Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
Le BiELLE ARTI
...Chi è 'sto Claudio Lolli?

Dalla parte del "disegnatore di Lolli": un filo rosso unisce due generazioni diverse
di Enzo de Giorgi

Scegliere di stare dalla parte del torto implica condizioni inaccettabili per la maggior parte della gente. Ammesso che di scelta si tratti e ammesso che dalla parte della ragione ci stia la maggioranza. Claudio non fa parte di nessuna maggioranza. Di certo neanche quelli che lo seguono. Io seguo Lolli ormai da tanti anni, pur essendo nato in un’68 in cui tutti coloro che condividono le sue idee sono impegnati in faccende assai più serie.

Non intendo raccontare la mia storia, ma tracciare un filo rosso che cuce la mia generazione con quella di Lolli, visto che tra i sostenitori del cantautore non ci sono solo nostalgici cinquantenni, ma fasce sempre più giovani di appassionati.

Essere nato nel 1968 significa, negli anni settanta, avere al massimo un’età da scuola elementare…e forse una famiglia troppo occupata ad emigrare e a mantenersi a galla per poter pensare alle rivoluzioni (musicali e non). Nel ’78 siamo già cinque figli, sballottati su e giù per l’Italia da un padre che fa l’operaio (ma che nel tempo libero “costruisce” violini) e una madre tuttofare. Poi si cresce, io e tutti quelli della mia età, tra i fumetti di Tex e Zagor , i dischi di moda, i concerti di circostanza… con gli accendini accesi sulle gradinate dello stadio a vedere “madonne” e “baglionate” varie. Gli anni ottanta ci fotografano coi capelli cotonati alla “Duran Duran”e le giacche con le spalle larghe… quindi, a seguire, la crescita vera, in una città del sud con le porte sbattute in faccia, il militare fatto per forza a mille chilometri da casa e poi ancora l’incontro con altri modi di vivere l’arte, di vivere la musica.

Ecco, con un comprensibile ritardo di 10-15 anni, la passione per i fumetti di Andrea Pazienza, le canzoni di De Andrè, di Guccini…ma a questo punto di anni ne ho quasi venti. Molti miei coetanei finiscono col lavorare negli ipermercati che invadono le città, altri aspettano di fare lo stesso…e nel frattempo si iscrivono all’Università. Per me c’è finalmente l’Accademia di Belle Arti nella mia Lecce, gli anni ottanta che finiscono e cadono insieme al muro di Berlino.. le manifestazioni in piazza S. Oronzo con le “pantere”, dove dipingo con gli altri per protesta…dove un amico mi passa i dischi in vinile di Claudio Lolli. Io e i miei compagni ci sentiamo la forza dei picconi in quei pennelli e vogliamo “fare le leggi” coi colori… chissà in quanti si riconoscono in circostanze analoghe!

Quante ne ho viste di minoranze del mio tipo ai concerti di Claudio Lolli! Quando si terminano gli studi, ci si tuffa nel mondo del lavoro…ed io che ho studiato materie annesse al disegno e alla pittura, tento le diverse strade dell’arte. Dipinti, illustrazioni, fumetti, sculture, scenografie… fino a imboccare il vicolo (cieco?) della scuola, diventando uno dei tanti “precari” dell’insegnamento. Nel 1996, a Lecce, espongo una decina di quadri ispirati ai testi delle canzoni di Claudio Lolli nella mia prima personale di pittura intitolata “Consce Angosce ed Altri Veleni”. In realtà gli organizzatori mi consigliano di non dire a cosa e a chi mi sono ispirato…per motivi politici…o per (come dicono loro) “non sminuire il valore dei quadri… tanto chi lo conosce ‘sto Lolli?”.

Inutile dire che si sbagliano e che in molti riconoscono (dai titoli e riferimenti vari) l’ispirazione “lolliana”. L’anno seguente, a Bari, conosco dal vivo l’umanità infinita di Claudio Lolli e Paolo Capodacqua, ai quali mostro le fotografie dei dipinti di cui sopra. E’ il 1997…Claudio sembra apprezzare, mi ringrazia. Gli chiedo un autografo porgendogli la copertina di “Intermittenze del cuore”… ci pensa un po’… poi scrive: -“a Enzo, tra gli scogli ogni tanto degli occhi”-. Non so se si tratta di una frase di circostanza, ma mi piace pensare che non lo sia. Continuo a produrre disegni, dipinti, fumetti…continuo a esporli in piccoli e grandi spazi tra la Puglia e la Toscana, mentre faccio il supplente nella provincia di Cuneo.

E’ il 1998; se sono nato nel ’68, compio trent’anni. Come molti miei coetanei mi sposo. Assisto a diversi concerti di Lolli e ogni volta dopo l’esibizione scambio due chiacchiere con lui e Paolo. Claudio è disponibile al dialogo con tutti quelli che gli si avvicinano, ma di me si ricorda sempre. Una volta gli ho mandato un invito ad una mostra e lui mi ha telefonato per scusarsi della sua assenza…mentre molti miei amici e parenti avevano disertato senza tanti problemi.

Arriva l’estate del 2000. Mia moglie è in ospedale perché ha appena partorito nostro figlio Cristiano. Il mio amico Maurizio mi avverte che Claudio Lolli canterà domani sera proprio nella piazza del mio paese. E’ notte, a casa sono solo, fa caldo e non riesco a prendere sonno. Prendo un foglio, poi un altro e un altro ancora. Alle quattro del mattino ho scritto e disegnato il fumetto “Chi è ‘sto Claudio Lolli?”. La sera dopo assisto al concerto. C’è pochissima gente, perché l’evento non è stato pubblicizzato in alcun modo…mi siedo al tavolo del bar con Claudio e Paolo che accolgono con piacere i miei scarabocchi notturni.

Passano pochi mesi e Claudio Lolli mi telefona per informarmi che il mio fumetto è su internet, sul sito ufficiale della sua nuova casa discografica, nella pagina dedicata a “Dalla Parte del Torto”. Continuo a disegnare e a dipingere. Il testo del brano “il mondo è fatto a scale”, inserito in questo ultimo disco, mi colpisce per la sua forma ironica e decido di illustrarlo su più tavole dipingendone ad olio i diversi “gradini”. Arriva finalmente il momento del “ritorno degli zingari felici”.

Sono in contatto telefonico con il regista Salvo Manzone che sta registrando materiale per un documentario sul nostro eroe. Vorrebbe inserire anche qualcosa sui miei disegni, ma lui è preso tra Parigi e Palermo…ed io tra Saluzzo (Cn) e Lecce. Non riusciamo ad incontrarci, ma mi consiglia di creare qualcosa sugli “zingari”. Detto fatto. Dipingo a tempera sei nuove tavole rappresentando, a mio modo, le diverse atmosfere del disco (che realizzo anche su un pannello di m.3x2, ora inserito in una sala d’attesa dell’ospedale di Saluzzo).

Inizio ad esporre tutto il materiale su Lolli in diversi ambiti, tra cui piccoli e grandi spazi in concomitanza dei suoi concerti (Torino, Fok Club; Novoli, Giardino Fata Bianca). Claudio è sempre lo stesso. Grandissimo, ma umile e umano con tutti. Partecipo ad uno dei mitici dopo-concerto. Mi presenta ai vari componenti del “Parto”, a J. Giustini, al fotografo E. E. Toccaceli, a M. Baraghini e a Franco Vassia che mi ha concesso un prezioso spazio sulla sua pubblicazione.

Oggi, aprile 2004, sono ancora un precario della scuola, uno zingaro con la casa nella valigia e un futuro sempre più sbiadito (grazie anche alle ultime “strategie” del nostro attuale governo), “forse un po’ malinconico ma mai disperato”. Chiedo scusa per essermi dilungato troppo…ma quest’anno insegno a S. Stefano Belbo (Cn), il paese di Cesare Pavese… un ulteriore filo rosso che mi lega al mondo dell’arte di Claudio …e da qui sento forte e chiaro l’influsso del pianeta Lolli…ed il sublime piacere dell’uso della parola.

Ultimo aggiornamento: 03-05-2004

HOME