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Gli "imperdibili" del 2006
 

Vinicio Capossela:
"Ovunque proteggi"

Eravamo del tutto tranquilli: Vinicio Capossela disco dell'anno. E' uscito a febbraio, ha retto agli assalti di De Gregori, di Lolli, dei Gang. Stiamo per arrivare a fine anno e ci è semplice pensare quale sarà il disco dell'anno. Sennonché, a novembre, esce un nuovo album che ci sconvolge le classifiche già fatte: è "Da questa parte del mare" di Gianmaria Testa. Un concept album! Ma anche "Ovunque proteggi" lo è. E' bellissimo! Ma anche Capossela. Uno più "nuovo", l'altro più "tradizionale", ma perché così sono i loro autori. Che si stimano ma si riconoscono diversi (vedi intervista a Testa). Un ex aequo? Non si usa. La distanza è minima, ma è già successo (con i Sulutumana e Van De Sfroos, per esempio: due volte e a ruoli invertiti). Insomma: l'imperdibile resta Vinicio, ma di un'unghia sola.

E’ un magnifico disco obliquo e rimbalzante. E’ un disco “abbracciante” come lo ha definito lo stesso Capossela, ma soprattutto “è un disco”, ossia un’opera compiuta con un inizio e una fine, un senso di marcia, delle istruzioni per l’uso che partono dalla copertina e finiscono all’ultima nota dell’ultimo solco un’ora, 11 minuti e 58 secondi dopo. Anzi, partono ancora prima perché Vinicio, facendo parziale violenza a se stesso, ha parlato del disco, lo ha presentato la sera del 19 gennaio a Milano, nella ex chiesa sconsacrata di San Carpoforo e ha fatto percepire l’affetto e le aspettative che nutre per questo lavoro. Diciamolo subito che sennò ci scappa fuori: se non è un capolavoro, poco ci manca.

Francesco Sullo: "Il lampo del temporale"
La camera migliore: "Cari miei"
Ettore Giuradei & Malacompagine: "Panciastorie"
Massimo Lajolo e Onde medie: "Distanze"
Espanta Bruixas: "Canti di fortuna"
Manodopera: "Op-là"
Tischlbong: "Tischlbong"
Nighthawks: "From an hotel room"
Maler: "Dell'ora e del mai"

Clan Mamacè: "Senza ricompensa alcuna"
Ma quanto sono cresciuti quelli del Clan Mamacé? Che fossero bravi lo avevamo capito dal primo disco (“Accordi e disaccordi”), tanto da premiarli tra i migliori debutti. Ma gli anni passati non sono passati invano e il secondo disco ce li restituisce ancora più maturi e saldi nella loro convinzione che si possa cercare di fare musica d’autore, senza né cedere a compromessi, né, necessariamente annoiare ed annoiarci.
Stefano Tessadri: "Malocuore" 
Stefano Tessadri nel primo disco, "Dietro ogni attesa", aveva esplorato territori contigui a quelli di Vinicio Capossela, contaminando spazi urbani e ritmi balcanici, bevute e ballate molto “blue” al pianoforte, reinterpretando la figura del beutiful looser alla Tom Waits, in pericoloso disequilibrio tra follia e atarassia sociale. Ma che da questo punto di partenza si potesse arrivare ... in America (e non dell’est, ma nel west) era difficile prevedere. Un disco maledettamente buono!
Del Sangre: "... un nome ad ogni pioggia"
Dischi come pioggia, a lavare ferite vecchie e nuove. A lavare il sangue. E già dal titolo, "...un nome ad ogni pioggia...", il terzo disco dei Del Sangre ha il sapore di una promessa che il lettore di cd si incarica di mantenere. Le canzoni, tutte di Luca Mirti, viaggiano su un insieme strumentale che il libretto allegato al cd, malauguratamente scritto in bianco su nero, impedisce di decifrare appieno.
SursumCorda: "Il volo"
Musiche nate per essere collegate alle immagini di un documentario, che a poco a poco hanno preso consistenza, certezza del volo, sicurezza nelle proprie ali e, senza mai mollare le radici che le tengono legate alla terra, hanno trovato la forza per staccare il suono del suolo. E iniziare a volare. "In volo" è una delle più piacevoli sorprese di questo fantastico inizio di 2006!
 
Gianmaria Testa: "Da questa parte del mare"
Non cercate un sorriso qua dentro. Non lo troverete. Non cercate redenzione o speranza, perché non ve ne sono. Gianmaria Testa ha prodotto un disco rigoroso e serio, triste e compreso, intenso e violentemente poetico, dove l’ombra di un sorriso è sfiorato solo in un pezzo, ma è un sorriso ironico e disperato, dalla parte degli ultimi. Testa è uno dei migliori che abbiamo.
Claudio Lolli:"La scoperta dell'America"
Prima considerazione: c'è musica. Ci sono gli strumenti, ci sono gli strumentisti, c'è persino Lolli che canta: è un vero disco di canzoni! Seconda considerazione: ma davvero credete di venire su un sito che si chiama "La Brigata Lolli" e trovare una recensione obiettiva di un disco di inediti di Claudio Lolli dopo 9 anni? Allora avete sbagliato indirizzo: questa sarà una cronaca emotiva, sensoriale, partecipata ed anche in buona parte emozionata.
Francesco De Gregori: "Calypsos"
Sono senza dubbio cinque le stelle che destiniamo all'album. "Calypsos", mi ripeto, entra nelle sfere alte della discografia di De Gregori, senza pentimenti e senza esitazioni. Ci sono dischi in cui tutto ti piace e magicamente trova il suo posto logico nella tua vita, nei tuoi ascolti, nei tuoi pensieri. "Calypsos" è così: il disco giusto al posto giusto. D'altra parte, potevamo arrivarci anche prima: lo sanno tutti che Calypsos è un mito!
Cisco: "La lunga notte"
Bel disco questo di Cisco (anche per la rima!). Canzoni interessanti, buoni testi, tematiche sociali e impegnate. E' un disco nuovo e un debutto solistico, 14 canzoni tutte in grazia di dio, in un'offerta musicale niente affatto avara, articolata com'è su 55 minuti di musica. Ma se la proposta di Cisco è così simile a come suonavano prima i Modena, come suonerà il nuovo disco dei Modena?
Ginevra De Marco: "Stazioni lunari prende terra ..."
Niente da dire. C'è solo da togliersi il cappello e da restare ad ascoltare. Ginevra Di Marco propone una cavalcata sulle onde della miglior musica popolare mondiale: da "Amara Terra mia" a "Gracias a la vida" passando per una travolgente "La martiniana". Cinque stelle.
Riccardo Tesi - Claudio Carboni : "Crinali"
"Crinali" è un disco che va oltre i crinali, che scollina, che sconfina: dall'Emilia alla Toscana, dalla montagna al mare, dalla fiaba alla realtà operaia, dalla musica popolare italiana a quella britannica. Ma sostanzialmente è un grande progetto di musica vera, quella così bella da non aver bisogno né di confini né di definizioni. E' qui per essere ascoltata. E poi suonata. E ricantata ancora perché nessuno se la scordi.
Gang: "Il seme e la speranza"
Quanto ci sono mancati i Fratelli Severini! In tutti i tempi bui dell'era Berlusconi. Tanto da pensare che gli eroi fossero stanchi. Ma finalmente abbiamo il disco: non ci mancano più. Marino Severini e Sandro Severini sono tornati. E "Il seme e la speranza" finisce direttamente tra i migliori dischi della stagione.
Stefano Giaccone: "Tras os montes"
Sono canzoni emotivamente intense, intime, raccolte. Canzoni da ascoltare in silenzio, pensandoci, prendendosi 49'27" di pausa per darsi tutto il tempo necessario per farsi pervadere da musica e parole, per lasciare entrare le emozioni e per trovare la strada e la mappa del cuore di Giaccone. Canzoni da sorseggiare, che richiedono tempo, che richiedono calma e attenzione e la voglia di capire. Fatelo. Non ve ne pentirete. E' uno dei migliori dischi che potrete ascoltare quest'anno.
Carmen Consoli: "Eva contro Eva"
Se Carmen Consoli avesse avuto un po’ più di coraggio “Eva contro Eva” sarebbe stata la sua “Creuza de ma”. Se Carmen Consoli avesse avuto un po’ più di talento “Eva contro Eva” sarebbe stata la sua “Creuza de ma”. Resta comunque un disco intenso, magnetico, carico e ricco di uno spessore letterario a tutta prova.
Del Sangre: "... un nome ad ogni pioggia"
Dischi come pioggia, a lavare ferite vecchie e nuove. A lavare il sangue. E già dal titolo, "...un nome ad ogni pioggia...", il terzo disco dei Del Sangre ha il sapore di una promessa che il lettore di cd si incarica di mantenere. Le canzoni, tutte di Luca Mirti, viaggiano su un insieme strumentale che il libretto allegato al cd, malauguratamente scritto in bianco su nero, impedisce di decifrare appieno.
Lu: "Rumì"
E' come sentire cantate le storie che Nonna Cristina raccontava a Gianni Cavina ne "Il paese di Tolintelsac", è come leggere i racconti noir di Eraldo Baldini e, nel passaggio dei solchi, si sente anche parlare della "borda", la stessa divinità malefica legata all'acqua di cui parla Francesco Guccini ne "Un disco dei Platters". Ma non è un disco di riferimenti letterari. E' il clima che è comune, è la lingua.
Lalli e Piero Salizzoni: Elia
“Elia” è di nuovo un disco pieno di fascino, un piatto di raffinata fattura a cui contribuiscono ingredienti di prima qualità. La voce di Lalli, innanzitutto. La conosciamo bene, da tempo: calda, notturna, autentica, lontana anni luce dai virtuosismi fini a se stessi delle tante emule di Mina, ma capace come poche altre di valorizzare le parole, trasformandole in emozione.
Nada: "Le mie canzoncine - 1999/2006"  
Abbiamo esaurito gli aggettivi per Nada. Passeremo agli avverbi: certamente, sicuramente, incontestabilmente è un personaggio con cui fare i conti. “Le mie canzoncine” è un disco da non perdere per nessun motivo al mondo, per accorgersi che le Janis Joplin o le Billie Holliday le abbiamo anche qui da noi: sono nate a Gabbro e sanno scrivere meravigliose poesie e canzoni di squisita fattura. Nada: la signora canta il blues!
Federico Sirianni: "Dal basso dei cieli"
Insomma, non stiamo a girarci tanto attorno, Federico Sirianni ha talento e si sente. Ogni tanto gli scappa di mano e deborda, ma è un'esagerazione dettata da generosità e abbondanza. Facciamogliene grazia, come lui fa grazia a noi di un disco da ascoltare tutto d'un fiato e ripetutamente.
La notte della Taranta 2005
Finisce tra gli imperdibili prima ancora di essere stato recensito! E' un bel record anche questo. Però, insomma, un disco inciso nel 2005 e uscito nel 2006 non poteva andare tra gli imperdibili del 2007! Carico come una molla, ricco di episodi indimenticabili come De Gregori scatenato con Dante o Van De Sfroos che "taranta" Porta Romana. E' un gran disco, di cui, ovviamente, quasi nessuno ha parlato.
 
"Il suono intorno alle parole" di Annino La Posta   "Il caimano " di Nanni Moretti
Ci sono artisti capaci di produrre emozioni in forma di canzone, Capaci di amalgamare i suoni, le parole e i suoni delle parole. Capaci di usare parole che oltre un suono hanno anche un senso. Perchè i loro lavori non stanno in vetta alle classifiche, allora? O per lo meno, perché la gente non fa la fila per assistere ai loro concerti? Perché una parte del pubblico è becero, dirà qualcuno ...   Standing ovation ! Che dire altro? In un film in cui c'è tutto: la passione civile, la passione per il cinema, la passione tout cort, la capacità di divertire facendo sempre pensare. Io sono morettiano acritico da sempre, ma qui mi sembra ai massimi. E Berlusconi? Resta un agghiacciante "caimano"!
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