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BiELLE
LIBRI |
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| Alessandro
Ballestrazzi: "La casa del freddo" |
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Che il cd meriti più di un ascolto è un dato (a proposito: ecco la versione della Casa del Freddo contenuta nel cd). Che il libro meriti una lettura anche. Gli Yo Yo Mundi sono anche citati all'interno del libro, ma incidentalmente. Tutta la vicenda peraltro si svolge nei dintori di Acqui Terme, quindi nel loro territorio. Si diceva un libro "gotico" con una parte finale che spinge un po' più sul pulsante del terrore, in stile Dylan Dog, per intenderci: quel terrore un po' intelligente e disincantato che può sempre trarsi d'impaccio con una scrollata di spalle, un'ammiccatina furbetta e un sorriso: "ma tu credevi che io ci credessi?" Se togliamo invece questa sovrastruttura, abbiamo invece una storia di fantasmi. Che vengano dalla resistenza è solo un dato, almeno questo, innovativo. Per il resto abbiamo una casa (la casa del Freddo, appunto) che è l'incarnazione del male. E il freddo, fluido e denso, quasi solido, è la personificazione del male che in quella casa, che serviva per torturare i partigiani, è stato praticato. La cornice è la storia di due amici che studiano a Bologna, ma uno di loro è originario da Prasco, la zona della casa del Freddo, che si imbarcano nell'avventura di trascorrere una notte in quella casa per poterne scrivere un articolo per Repubblica, forse quell'articolo che a loro, generazione di precari, avrebe garantito un futuro da giornalisti assunti in pianta stabile. Come è abbastanza
facile intuire, tutto va per il peggio, fino alla tragica conclusione
che viene lasciata aperta, ma che lascia presagire scenari futuri ancora
più terrorizzanti. Insomma, qualcosa di buono c'è, sia nella
trama che nei ritratti di paese, che nel marcare il distacco tra vecchie
e nuove generazioni. E poi, dicevamo, neanche cento pagine che si leggono
proprio in fretta.
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aggiornamento il 28-01-2005 |
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