| Davide
Van De Sfroos: "Akuaduulza"
Ci
abbiamo pensato a lungo prima di deciderci a lasciare
(per ora almeno) Davide Van De Sfroos sul "trono"
relativo dell'indimenticabile per antonomasia del 2005.
Perché Decanter è un disco che ci ha dato
molto, perché i Sulutumana sono bravi, perché
Davide è già sufficientemente famoso. Poi
ha contato soprattutto un fatto: "Akuaduulza"
è un album, praticamente un concept album. Decanter
è una raccolta di pezzi. E anche abbastanza diseguale.
Con picchi più alti di quelli di Akuaduulza, ma
anche con tonfi maggiori. Insomma, se fosse stato da scegliere
una canzone o alcune canzoni avremmo scelto Decanter,
come album invece "Akuaduulza" è superiore.
E semm partii, abbiamo attraversato il grande mare, salvo
accorgerci, dall'altra parte, che sembrava di stare sull'altra
sponda del nostro lago. Allora abbiamo tirato fuori le
nostre chitarre, i nostri ricordi e ci siamo messi a suonare
le nostre canzoni. Altri si sono uniti a noi: hanno tirato
fuori altre chitarre, con altre forme, un violino uguale
al nostro, ma suonato in modo diverso, un'armonica, un
asse per lavare i panni, tipo quello che usano le "lavandere
del lac" quando "sfregan i pagni e'l rifless
di muntagn". E il bottleneck e le percussioni sulle
tolle della benzina e anche i giocattoli dei bambini,
l'ocarina messicana, il viento del deserto. Le musiche
sembrano le nostre, ma suonano diverse. Più rilassate,
più lente, eppure più cariche. Ma sono le
storie che restano sempre storie del lago, con i suoi
fantasmi e le mie paure".
Davide Bernasconi
diventa grande e ci regala un album maturo di musica e
parole, di racconti e di sogni, di incubi e intrecci.
Trasferisce la sua musica al di là dell'Atlantico
e ci regala un grande album di musica americana delle
radici che, miracolo, serve magnificamente a veicolare
le sue storie. Siamo dalle parti di "Nebraska"
di Springsteen, siamo dalle parti di Tom Waits, ci aggiriamo
per i deserti assolati (o assoluti?) delle tradizione
musicale U.S.A. e abbiamo tra le mani un album registrato
in cantina. E registrato un gran bene. Con un dispendio
di chitarra da far invidia a Duane Allmann e con un tocco
da parte del nuovo pard in esplorazioni musicali del Davide
(che risponde al nome di Marco "Python" Fecchio)
che ricorda quello di J.J. Cale. Blues con armoniche e
chitarre in pieno slide, dobro e Stratocaster. Il sogno
americano di un lariano!
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| Sulutumana:
"Decanter" |
Diciamo
subito che NON è un disco sulla scia di "Di segni
e di sogni" e tantomeno de "La Danza". Rispetto
a quei Sulutumana rappresenta uno "scarto" laterale:
né un passo avanti, né un ritorno indietro.
Semplicemente un cammino laterale. Ma "Decanter"è
un buon disco oppure no? Senz'altro frammentario, ma sei canzoni
su dieci sono di ottima levatura. |
| Mercanti
di Liquore: "Cosa/te/ne/fai/di/un/titolo" |
Oggi
assistiamo alla raccolta dei semi sparsi in questi anni. Prima
cosa che si nota anche a un ascolto superficiale: il sound
ha perso un po’ della sua solarità, a favore
di toni più in chiaroscuro. E ne risulta un bel passo
avanti.. |
| Francesco
De Gregori: "Pezzi" |
De
Gregori non è un clone di Bob Dylan e, per quanto,
in questo disco molti giri armonici suonino vecchi e i richiami
(a Dylan, a Cohen, persino a Vecchioni che a sua volta si
ispira agli altri due) si sprechino, "Pezzi" non
può essere un lavoro da sottovalutare. |
| Capone
& Bungt Bangt: "Lisca di pesce" |
Da
qualche parte nel mondo l'estate non è ancora finita. Qui
da noi avanza l'autunno con le sue foglie rosse, le castagne,
i fichi e i funghi, ma nell'aria, se avete messo sul lettore
"Lisca di pesce" è ancora estate. E di quelle buone, col sole
caldo, ma con un po' di quell'aria "da respirare". |
| Yo
Yo Mundi: "Resistenza" |
Le
approvazioni le si deve meritare e gli Yo Yo Mundi ce la mettono
tutta per meritarsela, seguendo una strada che li porta ad
infischiarsene ampiamente delle cosiddette logiche di mercato:
Resistenza", da un lato ingloba il mini-cd precedente
e dall'altro si espande fino a raggiungere le dimensioni di
un cd intero. |
| Modena
City Ramblers: "Appunti partigiani" |
Bellissimo!
Ma non basta: è di più: imprescindibile. Travolgente.
Appetitoso. Appassionato. Politico. Rigoroso. Orgoglioso.
Intenso. Caldo. Necessario. Bene, ho messo tutti gli aggettivi
nelle prime due righe così mi resta spazio per commentare
e soprattutto per ascoltare questo disco che considero un
magnifico lavoro. |
| I
Luf: "Bala e fa balà" |
E finalmente
la lupa ha partorito: è salita sui monti, si è
inoltrata nel folto del bosco, ha chiamato a raccolta il suo
branco e gli amici più fidi ed ha dato al mondo (discografico)
un lupacchiotto. Ha deciso di chiamarlo "Bala e fa balà"
e mai nome fu meglio speso. E' festa nel bosco e nei dintorni:
è nato il disco dei lupacchiotti! |
| Caffè
Sport Orchestra: "Il Chihuahua storico ..." |
Capita
di rado, ma capita. Chi si parta con un “cinque stelle”.
Che sia un disco sconosciuto e di sconosciuti. Che sia composto
di bellissime canzoni. Che la prima recensione del 2005 parli
di un disco che è stato inciso nel 2001. Però
è stato pubblicato solo nel 2004 e, se verrà
venduto, lo sarà nel 2005. |
| Marco
Ongaro: "Archivio Postumia" |
Tutti
i personaggi di Ongaro sono non vivi, a partire dall’autore,
che parla appunto postumo, come la luce di una stella che
ci giunge quando essa è spenta da chissà quanto,
ma non per questo brilla meno. Non confondiamo però
il postumo col morto, Ongaro parla da classico, dunque immortale,
perciò fuori dalla storia. |
| Gli
Arpioni: "Malacabeza" |
"Malacabeza"
è di sicuro il loro punto più alto: disco lungo,
denso, intenso e calibrato. Sedici canzoni, per 65'09"
di musica, senza un colpo a vuoto e con alcune chicche: come
ad esempio la riproposta di "Una storia disonesta"
di Stefano Rosso, eseguita assieme all'autore. La
forza del combo bergamasco sta nel duo motore Scarpellini-Ferri.
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| Stefano
Saletti e Piccola Banda Ikona: "Stari most" |
Non
ho dubbi: è un grande disco. Uno dei migliori sentiti
quest'anno. Disco intenso, d'atmosfera e di passione. Disco
ottimamente scritto e ancora meglio eseguito. Stefano Saletti,
il band leader, è stato per anni spina dorsale dei
Novalia, condivendo la "militanza" e ben 10 dischi
con quel Raffaello Simeoni che quest'anno ci ha deliziato
con "Controentu". |
| Raffaello
Simeoni: "Controentu" |
E'
musica popolare, è davvero musica popolare, è
fino in fondo musica popolare, di quella che a molti fa sbuffare
e venire afa, di quella che ad altri (quorum ego) crea palpiti
e passioni. "Controentu", ci mette un po' a entrare
sotto pelle, forse per questo suo voluto andare controvento,
come una barca che cerchi di prendere il largo, ma quando
ce la fa corre veloce tra onda e onda e porta a casa profumi
di mare. |
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