoria non suffragata. Ma il lavoro di Daniele Sepe è la cosa migliore che mi sia capitato di sentire in quest'anno ancora giovane. Poche palle: è imperdibile!
Dente: "Non c'è due senza te"
Dente (e non è il vero nome) è disarmante: una chitarrina, suonata sdren sdren, una voce non memorabile e quasi nient'altro. La prima canzone è raggelante: "Canzone di non amore". Si pensa di non essere su un disco, ma sul demo di un esordiente e non destinato a fare grande strada. Già alla seconda ("Baby building") qualcosa scatta. Non siamo sul piano dell'assoluta normalità. E, soprattutto, provate a scollarvela di dosso: impossibile! Eppure è fatta di niente.
 
Sgt Pepper's - a cura di Bertoncelli e Zanetti   "Come l'ombra" di Marina Spada
Tutto su un disco solo, ma efficace, ben raccontato, documentato e corredato. Forse un po' troppo incentrato sull'Italia. Però questo è anche un merito. Insomma, un libro da leggere senza starci a pensare molto. Rispetto al lavoro che c'è dietro, anche iconografico, non è nemmeno caro. Soldi comunque ben spesi, libro ben scritto e divertente. Distante quel tanto che basta dall'evento per evitare toni elegiaci. Scritto con un sorriso e letto abbondando in sorrisi. Ne vale la pena.
  Film di inconsistenze e di assenze, ma proprio per questo di spessore, film di silenzi, di lunghe sequenze, di poche parole. Ed è pure un film di immagini. Protagonista Milano, fotografata da suo pari da un grande delle foto cittadine come Piero Basilico.E' la dimostrazione concreta di come si possa fare un cinema di idee, visivamente curato e appagante, scegliendo Milano come scenario e costruendoci dentro una storia.
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