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BiELLE ARTISTI
Francesco Guccini

Francesco Guccini, è praticamente il cantautore eponimo. Nessuno meglio di lui riunisce in una sola persona tutti i pregi e i difetti di questa figura, maturata dal folksinger americano e sviluppatasi fino a diventare emblema di uno stile di vita, di un modo di pensare. Non poeta, non scrittore, non "maitre a penser", ma cantautore. Uno dei più grandi. Nasce a Modena, più o meno per sbaglio il 14 giugno 1940 ma, a causa della guerra, ha trascorso l'infanzia e parte dell'adolescenza a Pàvana, il paese dei nonni paterni, sull'Appennino pistoiese, raccontato nel suo primo romanzo Croniche epafàniche (Feltrinelli, 1989). Ha fatto per due anni il cronista alla "Gazzetta di Modena" e ha insegnato per vent'anni presso un'università americana con sede a Bologna. Dopo il consueto giro delle balere, a cavallo con il servizio militare, Guccini inizia a scrivere canzoni, inizialmente destinate ad altri: nascono così "Auschwitz" e "Bang bang" per l'Equipe 84, "Dio è morto" e "Noi non ci saremo" per i Nomadi, "Storia d'amore" e "Incubo n.4" per Caterina Caselli. Nel 1967 esce il suo primo disco: "Folk beat n.1", già per la Emi, casa discografica che non abbandonerà mai nei successivi 18 lavori discografici in 37 anni di carriera. Una media di un disco ogni due anni, un po' rovinata negli ultimi anni, quando è passato a un disco ogni quattro anni (dal '90 in poi). Parallelamente è iniziata la sua attività di scrittore: da "Croniche Epafaniche" del 1989 un totale di 8 libri, quattro dei quali scritti in società con Loriano Macchiavelli. Tra i libri scritti su di lui segnaliamo: Massimo Cotto "Un'altro giorno è andato" e Paolo Jachia "Francesco Guccini, 40 anni di storia, romanzi, canzoni"

" Aspettando Godot "

Folk Beat n.1 - 1967
Due anni dopo - 1970
L'isola non trovata - 1971

Radici - 1972
Opera Buffa - 1973
Stanze di vita quotidiana - 1974

Via Paolo Fabbri - 1976
Amerigo 1978
Album Concerto (+Nomadi) 1979

Metropolis - 1981
Guccini - 1983
Fra la via Emilia e il West - 1984

Signora Bovary - 1987
Quasi come Dumas - 1988
Quello che non ... - 1990

Parnassius Guccini - 1994
D'amore, di morte e di altre sciocchezze 1996
Guccini Live Collection - 1998

Stagioni - 2000
RItratti - 2004

PIAZZA ALIMONDA

di Francesco Guccini (febbraio 2004)

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale, di anima forte
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come di archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido d’Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia
Facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato e un vecchio cane
Guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare,
una voce spezzava l’urlare estatico dei bambini.
Panni distesi al sole, come una beffa dentro ai giardini.

Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere di incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza.
Sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione.
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
E uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l’attimo, per un istante resta sospeso,
appeso al buio e al niente, poi l’assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercano alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell’aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l’odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l’urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione
Dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare
C’è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l’onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

La “salvia spendens” luccica copra un’aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e regolare.
Dal bar, caffè e grappini, verde un’edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita.

Da "Croniche Epafaniche" del 1989 a "Cittanova blues" del 2004, un tour attraverso i libri del "maestrone di Pavana" è inevitabile.


Più "facili" (e più belli) i libri scritti con Macchiavelli, dove "Macheroni" è un capolavoro assoluto, più difficili, ma molto più vicini al mondo delle sue canzoni, i libri scritti da solo. Ci troviamo segni di "Amerigo", di "Piccola città", di "Eskimo".

Se vuoi ascoltare un breve pezzo di "Piazza Alimonda",
qui lo puoi trovare (e non solo quello).

Ma si può fare una recensione di Francesco Guccini? Dunque, a memoria, non ne ho mai fatte. Esaminiamo il problema: se Massimo Bubola rappresenta una fetta della canzone italiana, Guccini “È” tout court la canzone d’autore italiana. Storia coi controfiocchi e le medaglie. E poi l’ebbrezza di finire per diritto e a rovescio in una canzone del Guccio l’ha già provata Bertoncelli. Ma Guccini si può recensire? In linea di principio sì, ma probabilmente no.

Se proprio vuoi (e ti ostini...) vederlo meglio, cliccaci sopra

Ricordiamo il sito di Redgolpe "La capovolta ambiguità di Orione" che, contiene tutti i testi di tutte le canzoni di Francesco.

Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli – Mantova, Piazza Castello (07/09/02)

Un incontro dove il protagonista è Francesco Guccini (o almeno uno dei protagonisti) non poteva non suscitare l’interesse delle folle. L’ampio spazio scenografico di Piazza Castello è riempito in ogni ordine di posti. Molti restano in piedi. Guccini domina la scena gigioneggiando, ma Macchiavelli regge bene il gioco. “Ho sempre detto, fin da piccolo, che avrei fatto lo scrittore o il giornalista. Ho fatto anche il giornalista (e se non avessi incontrato Alfio Cantarella dell’Equipe ‘84 forse lo farei ancora), ma da grande volevo fare lo scrittore. Ma non di gialli! In un giallo si deve sempre uccidere qualcuno (e nel primo giallo ne abbiamo “uccisi” 16 o 17!). Avevo però un’idea: la storia di un prete trovato morto, dalle mie parti, sotto la ruota di un mulino, in un periodo dell’anno in cui i fossi sono peraltro abbastanza asciutti. È vero, lui era ubriaco, perché se anche non indulgeva ai piaceri della carne indulgeva a quelli dello “spirito”, nel senso dell’alcol, ma, insomma, restava il mistero.

Paolo Jachia: "Francesco Guccini, 40 anni di storie, romanzi e canzoni"
Sia lode e gloria al prode Jachia! Perché, unico nel mondo dei critici gucciniani ad apprezzare “Stanze di vita quotidiana”, il più misconosciuto (e il più bello) tra i dischi del maestrone di Pavana (è vero: siamo almeno in due ad apprezzare “Stanze”). “Francesco Guccini, 40 anni di storie, romanzi,canzoni” è una lettura appassionante per tutti i vecchi fan del cantore di via Paolo Fabbri, essendo, credo, il primo studio ragionato sulle canzoni di Guccini, esaminate tutte in ordine di pubblicazione: dagli albori di “Folk Beat n.1” al crepuscolo di “Stagioni”.

Francesco Guccini - Vincenzo Cerami "Storie di altre storie"
Risparmiate i soldi. Se avete 24 mila lire posso darvi 24 mila suggerimenti migliori per spenderli che non comprare questo libro. Che sta al posto 24.001 nella lista delle preferenze. Compratevi un vecchio cd di JJ Cale, un libro di Leo Malet, due panini e due birre, dateli a un suonatore ambulante, ma non date soldi a Cerami e a Guccini.

 

 

   
 

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