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BiELLE LIBRI
 

Massimo Carlotto: sempre più cattivo
di Giorgio Maimone

Massimo Carlotto diventa sempre più cattivo. Il suo umore si fa acido, il fiato pesante, la camminata grottesca. Mister Hyde, a poco a poco, sembra sotterrare quella parte di Dottor Jeckyll che ancora si celava in lui. “L’oscura immensità della morte” è un libro tetro e oppressivo, un libro “nero” sia nell’anima che nelle situazione narrate. E nonostante ciò, o forse proprio per questo, è un libro di grande valore.

Non c’è un solo personaggio positivo, in tutto il libro. Perfino il Commissario di polizia potrebbe essere corrotto. Gli unici innocenti sono i morti. Gli altri tutti mostri. A vario livello. Mostri della porta accanto, in buona parte. O mostri da prigione. Mostri borghesi e mostri malavitosi. Tutto fa schifo nella realtà raccontata da Carlotto e forse è una fotografia del reale. Ma proprio come una fotografia (anzi di più, perché non si può certo dire che le foto di Salgado siano indifferenti) Carlotto vuole presentare un quadro asettico della situazione.

Così è. Non stiamo a chiederci: cosi è diventata, ma perché? Questi sono i fatti, questi sono i personaggi che abitano le prigioni ora, questi sono i mostri che abitano condomini o villette residenziali. L’unico valore che viene reso nel libro è dato dalla possibilità di non fare l’infame. Di non tradire un altro malvivente. Non c’è amore, non c’è riscatto, non c’è pietà.

La storia è truce da far paura: una coppia di tossici rapina un orefice. L’orefice non è uno stinco di santo a sua volta. Praticamente svolge funzione di banco dei pegni a strozzo e quindi non può nemmeno denunciare tutto il furto. Però arriva la polizia: i due scappano prendendo in ostaggio un auto sulla quale c’è una giovane madre col figlio di otto anni. Il primo tossico li ammazza tutti e due, aiuta il secondo a scappare, però viene catturato dalla polizia. Resterà in prigione 15 anni senza parlare, senza fare il nome del complice. Uscirà poi per malattia (un cancro allo stadio terminale) e incontrerà la vendetta del padre del bambino.

E’ lui, la vittima, che ha sentito la moglie parlare dell’Oscura immensità della morte, un attimo prima di sfumare nel buio senza ritorno. E il suo unico scopo è rimasto sopravvivere per vendicarsi. Condotto magistralmente come il solito, ma Carlotto non può più andare avanti in questa strada di nichilismo assoluto. Il problema che si riflette sulle pagine sembra sempre di più essere il suo.

Per chi non conoscesse la storia di Carlotto, brevemente, come racconta lo stesso autore: " Tutto è iniziato il 20 gennaio 1976 quando ho scoperto in uno stanzino di un appartamento in cui sono entrato, la porta era aperta, attratto da grandi urla, una ragazza morente, Margherita Magello, trafitta da 59 coltellate. A quell'epoca avevo 19 anni, ero molto giovane. Preso dal panico sono fuggito. Dopo aver cercato degli amici, mi sono rivolto a un avvocato e con lui sono andato dai carabinieri. Il tempo di raccontare la vicissitudine e sono diventato imputato. Da allora si è messo in moto il meccanismo perverso del processo, che è dventato il più lungo nella storia della giustiszia del nostro Paese. Io sono il cittadino italiano che ha subito più processi".

"La mia militanza è stato uno degli elementi fondanti dell'accusa. Ero un extraparlamentare di sinistra. Nel mio caso la relazione tra tipo di delitto e tipo di autore è stata proprio costituita sulla mia militanza iin Lotta Continua". Carlotto in totale trascorrerà più di quattro anni in carcere, in diverse tappe, tre di latitanza, 17 anni di vicenda giudiziaria (ma ancora adesso c'è pendente un ricorso di Carlotto presso la Corte Europea di Strasburgo per l'annullamento dell'ultima condanna). Nel momento in cui è arrivata la grazia di Scalfaro, Carlotto si stava preparando per una seconda latitanza, questa definitiva. Era in libertà per motivi di salute: La grazia arriverà anche per la non opposizione dei parenti di Margherita Magello.

Chi ha già letto il libro riconoscerà in questi fatti quasi tutti questi passaggi nel libro. A quasi trent'anni dall'accaduto Carlotto non riesce a fare a meno di ripercorrere il suo caso personale, sollecitato dai dibattitti in corso sulla giustizia e sulla grazia in questi tempi, col "caso Sofri", ma non solo. Anche Carlotto è stato a lungo "Il caso Carlotto" e un po' lo è rimasto. Traducendo tutto quanto in grande letteratura, letteratura senza redenzione e senza etica, senza via d'uscita, non nel senso di lieto fine, ma di una qualsiasi speranza.

"L'oscura immensità della morte" è un romanzo narrato in prima persona a due voci da Raffaello Beggiato, il balordo, e Silvano Contin, il parente delle vittime: e fa impressione quanto riesca e essere forte e crudele in tutti i passaggi, una crudeltà che in Carlotto s fa più forte volume dopo volume. Già "Arrivederci amore ciao", nonostante la dolcezza del titolo, metteva in scena la vicenda di un bastardo senza limiti né pudori ed era completamente assente qualsiasi presa di distanza da parte dell'autore. "Il maestro di nodi", per quanto tetro la sua parte, riproponeva ipersonaggi dell'Alligatore e di Rossini che una qualche loro morale seguono e, civicamente, si occupava dei fatti di Genova.

Ma quando non è di scena l'Alligatore si dispiega la vera vena noir di Carlotto, più cattivo di Derek Raymond, più crudele e disseccato di Leo Malet, più cupo delle "Murder ballads" di Nick Cave. impegnato a vomitarci addosso il male assorbito in anni di galera e rimasticato in quelli successivi. Il risultato è alto, altissimo, ma la miscela questa volta dò l'impressione di essere all'ultimo stadio di cottura. Ancora una fiamma, ancora 5 minuti sul fuoco e il sentore di bruciato potrebbe prevalere. E sarebbe un peccato, perché la pietanza è formidabile.


Massimo Carlotto
L'oscura immensità della mort
e
E/O Edizioni Noir pag 177– 13,00 €
Nelle librerie

Ultimo aggiornamento il 23-03-2004

   
 

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