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  La guerra fatta con la leggerezza della spada e dell'ironia
(di Alfredo Ranavolo)
 


Nuova versione per il classico di Christian-Jaque, piena di freschezza e allegria

Lui, sempre lu, fortissimamente lui. Anzi...Luc. Besson si aggira per il vasto mondo del cinema francese e ne tiene vivi spirito e iniziative. Con alterni risultati, ma con molta buona volontà.

Questa volta ha deciso fosse ora per l'eroe Fanfan di tornare sullo schermo a cinquant'anni dalla sua prima apparizione per opera di Christian-Jaque.

I panni dell'abile spadaccino francese del diciottesimo secolo, pare ispirato a un sergente realmente esistito, sono stavolta indossati con la giusta verve da Vincent Perez.

Besson produce, sceneggia e lascia la regia a Gerard Krawczyk che, autore non proprio di titoli indimenticabili (i seguiti di "Taxi", "Wasabi"), trova parziale riscatto spostando il tiro da quell sempre più improbabile dei film d'azione moderni all'epoca di cappa e spada.

Elementi che chi scrive confessa di avere sempre amato nel cinema, per cui, pur con tutte le pecche di una storia in fondo banale, "Il tulipano d'oro" (inutile titolo italiano di "Fanfan la tulipe"), risulta apprezzabile soprattutto nel gusto per la battuta, per il grottesco che ne trasuda.

Fanfan è uno scapestrato, ama le donne (dalle quali è ampiamente ricambiato) alla follia. Per sfuggire alla gabbia d'un matrimonio imposto, si arruola nell'esercito di Luigi XV.

Non sarà la vita militare, ma l'improvviso (un po' troppo, per la verità) amore per Adeline (Penelope Cruz), promessa sposa di un sergente, a cambiare Fanfan. Almeno in parte, dato che lato sentimentale a parte rimane il guascone di sempre.

La sua spavalderia lo porterà a salvare l'esercito del re da una congiura che sta avvenendo per far sì che la battaglia decisiva divenga una disfatta. Anche la salvezza avverrà in maniera alquanto rocambolesca.

L'amore che nasce è elemento che non riesce a prendere il sopravvento sulle avventure, anche se rispetto al film di Christian-Jaque, con la protagonista femminile (che fu Gina Lollobrigida) si è guadagnato se non in bellezza, senz'altro in grazia e simpatia.

Quello della Cruz è un bel personaggio, capace di inserirsi alla perfezione nei meccanismi dell'avventura (quelli che dominano il film) e con Perez forma una coppia che meglio assortita non potrebbe essere, per un'ora e mezza di puro svago.

   
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