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BiELLE SuperDISCHI

Fabrizio

De André

Bob
Dylan

Fabrizio De André/ Pfm: "In concerto"

Un pugno di canzoni destinate
a non evaporare in nuvole rosse


E' uscito in versione rimasterizzata in questo 2007 che si avvia a chiudere il famoso doppio cd dal vivo , testimonianza della tournèe che Fabrizio De André intraprese con la Pfm nel 1979. Dal lungo giro d'Italia nei Palasport appena recuperati ai concerti, dopo gli anni difficili seguiti al "Processo politico" a Francesco De Gregori, sono state isolate le serate del 13,14,15 e 16 gennaio 1979 a Firenze e Bologna e ne sono stati ritagliati 17 brani. La riedizione 2007 è miracolosa per pulizia dei suoni e resa musicale.

Dice Franz di Cioccio, a proposito di questo disco: "è stato completamente rimixato e rimasterizzato. E' un disco nuovo con quel materiale. Non è la solita riproposizione. Un disco che aggiunge sicuramente qualcosa alla conoscenza di Fabrizio De André. La poesia di Fabrizio ha una qualità che altri non hanno: lui fa suonare tutte le parole. Noi, Pfm, abbiamo la capacità di altri tempi, artigianale direi, di mettere assieme musiche, ceselli, merletti e ricami. Oltre alla spina dorsale, alla sostanza che quando ci vuole: facciamo una "Volta la carta" che non ha niente da invidiare alle righe irlandesi come energia, ma anche un "Amico fragile" di una delicatezza unica, dove, finalmente si sentono i campanellini suonare".

E' vero, possiamo sottoscrivere in toto. Il disco suona smagliante e nitido, come fosse appena inciso. Suonassero tutti così i dischi di De André! Ma purtroppo siamo ancora in attesa di una riedizione di "Tutti morimmo a stento" che riesca a rendere giustizia all'Orchestra arrangiata da Reverberi o di una "Creuza de ma" all'altezza del lavoro di preparazione svolto con Pagani.

Ecco, sul live della Pfm il lavoro è stato completato ed è inutile girarci intorno: sentire in rapida successione Bocca di Rosa, Andrea, La guerra di Piero, Il Pescatore, La canzone di Marinella, Volta la carta, Amico Fragile, Verranno a chiederti del nostro amore, Via del campo e Il Testamento di Tito è un'emozione senza fine bella. Così intensa, così forte da fare quasi male. Non solo, ma anche i "classici minori" come Giugno '73 o Rimini o Sally risplendono di vita nuova: essenziale e inimitabile il lavoro di Franco Mussida alle chitarre, ma non si può dimenticare nessuno dei protagonisti: da Flavio Premoli a Patrick Djvas, da Lucio Violino Fabbri a Roberto Colombo e, ovviamente a Franz Di Cioccio.

"La Pfm era venuta a Tempio Pausania per uno spettacolo e io ero tra il pubblico. Alla fine delle serata ci siamo ritrovati ed è nata, appunto da loro, l'idea di riproporre le mie vecchie canzoni con un nuovo arrangiamento. Anche se non mi va di essere riesumato, mi pareva che la reinterpretazione musicale di questi vecchi motivi andasse tentata. Se ci si affeziona al passato si dimentica di essere vivi, ci si aggrappa cioè a un ruolo che ormai non ha più ragione di essere e io avevo l'impressione che certe mie canzoni cominciassero a puzzare di cadavere". Lo dice Fabrizio De André nelle note riportate all'interno. Tranquilli, qui di puzza museale non ce n'è (ma è tutto da discutere se ci fosse anche prima. Per me no).

Vecchie canzoni? Forse. Solo canzoni? Non proprio. Dentro c'è il vento e c'è la strada, la politica e la croce, la società e i suoi perdenti. Il risultato è, come detto all'inizio, la meraviglia. Solo la meraviglia.

Giorgio Maimone

Bob Dylan: "Dylan"

La storia passava di qui, il mito passava di qui, la nostra musica veniva da lì

Ok, ok, lo so. E' una semplice riproposizione delle canzoni di Bob Dylan. Non c'è nulla di più, ma neanche nulla di meno. Sono 51 canzoni in fila, rimasterizzate tra i classici di Bob, ma provate a mettere il primo disco e restare ad ascoltare.

Nell'ordine sentirete passare Blowin' int he wind, Masters of war, Don't think twice it's all right, A Hard rain's a-gonna come, The times they are a-changin', All I really want to do, My Back Pages, It ain't me babe, Subterrean homesick blues, Mr Tambourine man, Maggie's farm, Like a Rolling Stone, It's all over now baby blue, Positevely 4th street, Raini Day Woman # 12 & 35, Just like a woman. Impressionante! Troppo per resistere ad ascoltare.

Al primo tentativo di ascolto mi è capitato di capire cosa si intenda con Sindrome di Stendhal: è il nome di una presunta affezione psicosomatica che provoca tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e anche allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d'arte di straordinaria bellezza, specialmente se sono compresse in spazi limitati (Wikipedia). Sopraffatto dalla forza della bellezza ho subito l'ascolto quasi come fosse un malore. Colpito da ondate sonore ripetute, ma ogni ondata era un segno, era un nome, era una situazione, volti andati e, talvolta, dimenticati. Persone, luoghi, occasioni. Era, insomma, tutta la mia vita, racchiusa in un elegante cd, dalla forma di vinile antico e riproposta nell'arco di due ore.

La situazione non è destinata a migliore con i dischi successivi, perché Tangled up in blue o Not Dark yet, Forever young o Knocking on the heaven's door hanno la stessa forza di impatto delle prime. Dicono che le canzoni siano state scelte tramite referendum dei fan. Irrilevante. Semplice dato statistico. Sono canzoni di Dylan.

Non ho ceduto all'onda, ho provato a surfare coi sentimenti ed ho ripetuto l'ascolto. L'effetto migliorava, il piacere cresceva. Tanta nostalgia, tanta consapevolezza. La gioia di cosa si era fatto, il rimpianto per quello che non si era riusciti a concludere. Mille spunti di riflessioni, mille rivoli di pensieri da organizzare e tutto questo sulla nota di canzoni indimenticabili e indimenticate, solo, ultimamente, meno ascoltate di altre.

Ora, lo so, non si può restare tutta la vita a sentire solo Fabrizio De André e Bob Dylan, ma ogni tanto ce lo si può concedere. Facciamo così: prendetevi una domenica e dedicatevala tutta. Recuperate vecchie fotografie, mettete in ordine i vostri scritti se li avete fatti o leggete quello che hanno scritto altri. Non ha importanza cosa mangerete, ma non penalizzatevi neanche lì. L'importante è che la colonna sonora si determinata solo dai due signori che raggruppiamo qua sopra: Fabrizio De André, genovese, classe 1940 (18 febbraio, acquario) e Bob Dylan, nato a Duluth (Minnesota) il 24 maggio 1941 (gemelli).


Ci hanno insegnato la meraviglia. Ce l'hanno donata in centinaia di canzoni e non hanno mai smesso di farlo, tuttora, dopo oltre mezzo secolo di musica e di storie. Che tutta questa meraviglia non vada sprecata! Passatela ai vostri figli, ai vostri amici, a chi vi è caro e ricordatela agli amici, a quelli che potrebbero essersene dimenticati. La meraviglia è qualcosa di troppo caro per viversela da soli.