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La
ballata del Pinelli
Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo che caldo faceva.
Brigadiere apra un pò la finestra
e ad un tratto Pinelli cascò.
Commissario io ce l'ho già detto,
le ripeto che sono innocente.
Anarchia non vuol dire bombe
ma eguaglianza nella libertà.
Poche storie indiziato Pinelli,
il tuo amico Valpreda ha parlato.
È l'autore di questo attentato,
e il suo socio sappiamo sei tu.
Impossibile, grida Pinelli,
un compagno non può averlo fatto,
tra i padroni bisogna cercare
chi le bombe ha fatto scoppiare.
Altre bombe verranno gettate
per fermare la lotta di classe.
I padroni e i burocrati sanno
che non siam più disposti a trattare.
Ora basta indiziato Pinelli,
Calabresi nervoso gridava,
tu LoGrano apri un po'la finestra,
quattro piani son duri da far.
A Milano quella sera era caldo,
ma che caldo, che caldo faceva.
E' bastato aprir la finestra,
una spinta e Pinelli cascò.
Dopo giorni eravamo in tremila,
in tremila al suo funerale,
e nessuno può dimenticare
quel che accanto alla bara giurò.
T'hanno ucciso spezzandoti il collo,
sei caduto ed eri già morto
Calabresi ritorna in ufficio,
però adesso non è più tranquillo.
Ti hanno ucciso per farti tacere,
perchè avevi capito l'inganno.
Ora dormi non puoi più parlare,
ma i compagni ti vendicheranno.
Progressisti e recuperatori,
noi sputiamo sui vostri discorsi,
per Pinelli, Valpreda e noi tutti
c'è soltanto una cosa da fare.
Gli operai nelle fabbriche e fuori
stan firmando la vostra condanna,
il potere comincia a tremare
la giustizia verrà giudicata.
Calabresi con Guida il fascista
si ricordi che gli anni son lunghi:
prima o poi qualche cosa succede
che il Pinelli farà ricordare.
Quella sera a Milano era caldo,
ma che caldo che caldo faceva.
Brigadiere apra un pò la finestra
e ad un tratto Pinelli cascò.


Piccola
veliera
Sulutumana
Naviga
verso l'incantato scoglio la piccola veliera,
sui bianchi fiotti tremola la prora, contro l'ignoto
va,
all'occhio esperto è un segno che non erra
il corso delle nuvole.
L'
approdo è ritagliato nella roccia tra il
lauro e la ginestra,
profumo di gigli e di gardenie dal lido e dal
giardino,
profumo di bosso e biancospino, vecchie barche
ed ulivi.
Lentamente
muovendo dalla riva salgono i pescatori,
mercato grande oggi, non manca pesce: lucci, alborelle,
anguille;
il pigo si dibatte nella fiocina, dagli forte
col remo!
Fiori
cogliero': viole, non ti scordar di margherite
d'oro e neve,
gigli bianchi, rose ardenti, mi fan bella per
lui…
fiori cogliero': viole, pensieri di dolcezza,
inanellati sospiri,
margherite d'oro e neve, rose, rose, rose…
Questa
terra è fuoco nelle vene, questo cielo
è sorriso,
questo giglio sul petto, mio Signore, è
promessa d'amore.
Innocente fanciulla, son poeta e vivo di chimere.
Io
cerco un nido profumato e pieno di palpiti d'amore,
spegnere non potrò per la mia vita questa
voce che sento,
che dice che per te mi ha fatto Dio e in questo
lago brucio.
Un
orsa mi ha allevato nei dirupi al perversar dei
venti,
le notti vegliarono l'offesa dei famelici lupi,
tra fiore e fiore la speranza muore…impossibile
amore.
Fiori
cogliero': viole, non ti scordar di margherite
d'oro e neve,
gigli bianchi, rose ardenti, mi fan bella per
lui…
fiori cogliero': viole, pensieri di dolcezza,
inanellati sospiri,
margherite d'oro e neve, rose, rose, rose…
Libertà
fremente di catene, libertà bugiarda,
per lei, con lei, sui nuguli di fuoco dammi libero
volo,
sul chiarore cristallo dei nevai, sulla bella
città.
Col
sorriso sul labbro mi sembrasti bella come la
gioia,
tu puoi gioire, puoi soffrire, fremere, tu puoi
dimenticare;
a me resta il ricordo di un amore, cicatrice sul
cuore.
Mi
fosti cara, Piccola Veliera, ti ricordi l'approdo
tra rose in fiore e gigli immacolati in un mattino
d'oro?
Tacendo vai, portando il sogno avvolto in questa
triste sera,
non sia lontano il dì ch'io ti raggiunga,
mia Piccola Veliera.
Fiori
cogliero': viole, non ti scordar di margherite
d'oro e neve,
gigli bianchi, rose ardenti, mi fan bella per
lui…
fiori cogliero': viole, pensieri di dolcezza,
inanellati sospiri,
margherite d'oro e neve, rose, rose, rose…
Il
volo di carta
Sulutumana
La
carta di scorta nel sacco,
incoscienza e fortuna,
pane, vino e tabacco.
La
sciarpa sul collo che il freddo
anche in casa si vede,
fa vapor respirando.
Lo
so, tu speri tanto che piova
sopra i tetti e sui campi,
sui miei sogni alla prova;
negli angoli di strada e alla piazza
che una folla mi aspetta,
mi deride e sghignazza.
Venghino
signori venghino, si vede l'uomo volante sul foglio
gigante, che e' un numero sensazionale!!!
Sei
metri quadrati di pazzia,
cinque figli magri
di un suonato in balìa
E
teste abbassate e bocche mute,
piedi dentro la neve
fino su alla "salute"
Figlioli
forza, ce l'abbiam fatta,
qui si scivola bene
qui la neve e' compatta;
il vento soffia forte e' il momento
di tentare la sorte
senza ripensamento.
Quassu'
con una mano sto toccando il paradiso,
con l'altra invece asciugo le mie lacrime dal
viso
che l'aria e' cosi' fredda come non l'ho mai sentita
e taglia la mia pelle e non fa muovere le dita
Ma
calcoli sbagliati non sostengono il mio peso,
precipitando in fretta gia' di molto sono sceso
e vedo solamente, vedo l'acqua avanti a me
e il tempo passa, tempo non ce n'e'.
I
piedi nell'acqua bollente
e un berretto di lana
su un ingenuo innocente
Il
caldo del fuoco e del vino,
dagli abissi del lago
qui davanti al camino
E
adesso tutti voglion sapere
se ho veduto caimani o fortezze straniere
e mentre accendo una sigaretta dico:
- mah, non saprei, sai…andavo di fretta…


Sette
Fratelli
di Gianni Rodari
(Marco Paolini e
Mercanti di Liquore)
C'erano sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei
andavano a piedi
perché non avevano fretta,
il settimo invece perché
non aveva la bicicletta.
La
leggenda dirà
dell'ultima battaglia:
dove cantò la cicala
abbaia la mitraglia.
Una muta di cani
la notte ha circondata,
il fumo leccai muri
della casa incendiata.
Ma quando li portarono
alla crudele morte,
non eri tu, fucile,
il più fermo, il più forte.
C'erano sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei
andavano a piedi
perché non avevano fretta,
il settimo invece perché
non aveva la bicicletta .
Nella
nebbia dell'alba
si nascosero i cani,
e chiusero gli occhi
per non vedersi le mani.
Negli occhi dei sette Cervi
l'aurora si specchiò,
dagli occhi fucilati
il sole si levò.
Vecchio, tenero padre,
olmo dai sette rami,
nella vuota prigione
per nome ancora li chiami,
C'erano
sette fratelli
che andavano per il mondo:
sei erano sempre allegri,
il settimo sempre giocondo.
Sei
andavano a piedi
perché non avevano fretta,
il settimo invece perché
non aveva la bicicletta .
E
a notte fra le sbarre
fin dove soffia il vento
intatte vedi splendere
sette stelle d'argento.
Sette stelle dell'Orsa
come sette sorelle.
I cani non potranno
fucilare le stelle.
Sette stelle dell'Orsa
come sette sorelle.
I cani non potranno
fucilare le stelle.

Dita
di Claudio Lolli
Ci
sono le dita di Dio stamattina nel cielo
e ti stanno disegnando una buona giornata
in cui ci sarò, ci sarai, ci saremo
e ci potremo toccare chiedendo: com'è andata?
Ci sono le dita di Dio stamattina nel cielo
e ti stanno accendendo una bella luce
in cui ti muoverai bella come sei,
sulla musica intensa di questa voce.
Ci
sono le dita di un postino oggi in Italia
che si prenderanno cura delle mie parole.
Potessi farti anch'io una carezza da lontano,
potessi avere anch'io un poco del tuo sole.
Ci sono le dita di un postino oggi nel mondo
che ci faranno sentire più vicini del vero:
potessi essere io ancora un bambino, e volare
come una lettera magica nel tuo cielo straniero.
Ci
sono le mie dita oggi sulla chitarra
ed ognuna di loro ti vuole bene,
abbiamo sempre voglia di toccare la terra,
tocchiamo sempre quello che non ci appartiene.
Ci sono le mie dita oggi sulla chitarra
ti stanno ricordando di un'altra giornata,
e toccando arpeggiando, come quella notte
in cui Roma pagana era una rima baciata,
in cui a Roma eravamo come una rima baciata.
I
musicisti di Ciampi
di Claudio Lolli
I
musicisti di Ciampi non gli volevano bene
lo accompagnavano così, senza passione,
e mentre lui cantava e moriva
loro facevano la loro professione
i
musicisti di Ciampi non lo amavano,
una persona troppo strana e distruttiva,
loro, i computers che in testa gli giravano,
pensavano ai turni ai soldi, alla domenica sportiva,
così
la senti la distanza d'emergenza
tra quella voce che fa finta di provarci,
e quelli dietro che hanno fretta di finire,
e che non sanno cos'è amarsi, cos'è
amarci,
e
poi li vedi e sembra un film di Fellini,
uno che ride e ripone lo strumento,
e Piero è lì, con un bicchiere in
mano,
e sa che avrà da fare ancora con il vento,
lui sa, che avrà da fare ancora con il
vento.
Un
uomo in crisi
di Claudio Lolli
Hai
notato come sono rari e fievoli i sorrisi, sulla
bocca stralunata di un uomo in crisi, come guarda
sempre in basso, come cerca protezione, come evita
a ogni passo di attirare l'attenzione. Sui suoi
occhi stanchi e bui, senza più salde certezze,
come cerca con le mani sempre nuove sicurezze.
Hai
notato com'è facile sentirselo un po' amico,
quando con l'aspetto gracile e con gesto antico,
si avvicina alla tua anima, cerca in te i suoi
dubbi, poi con fare indifferente fugge avvinto
d'allorgoglio, fino a che non riconosce i suoi
timidi sorrisi, sul tuo volto stralunato in perenne
crisi.

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