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Gli "imperdibili" del 2004
 

Mauro Pagani
"Creuza de Ma -2004"

Quello che non ti aspetti. Le magie possono essere riproducibili. Creuza de Ma, l'originale, quello con Fabrizio De André per intenderci, è il disco imprescindibile della nostra canzone d'autore: una magia per l'appunto, dove testi, musiche, canto, ispirazione, strumentazione, respiro e idee hanno danzato alti nel cielo, sospinti dalle benevole divinità che presiedono ai venti e ai mari che hanno congiurato concordi perché ne uscisse un capolavoro. Ma i capolavori, vizio nostro, siamo abituati a vederli immoti, museali, non modificabili. E poi dove toccare "Creuza" che era già un capolavoro di equilibri reciprochi? C'era il rischio che a toccare crollasse una parte dell'edificio e trascinasse nel crollo le altre parti. Ma questo non è avvenuto. Il cemento, la malta che consente a "Creuza 2004" di stare in piedi e di reggere il confronto con l'illustre antenato è l'affetto.

Mauro Pagani è stato altrettanto papà che Fabrizio De André per la nascita di "Creuza de Ma 1984", anzi l'idea originaria e la passione per gli strumenti musicali dell'area del mediterraneo e per le musiche differenti dalla tradizione occidentale è senz'altro prima in Pagani che in Fabrizio, come dimostra anche il primo album da solista del nostro "Mauro Pagani" del 1978, già "contaminato" degli stessi suoni che innerveranno "Creuza". Fabrizio ci ha messo il coraggio e la passione per dare una svolta così radicale alla sua consolidata poetica, la voce e i testi. Ma il prodotto è stato davvero un'alchimia di fattori comuni tra i due personaggi.

A distanza di vent'anni, "che sono un mucchio di tempo" come dice Pagani, "Creuza de Ma" torna in campo, sul lettore dei cd. Non è stato un cammino lungo, perché la polvere non aveva mai fatto in tempo a posarsi su un disco di tale spessore. I suoni, i testi e i contesti continuano ad apparire assolutamente attuali. Per tornare sui suoi passi, on the Creuza again per l'appunto, Mauro ha scelto di non rifare il De André. In primo luogo perché non è possibile, in secondo luogo perché non sarebbe giusto. Ad un arrangiamento altrettanto ricco dell'opera originale ha accompagnato un canto diversamente modulato, spostato su registri più acuti che meglio si addicono alla sua vocalità e chiedendo i giusti piccoli aiuti dagli amici.

Alessio Lega: "Resistenza e amore"
Piccola Bottega Baltazar: "Canzoni in forma di fiore"
Fragil Vida: "Musicisti di cristallo"
Rita Botto: "Stranizza d'amuri"
Del Sangre: "Billy the Kid"

Susanna Parigi: "In-differenze"
Mettiamo gli ingredienti sul tavolo da cucina e proviamo rifare il piatto. Le musiche sono belle, ospiti importanti, buona tecnica, sentimento e idee. I testi sono di alto livello: tutti co-firmati Susanna Parigi e Kaballà. Ogni tanto qualche spezia di troppo, ma fa parte dei rischi del viaggio. La produzione è buona. La voce è interessante. E c’è pure il pepe di qualche canzone davvero bella.
Tetes de Bois: "Pace e male"
Uno dei dischi più belli dell'estate 2004.I Tetes de Bois hanno dalla loro una buona capacità di scegliere le "compagnie giuste" e una grande capacità ideativa culturale che fa sì che le loro scelte non siano mai casuali,ma procedano per progetti e che questi progetti abbiano sempre una dignità e una caratura che non può lasciare indifferenti.



 
Massimo Bubola: "Segreti trasparenti"
“La fontana (e la domenica)”, “Stai con me”, “Entrambi”, “Per quanto tempo” “Quella campana” e “Tornano i santi” sono grandi canzoni che si innestano su un tessuto dove anche i cinque brani restanti offrono saldi appigli per chi volesse provare a definire una via italiana al rock d’autore. Un ottimo lavoro con punte eccezionali. Ben tornato al cavaliere elettrico! Ma in un anno maiuscolo dobbiamo ricordare anche isuoi"Personaggi"
Marco Paolini e Mercanti di Liquore: "Sputi"
Devo rassegnarmi. Il teatro su disco può avere un futuro. Basta che poi si riespanda in scena.Dalla metà disco in poi noi dalla platea ci rilasciamo, ci sentiamo portare dalle melodie dolci dei Mercanti, impregnate di musica popolare e di richiami noti e dall’accavallarsi delle loro voci cantate con quella recitante e monologante di Marco Paolini. L’effetto è intenso e ammaliante. Lo spettacolo ti strega e non ti molla più.
Radiodervish: "In search of Simurgh"
Ascolto e riascolto “In search of Simurgh” per cercare di capirne i significati, per cercare di spremere fuori dai solchi qualcosa che ancora mi sfugge. La metafora del volo, una musica aerea che pervade, dolcezza a strati come in una millefoglie, ma anche qualcosa di più. Siamo chiusi in un Nirvana, in cui ogni nota ha uno suo spessore, ogni movimento musicale ti porta un'onda alla quale aggrapparti e dalla quale lasciarti trascinare sulla fragile zattera del tentativo di interpretazione e comprensione.
Teresa De Sio: "A sud! A sud!"
E com'è un disco tanto farcito? Oscilla tra il capolavoro e il troppo pieno in continuazione. Propendo di più per il capolavoro quando sono a stomaco vuoto, dopo mangiato intravvedo il troppo pieno. Teresa De Sio, insomma, è cavallo di troppa classe per tenerla tanto tempo chiusa nella stalla. Ma ci avete mai fatto caso a quanto è buona la pastiera?
Carlo Fava: "L'uomo flessibile"
Fava e Martinelli in 11 canzoni, ma in soli 43 minuti (tempo da long playing), disegnano le ampie volute di due storie che si intrecciano, riprendono e dipartono: una pubblica e una privata che non necessariamente si dividono le canzoni, ma le permeano di entrambi gli umori, “una nostalgia in bianco e nero / che sale lentamente dal cuore al pensiero” per un disco che resta un’importante boccata d’aria per l’intelligenza, a cui aderire con la necessità di un cuore in fermento. “L’uomo flessibile” è uno dei più bei episodi musicali di questo 2004 declinante.
Il Parto delle Nuvole Pesanti: "Il Parto"
Il disco ha una dimensione teatrale, sembra a tratti fatto di stanze e scene. C’è attenzione ai suoni e c’è cura nei testi. L’atmosfera traborda vitalità e i temi toccati non sono banali - si parla di emigrazione (“Onda Calabra”), potere (“L’imperatore”), disperazione (“Il lavavetri”), sogni (“Via Da Questa Miseria”), ma lo si fa con energia, non certo con rassegnazione. C'è finalmente un sud che non piange e non si lagna, ma propone, pensa e scrive poesie. E che poesie!
Riccardo Tesi: "Lune"
Arrivato come una ciliegina sulla torta del 2004, "Lune" è la naturale prosecuzione di un percorso che Tesi ha intrapreso ormai da molti anni e che lui porta avanti con caparbietà e scrupolo da ricercatore: quello della "musica di frontiera". Una sapiente miscela che pesca i suoi ingredienti nella musica popolare li contamina con il jazz, la world music, li riveste di parole, inserendoli quindi a pieno titolo nel filone della canzone d'autore.
Ambrogio Sparagna: "Ambrogio Sparagna"
Poi capita un giorno in cui ti trovi tra le mani un disco che non sapevi nemmeno dovesse uscire. Disco autoprodotto, poco pubblicizzato. Anzi, per niente. Ma prova a metterlo sul lettore e ascolta. Musica popolare delle migliori: il ceppo è sano e il disco è una meraviglia: Ambrogio Sparagna si chiama l’organettista e cantante e “Ambrogio Sparagna” si chiama anche il disco.
Mimmo Locasciulli: "Piano Piano"
“Piano piano”, per chi ancora vuole credere ai piaceri del mondo.Come una buona bottiglia di vino. Rosso. Così, con tutti questi sapori buoni, con tutte queste coccole per l’ascoltatore, con questa sensazione di sapori per pochi, per chi li sa gustare, così si diffondono, piano piano, le note di piano e la voce educata di Mimmo Locasciulli che, attorno ai 50, firma un disco di incredibile e gentile morbidezza.
Daniele Sepe: "Nia maro"
Mi ripeto e sono parziale, ma per me Daniele Sepe ha del genio! E non ne fa economia: lo sciala. A piene mani. Non si sa mai che si corra il rischio che qualche frammento gli resti attaccato alle mani! Quindi è normale che Daniele, non contento di averci regalato a inizio anno oltre 60 minuti di musica di impronta classica, le "Sturiellett", ci riprovi a fine anno con altri 65'56" di musica e canzoni di impianto etnico.
Nada: "Tutto l'amore che mi manca"
Con l’ipnotica ripetitività con cui nei manicomi le parole si spezzano, rimbalzano, si frantumano e ricadono in pezzi, così Nada affronta, senza lucidità e con l’anima esposta come una ferita, il tema del dolore e della solitudine. Autrice dei testi e delle parole, la cantautrice toscana non ha paura di vivisezionarsi in pubblico, ma ogni frammento del suo dolore scava un solco nel nostro, parallelo.
Max Manfredi: "Live in Blu"
È la testimonianza di una caparbia attività artistica, di un eccezionale talento coltivato nonostante tutto, nonostante la disattenzione dei discografici, di molti addetti ai lavori, del grosso del pubblico della cosiddetta canzone d'autore. È la testimonianza intessuta di "lacrime, sangue e sudore di chi non si arrende, di chi sa di avere qualcosa da dire e non smette di provarci. È - anche - una testimonianza di una possibilità: se fossimo in un paese dove talenti del calibro di Max trovano il loro adeguato spazio (non certo di massa, ma neanche la semiclandestinità...) questo sarebbe il disco live al termine di una tournée.
 
Claudio Lolli: "Rumore rosa"   "Le conseguenze dell'amore" di Paolo Sorrentino
"Rumore rosa – si chiama / E’ proprio come il sogno di una cosa / Che non hai"."Rumore rosa” si chiama anche questo libro di Claudio Lolli. Un libro di poesie. Accompagnato da un disco. La voce di Claudio, le sue pause, le sue inflessioni danno loro uno spessore tridimensionale che altrimenti, sulla pagina, a volte si smarrisce. E allora, dopo una prima lettura piatta, da carta stampata, occorre fare una seconda lettura, a voce alta. D’altra parte in un libro intitolato al “rumore”, per quanto rosa, pensare di escludere l’audio è un errore evidente.   Paolo Sorrentino ha il suo modo di fare cinema: gli piace complicare le cose e uscirne bene. Ora ha tirato fuori dal cilindro una storia che pare un romanzo di Simenon. Già perché al trentaquattrenne partenopeo piace spiazzare, e lo fa a partire da un titolo ingannevole.Servillo è perfetto, dall'inizio alla fine, un gran giocatore di poker abilissimo a scoprire le sue carte piano piano. La sceneggiatura è costruita senza pecche, sorretta da una regia abile e secca e da una colonna sonora che sa sottolineare nel giusto modo ognuno dei momenti clou. Che dire? Non si riesce a trovargli una pecca vera.
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