![]() |
|
|
BiELLE
LIBRI |
|||
| Giuseppe
De Grassi: "Maledetti amici" |
|||
|
Causalmente in questi giorni "il convento" mi ha passato due libri scritti secondo le due logiche opposte a cui si accennava qua sopra, entrambi per due illustri "scomparsi" ed entrambi in gennaio. "Specialmente in gennaio" canta Bubola ed ha ragione: i grandi della canzone muiono soprattutto in gennaio: De André, Gaber, fino a Tenco e Ciampi ( i due di cui parliamo ora), senza contare Fred Buscaglione morto a inizio febbraio. In "Maledetti amici" Pino De Grassi scrive un romanzo, che, casualmente, ha per protagonista un signore che si chiama Piero Ciampi. O meglio, le vicende ripercorrono la vita di Ciampi, ma all'interno di piccole scene drammatizzate da personaggi che recitano come in un film sulla vita di un vero poeta maledetto. Ma è poi così poeta? E' poi così vero? La ricostruzione di De Grassi è troppo fantasiosa, è troppo libera, è troppo ritratto d'ambiente olografico per pensare che sia anche vera. Forse ha parlato con qualcuno che lo conosceva, certamente anche bene (De Grassi, me lo ha detto lui, non ha mai conosciuto Ciampi). Eppure tutto il libro gronda di citazioni tra virgolette, di frasi che il "personaggio" Ciampi avrebbe detto o avrebbe potuto dire in determinati momenti della sua vita. Le verità storica, ovviamente, se ne va a far fottere, ma il romanzo che ne deriva ha un certo fascino e di sicuro un ritmo. Scritto come un romanzo di formazione neo-realista, con il bianco e nero che ti si infila dentro fin dall'immagine di copertina, per non mollare mai, pagina dopo pagina, il centro della scena. Non un attimo è concesso ai colori! Ciampi: una storia in bianco e nero, poteva intitolarsi, con passioni forti, reazioni tagliate con l'accetta, per un personaggio che riesce ad arrampicarsi su vette di un'antipatia unica. Se da un lato c'è da restare piacevolmente colpiti per la maestria nel coinvolgere mostrata dal De Grassi, dall'altra ci si chiede: "ma dopo aver letto questo, io so qualcosa in più su Ciampi ... o su De Grassi?". La seconda che hai detto. Ciampi così non convince. Pur personaggio eccessivo e sopra le righe, qualche qualità, magari piccola, dovrà pure averla avuta, non può essere tutto nel dare della puttana a ogni donna, bere fino a star male, reputarsi bello e fare a cazzotti ogni tre pagine la chiave di un personaggio che pure ha lasciato un segno di sè. E poi, a furia di fare a cazzotti (per giunta da ubriachi) i "bei" lineamenti ne dovrebbero risentire. O no? Ma la verosimiglianza non è una chiave di cui a De Grassi pare importare molto. E' meglio la chiave
eroica, quella da fumetto, quella molto a tinte forti: però un
fumetto alla Paperino, dove volano fior di sganassoni, mancano i soldi,
si vive ai margini della legge, ma nessuno si fa male, anzi tutti si divertono.
E ci divertiamo anche noi lettori, invitati a salire su una giostra che
gira vorticosamente e proietta luci rutilanti (sempre in bianconero) dagli
anni '60. E i personaggi di contorno hanno tutti nomi conosciuti, di persone
vere: Gino Paoli, Carmelo Bene, Luigi Tenco (a cui Ciampi,
secondo De Grassi disse: "non andare a Sanremo, non ne uscirai vivo!"
Ma per favore! Vaticinava guardando il volo degli uccelli o le viscere
degli animali?). Ultimo
aggiornamento il 07-02-2005 |
|||