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BiELLE
LIBRI |
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"De
Andrè: gli occhi della memoria" Tracce di ricordi con Fabrizio (ovvero: quello che avrei voluto dire a Fabrizio ... ) di Leon Ravasi |
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E infatti il libro contiene anche una serie di altri contributi (Claudio Lolli, Alda Merini, semi-sconosciuti "compagni di base", Carla Corso) che si rivolgono direttamente a Fabrizio, sfruttando la mediazione della pagina. In realtà di De Andrè si parla quasi tra parentesi: il tema che Giuffrida affronta è "l'educazione politico-civile di un giovane degli anni '50, attento ascoltatore delle canzoni di Fabrizio De Andrè". Giuffrida è nato nel '55 e il libro parla di lui in prima persona e di come De Andrè sia entrato, in un modo o nell'altro, avvertito o clandestino, in quasi tutti i processi fondamentali della sua vita, politica e di formazione. Un approccio assolutamente originale, che alla figura di Fabrizio nulla aggiunge (non ci sono aneddoti, né clamorose interpretazioni), ma mette invece l'accento e la luce su cosa e quanto Fabrizio abbia significato per tutti noi e per la nostra vita, di come ci abbia consegnato le parole per vedere la realtà, per esperimentare, per provare a capire, per riflettere e per interrogarci. Leggermente forzata la lettura del percorso "politico" e l'influenza sulla realtà che Giuffrida affida al messaggio di De Andrè. De Andrè era nell'aria, era un fantasma che si aggirava per le nostre città, ma non fino al punto di indirizzare una vita. Credo che nemmeno lo avrebbe voluto. Insomma un grande atto d'amore di Giuffrida nei confronti di De Andrè. Si può dissentire con lui o essere d'accordo, ma sempre si sentirà l'amore con cui si accosta all'argomento. A tratti eccessivo.
Corredano il libro i gradevolissimi disegni di Massimo Caroldi, interpretazioni
personali di alcune canzoni, come il "Bombarolo" (una bomba
da cui esplodono lettere dell'alfabeto) o "Don Raffaè"
(una caffettiera dietro le sbarre). De André,
gli occhi della memoria
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Ultimo
aggiornamento: 03-12-2002 |