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BiELLE
LIBRI |
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| "Dizionario
dei Cantautori" Assenze e presenze moleste nel primo catalogo della specie di Leon Ravasi |
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Dovessimo limitarci ad assenze e presenze il discorso potrebbe chiudersi qui. Ma un dizionario, oltre al compito di essere esaustivo, ha l’obbligo di essere preciso e, su questo versante, non ci sono pecche evidenti. Ovviamente è un’opera di raccolta informazioni, quindi non si può pretendere un quadro critico esauriente del singolo artista (quadro che però poteva meglio configurarsi al momento della scelta delle inclusioni e delle esclusioni); non manca comunque qualche piccolo tratto, a volte, per definire la personalità artistica del cantautore in oggetto. Mancano invece i legami tra i diversi artisti, mancano anche tavole sinottiche che cerchino di ricondurre a una scuola, una filiazione, un legame comune; ma forse sarebbe pretendere troppo rispetto agli obiettivi dell’opera. Il dizionario allinea comunque più di 300 schede elencate in rigido ordine alfabetico (tranne la bizzarria di Tito Schipa Jr sotto la “T” anziché sotto la “S”, tant’è che l’avevo già dato tra gli assenti, salvo sbatterci per puro caso contro). E visto che (altra bizzarria degli autori) si vuole dar conto del fenomeno fin dalle origini, nonostante che nella prefazione si dati la nascita del neologismo “cantautore” agli anni ’60 e alla fervida immaginazione di Nanni Ricordi, si trova Maldacea in diretta concomitanza con Gianfranco Manfredi, Armando Gill con Ricky Gianco, Odoardo Spadaro con gli Stormy Six, Ettore Petrolini con Piero Pelù e Leopoldo Fregoli con Frankie Hi-Nrg, come a suggerire inedite prospettive di lettura. Altro aspetto che non risulta chiaro a una prima lettura è chi, tra gli autori citati, sia ancora in attività e chi abbia smesso. Risulta purtroppo che abbiano iniziato Toto Cutugno e Gigi D’Alessio, entrambi riportati, come Max Pezzali (883) , Francesco Salvi, Eros Ramazzotti e Amedeo Minghi. Per chiarire sono i pregiati autori di “S’inkazza/ Questa casa non è un albergo”, “C’è da spostare una macchina”, “Silver e Missie” e “Trottolino amoroso”. Ma forse sono tutti rilievi da “vizioso” del settore. Forse il “grande pubblico” può essere più interessato a una miscellanea di questo tipo. Anche se per “quel” pubblico nomi come Vincenzo Monti (non lo scrittore né la via di Milano), Roberta Voltolini, i Quartiere Latino, Enrico Lisei, Gino D’Eliso sono fin troppo “esoterici”. Insomma
un’opera esaustiva che però dà spesso la sensazione
di non scegliere da che parte stare, collocandosi ecumenicamente a metà
del guado. Ottime le schede discografiche a fine biografia, il libro si
fa preferire nelle schede dedicate ai personaggi più noti, più
lunghe e articolate e quindi più complete. Da segnalare che Giangilberto
Monti, noto cantautore a sua volta, inserisce la scheda che lo riguarda
(come giusto) e riesce a non essere né esageratamente modesto né
agiografico. Ma è un po’ la cifra di tutto il lavoro, senz’altro
utile per chi lavora nel settore e che, forse, avrebbe potuto giovarsi
di un pizzico di coraggio e spregiudicatezza in più. Dizionario
dei cantautori
Buongiorno a voi, mi faceva piacere replicare a Leon Ravasi, che ha letto con attenzione il Dizionario dei Cantautori (2003, ed.Garzanti). Prima di tutto il Dizionario non vuole essere un libro di critica ma uno strumento informativo, se avessi scelto in base alle mie preferenze non sarebbe mai uscito. E questo vale anche come risposta sul "da che parte stare": personalmente rimango sul confine, né a destra, né a sinistra... che non vuol dire comunque stare "a metà del guado". In merito agli "assenti": avremmo voluto inserire più artisti di quelli segnalati (ad es. Giuni Russo, gli Stadio, Giancarlo Onorato, Dario Baldan Bembo, Umberto Balsamo, Il Gruppo Italiano e Patrizia Di Malta, Giorgio La Neve, Luca Ghielmetti, Lucio Quarantotto, Matteo Salvatore, ecc. ma anche Oliviero Malaspina, Cesare Basile e Giancarlo Onorato) purtroppo scelte editoriali legate al numero di pagine e alla necessità di contenere il prezzo della prima edizione, ci hanno frenato. In merito ai "presenti": che lo si voglia o no, Mino Reitano, Al Bano, Mariella Nava e Leone di Lernia fanno parte di quel settore dichiaratamente commerciale che un critico può ignorare o insultare, ma che ha un indubbio peso nella nostra discografia e quindi impossibile da non documentare. Per quanto riguarda Tito Schipa jr. alla T piuttosto che alla S, segnalo un errore più divertente, dovuto ai correttori informatici della casa editrice: il dialetto nel quale si esprime Davide Van De Sfroos, da "tremezzino" è diventato "tramezzino", vedete voi... Mi permetto solo un'osservazione, in riferimento alla frase "non risulta chiaro a una prima lettura (...) chi, tra gli autori citati, sia ancora in attività e chi abbia smesso": un artista - se è tale - rimane sempre in attività. Un caro saluto |
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aggiornamento: 20-06-2004 |