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BiELLE LIBRI
 

Cesare Bermani: "Guerra, guerra ai palazzi
e alle chiese ..."

di Leon Ravasi

"Saggi sul canto sociale" è il sottotitolo. E tra titolo e sottotitolo mi sembrava che il libro meritasse ben più di un acquisto. In parte è così, in parte no. Esiste un malcostume recente dell'industria editoriale italiana, purtroppo non sufficientemente esplicitata sulle copertine che fa sì che molti di questi "saggi" siano raccolte, abbastanza incongrue, di materiale compilato in tempi molto diversi, incuranti del fatto che un'analisti del 1975, arrivati nel 2004, se non rivista e attualizzata, può aver perso molto della sua carica. Quando poi l'ambito di azione e di ricerca è eminentemente politico, come in questo caso, la sensazione di viaggio fuori dal tempo diventa ancora più marcata. Ma non è colpa solo di Bermani, anche Franco Fabbri e Umberto Fiori, per citare due dei più attenti e seri, sono incorsi in questa prassi.

"Guerra guerra ai palazzi e alle chiese" è quindi composto di molte anime. Le più antiche buttano radici nei lontani, lontanissimi anni '60 (1963) e foglie fino al recente 2002. Solo così di possono comprendere frasi tipo: "Questa ricerca poi, a sua volta, mi avreb be arricchito di una più profonda conoscenza delle caratteristiche che il movimento operaio ha in questa zona" ... "Certo, canzoni nate in altre regioni erano state fatte proprie dal movimento operaio novarese nella misura in cui permettevano di soddisfare le sue esigenze". "Non avrei però mai immaginato che raccogliere canzoni di protesta ... avrebbe rappresentato un'esperienza politica di così straordinaria ricchezza umana. Le centinaia di militanti del movimento operaio che ho avuto modo di avvicinare ... mi hanno ridato quella fiducia nella possibilità di edificare una società socialista nel nostro paese".

E già. E poi la "società socialista" ha votato in massa per Forza Italia con il 48,96% dei consensi a Novara! Sinceramente non si può, se non sfiorando il senso del ridicolo, rimettere in circolazione materiali così datati, senza collocarli storicamente. Anche perché nel momento in cui leggo il singolo saggio non so se sto leggendo un saggio del 1964 o del 2004. Essendo recente il libro mi aspetto di leggere qualcosa di recente o almeno di aggiornato. E non una bibbia rossa in cui si parla ancora delle sorti progressive e magnifiche del proletariato!

Perché poi uno rilegge e gli viene da piangere! E dice: "per forza che abbiamo perso e siamo arrivati a questo punto da basso impero! Guardate come eravamo ingenui!". Le sorti magnifiche e progressive erano solo quelle del capitalismo, del neo-liberismo selvaggio, della globalizzazione, degli sceriffi del pianeta. Ma non deve essere un libro solo a risolvere tutto questo. Cosa mi aspetto da un libro sul canto sociale? Certo la storia delle canzoni che hanno fatto da colonna sonora ai movimenti rivoluzionari o alternativi o di contestazione o di lotta. Poi i testi di quelle stesse canzoni. Poi un'analisi di questi materiali.

Purtroppo nel libro di Bermani non trovo neanche questo. I Dischi del Sole paiono essere esistiti solo per inciso, il Canzoniere Italiano non merita un capitolo, come pure di Cantacronache. Di Ivan Della Mea, Giovanna Marini, Piero Masi, Rudi Assuntino, Gualtiero Bertelli non ho trovato tracce se non nelle appendici (Bibliodiscografia del canto sociale italiano).

Cosa ci troviamo allora? "La Marsigliese: riflessi sul canto sociale del movimento operaio italiano", "Fuoco e mitragliatrici: precisazioni su un canto della prima guerra mondiale", "L'Ordine Nuovo e il canto sociale", "Come nacque Fischia il vento", "La vera storia di Bella Ciao", "Esperienze politiche di un ricercatore di canzoni nel novarese" (Interessantissimo! Come ho fatto a farne meno fino a ora?). Insomma, bastano i titoli per capire che c'è poca trippa per gatti. Di sicuro per lettori "normali". Forse solo quei ricercatori disposti a farsi in quattro per capire se si chiamasse Mazzuccato o Mazzucato il possibile autore di "Guarda giù dalla pianura" o se non sia magari Luigi Valsoano l'autore, come sostiene il Buratti (a cui peraltro mancano controprove!).

Sinceramente l'unica parte interessante l'ho trovata leggendo il capitolo sulla "Ballata del Pinelli" che ho sempre creduto "anonima" e che invece, come è logico che sia, ha tanto di autori: Giancorrado Barozzi, Dado Mora, Flavio Lazzarini e Ugo Zavanella. Sarebbe interessante sapere tuttavia come ha fatto una canzone nata al Circolo anarchico Gaetano Bresci di Mantova a fare il giro di tutta Italia e ad imporsi come nuovo canto sociale italiano. Un po' come è avvenuto con "Compagno Franceschi" (che ha un padrino d'eccezione in Franco Fabbri degli Stormy Six" o in "Contessa" di Pietrangeli (secondo Ivan Della Mea in realtà sono due canzoni. E neanche fuse tanto bene insieme tra di loro".

Tutto questo, tutto quello che esce dalla storiografia nel libro di Bermani, peraltro rigoroso, manca. E la lettura che si può darne resta quella da catalogo un po' polveroso. Mi spiace, mi spiace tanto. il canto sociale italiano meritava una storia (cronologica, dio santo! Quando si fa una storia si procede in ordine cronologico!) che è stata e potrebbe ancora essere entusiasmante. Peccato. non è questa l'occasione.


Cesare Bermani
"Guerra guerra ai palazzi e alle chiese ..."

Saggi sul canto sociale
Odradek - pag 388– 18,00 €
Finito di stampare nel marzo 2003
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 08-12-2004

   
 

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