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BiELLE LIBRI
 

Giuseppe De Grassi: "Maledetti amici"
Cronache di vita, amore e canzoni d'intorno a Piero Ciampi
di Giorgio Maimone

Esistono sostanzialmente due modi di scrivere biografie d'autore di canzoni: il metodo "Giulio Cesare" Romana, ossia di romanzare abbondantemente attorno a quattro aneddoti e il metodo Luigi Viva di pedante racconto dei fatti avvenuti, anche con dovizia di particoli e strumenti, ma su un pianeta un po' avulso dalla normale vita. Nessuno di questi due metodi mi fa impazzire. Il primo è "troppo" infedele e il secondo è fedele come i carabinieri: nei secoli. Se posso scegliere preferisco un terzo metodo: quello alla Doriano Fasoli o Enrico De Regibus, di collocare la storia personale dell'autore all'interno di un quadro critico di riferimento. Purtroppo non si può scegliere e ci trocca prendere quello che passa il convento.

Causalmente in questi giorni "il convento" mi ha passato due libri scritti secondo le due logiche opposte a cui si accennava qua sopra, entrambi per due illustri "scomparsi" ed entrambi in gennaio. "Specialmente in gennaio" canta Bubola ed ha ragione: i grandi della canzone muiono soprattutto in gennaio: De André, Gaber, fino a Tenco e Ciampi ( i due di cui parliamo ora), senza contare Fred Buscaglione morto a inizio febbraio. In "Maledetti amici" Pino De Grassi scrive un romanzo, che, casualmente, ha per protagonista un signore che si chiama Piero Ciampi. O meglio, le vicende ripercorrono la vita di Ciampi, ma all'interno di piccole scene drammatizzate da personaggi che recitano come in un film sulla vita di un vero poeta maledetto. Ma è poi così poeta? E' poi così vero?

La ricostruzione di De Grassi è troppo fantasiosa, è troppo libera, è troppo ritratto d'ambiente olografico per pensare che sia anche vera. Forse ha parlato con qualcuno che lo conosceva, certamente anche bene (De Grassi, me lo ha detto lui, non ha mai conosciuto Ciampi). Eppure tutto il libro gronda di citazioni tra virgolette, di frasi che il "personaggio" Ciampi avrebbe detto o avrebbe potuto dire in determinati momenti della sua vita. Le verità storica, ovviamente, se ne va a far fottere, ma il romanzo che ne deriva ha un certo fascino e di sicuro un ritmo. Scritto come un romanzo di formazione neo-realista, con il bianco e nero che ti si infila dentro fin dall'immagine di copertina, per non mollare mai, pagina dopo pagina, il centro della scena. Non un attimo è concesso ai colori! Ciampi: una storia in bianco e nero, poteva intitolarsi, con passioni forti, reazioni tagliate con l'accetta, per un personaggio che riesce ad arrampicarsi su vette di un'antipatia unica.

Se da un lato c'è da restare piacevolmente colpiti per la maestria nel coinvolgere mostrata dal De Grassi, dall'altra ci si chiede: "ma dopo aver letto questo, io so qualcosa in più su Ciampi ... o su De Grassi?". La seconda che hai detto. Ciampi così non convince. Pur personaggio eccessivo e sopra le righe, qualche qualità, magari piccola, dovrà pure averla avuta, non può essere tutto nel dare della puttana a ogni donna, bere fino a star male, reputarsi bello e fare a cazzotti ogni tre pagine la chiave di un personaggio che pure ha lasciato un segno di sè. E poi, a furia di fare a cazzotti (per giunta da ubriachi) i "bei" lineamenti ne dovrebbero risentire. O no? Ma la verosimiglianza non è una chiave di cui a De Grassi pare importare molto.

E' meglio la chiave eroica, quella da fumetto, quella molto a tinte forti: però un fumetto alla Paperino, dove volano fior di sganassoni, mancano i soldi, si vive ai margini della legge, ma nessuno si fa male, anzi tutti si divertono. E ci divertiamo anche noi lettori, invitati a salire su una giostra che gira vorticosamente e proietta luci rutilanti (sempre in bianconero) dagli anni '60. E i personaggi di contorno hanno tutti nomi conosciuti, di persone vere: Gino Paoli, Carmelo Bene, Luigi Tenco (a cui Ciampi, secondo De Grassi disse: "non andare a Sanremo, non ne uscirai vivo!" Ma per favore! Vaticinava guardando il volo degli uccelli o le viscere degli animali?).

Eppure, eppure, eppure, nonostante
tutto questo e altre smagliature, il libro, ripeto, è affascinante. Mi sembra mancare un po' del collante necessario con la realtà, ma tant'è: non è una storia, ma un racconto, un romanzo, anzi, il copione di quel film su Ciampi che De Grassi sta cercando da anni di portare in fondo. Il ritmo prosegue allegro e lieve per quasi duecento pagine, poi, avvicinandosi alla fine, come di consueto si muore: in questo caso la morte è quella di un "alcolista in perenne equilibrio tra il volo e lo schianto", ma pure lo schianto avviene in "minore", è quasi un evaporare, uno sbiadire, un dissolversi. Piero Ciampi, una lunga dissolvenza: sempre in bianco e nero.

Giuseppe De Grassi
"Maledetti amici"

Rai-Eri - Pag 204 - Euro 12,50
Finito di stampare nel 2001
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 07-02-2005

   
 

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