Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.


Scarica le canzoni per la pace
 














 
BiELLE INTERVISTE
 
Massimo Bubola antologia: dalla A a ... un po' più in là
di Giorgio Maimone

Quello che segue è il resoconto di una lunga chiacchierata con Massimo Bubola, in occasione della presentazione del disco "Segreti trasparenti". 90 minuti, come una partita di calcio, in due tempi. Il tempo delle domande e quello delle risposte. Massimo parla con voce piana e profonda, simile a quella che utilizza per cantare. Cerca con cura le parole. Il suo parlare è un parlare forbito e ricercato, in cui quasi niente sembra messo lì per caso. Poi all'improvviso l'assale la divagazione e allora si svisa, si scivola sui capotasti e si inizia a suonare libero, a improvvisare. I temi sono quelli classici del suo canzoniere: l'importanza della memoria, la cultura sia musicale che cinematografica e letteraria, la trasparenza e i segreti. Massimo dà l'idea di essere un uomo con molto pudore dei propri sentimenti che disvela piano piano, accennandoli appena. Contemporaneamente è attrabersato dal desiderio di far conoscere quello che fa.

Ecco i primi capitoli delle sue dichiarazioni, raccolte come voci di un glossario: dalla A di archi alla S di Segreti trasparenti, per ora.

Archi

“Il modo di utilizzare gli archi nel rock italiano è diverso da quanto fanno altrove. Anche le band che usano archi come i Rem, non li utilizzano come noi. In particolare c’è una scuola che affonda le radici nella tradizione.da Vivaldi ad Albinoni: una vera e propria scuola veneta. Io sono di Verona, Gazich è di famiglia slovena, poi spostatasi a Brescia, ma di cultura veneta a sua volta. Stiamo cercando di creare una via italiana al rock con l’utilizzo di archi e vediamo anche che c’è interesse internazionale per quanto stiamo facendo.

De André: “Per me è stato un padre giovane. Quando ci siamo conosciuti io avevo 20 anni e lui 35. Io sono andato via di casa per stare con lui. Sono andato a vivere assieme a lui. E credo di avergli portato in dote una buona dose di entusiasmo".
"Segreti trasparenti" "Non bisogna vergognarsi delle sconfitte, né delle proprie debolezze. E penso soprattutto che sia importante coltivare la memoria. Le canzoni sono state composte nell’arco di tre anni, la più vecchia è “La domenica (e la fontana)”.
Maieron: Luigi Maieron è una forza della natura. Canta solo dei grandi temi della vita: vita, morte, il tempo che passa. Le grandi questioni di cui nessuno più si occupa.

Cinema

E’ vero. Ho proprio una passione per il cinema, l’ho studiato. Ho scritto anche dei saggi sulla cinematografia. E in effetti, quando scrivo canzoni mi immagino proprio la sequenza cinematografica. Addirittura so dove è un primo piano, qui ci va un campo lungo, là un piano americano. Ad esempio, proprio come dici, in “Eurialo e Niso” dove c’è la “spilla su cappello” che è un dettaglio, mentre “e scesero dal monte, lo zaino sulle spalle/ dovevan far saltare quel ponte a Serravalle” è a campo lungo e per tutta la canzone c’è questo alternarsi di “inquadrature”. Io poi penso che un produttore in un disco sia come un regista, che debba far funzionare il lavoro di tutta una squadra. Hai presente che alla fine del film, sui titoli vengono fuori i ruoli di tutti, direttore della fotografia, attori, regista, fonico. Dovrebbe essere così anche nei dischi. E’ vero che molti produttori in Italia intendono questo lavoro in modo restrittivo. Sostanzialmente solo nel pensare quali strumenti scegliere. Invece il produttore deve agire a tutto campo.

De André

“Per me è stato un padre giovane. Quando ci siamo conosciuti io avevo 20 anni e lui 35. Io sono andato via di casa per stare con lui. Sono andato a vivere assieme a lui. E credo di avergli portato in dote una buona dose di entusiasmo, tanto che molte delle canzoni composte insieme sono diventate dei classici del suo repertorio, presenti anche negli ultimi concerti dal vivo e perfino nel tributo a lui dedicato: in Faber ci sono 5 pezzi che abbiamo scritto insieme, anche se molti tendono a dimenticarselo. Insomma me li ha fatti firmare sia i testi che le parole e questo vorrà ben dire qualcosa! I genovesi non regalano niente. Anche adesso sono amico con Beppe Grillo, ma cercare di fargli offrire un caffè resta un’impresa titanica. Ho dovuto aspettare molto tempo per scrivere qualcosa su Fabrizio e ora, che sono passati 5 anni dalla sua morte, mi è sembrato di poterlo fare, anche senza sollevare dubbi sul fatto che possa volerci speculare sopra. Così ho scritto “Specialmente a Gennaio”, un testo che mi coinvolge molto. E, guarda, lo vedi quel giaccone blu? E’ quello di cui parlo nella canzone. Me l’ha regalato lui. Grillo l’ha riconosciuto subito: è quello dei portuali genovesi. Ce l’ho da anni e lo porto ancora”.

Maieron

"Luigi Maieron è una forza della natura. Lui, friulano, non solo, ma carnico di lingua ladina. Minoranza di una minoranza. Che vive su in montagna, sotto il passo delle Tre Croci. L’ho conosciuto perché era un mio fan. E lui canta solo dei grandi temi della vita: vita, morte, il tempo che passa. Le grandi questioni di cui nessuno più si occupa. Siamo in un ‘epoca di minimalismo culturale, dove si parla solo di “quella tequila”, la “lampada sul comodino”, piccole e piccolissime cose. Maieron invece ha la forza di parlare di quello che costituisce il nocciolo della nostra vita. Nel nuovo disco canta alcune canzoni in “toscano”, per lui è stato particolarmente difficile, ma sono convinto che sarà un grosso risultato. Penso che la miglior definizione di Gigi l’abbia data Gianni Mura: è un albero che canta!”

Poesia

“Credo che ci sia un po’ di coda di paglia tra i cantautori, che hanno paura a dire di ritenersi poeti. Io non credo che ci sia una poetica di serie A e di serie B. Preferisco pensare che vi siano belle canzoni e brutte canzoni, belle poesie e brutte poesie. Ma non dobbiamo avere paura delle parole. Io scrivo poesie. Ed essendo, per caso, anche musicista, a volte provo ad accompagnarmi con la chitarra. Non mi sembra che venga male. Penso anzi di provare prima o poi a propormi anche in questa veste di performer. Poi poesia e canzone , in fin dei conti sono legate fino dall’antichità: dagli aedi ai trovatori ai canzonieri di Dante e Petarca ..:”

Produttore

E’ un ruolo che dà molte soddisfazioni. Abbiamo citato Daniel Lanosi, ma c’è un motivo: i due dischi che Dylan ha inciso con lui “Oh, mercy” e “Time out of mind” sono assolutamente identificabili sino dalle prime note. E lui è anche musicista, quindi in grado di intervenire anche praticamente. In Italia c’è stato Roberto Dané che aveva la grande capacità di intervenire dando una cifra unitaria al lavoro, una regia. Non so, mi viene in mente, al di fuori dalla modestia, Orson Welles, era un grande attore, un grande regista, sapeva fare film con le major, ma anche piccole produzioni di ricerca. Ecco, io cerco di essere così. Dané era grande nella scelta dei temi e nella conduzioni generale, poi c’era Reverberi che curava la parte musicale, con grande rispetto della divisione dei ruoli.. Io ho iniziato il lavoro in studio di registrazione ancora da giovane, con questi personaggi e, in studio, non potevo parlare se non interpellato. Dovevo solo ascoltare. Poi se mi chiedevano un parere potevo dire la mia. Quindi, come per premio, iniziarono a farmi fare le prime parti: “metti a posto questa rullata”, “cura quella parte di basso” etc. Una grande scuola, comunque.

Segreti Trasparenti

“Il disco è stato registrato in Superaudio (un nuovo standard di qualità - Ndr) e pare che sia il primo disco di inediti che viene registrato con questo standard in Italia. Ho curato particolarmente la scelta delle chitarre (principalmente una rickenbacker). Dici bene quando parli di un’atmosfera “spirituale” nel lavoro. Non solo per il richiamo ai santi o per le due canzoni dedicate a due persone importanti per me scomparse. Credo che non bisogni vergognarsi delle sconfitte, né delle proprie debolezze. E penso soprattutto che sia importante coltivare la memoria. Le canzoni sono state composte nell’arco di tre anni, la più vecchia è “La domenica (e la fontana)”. Sai, adesso che lavoro da indipendente, che ho il mio gruppo, il mio studio di registrazione, procedo in maniera un po’ anomala. Quando ho una canzone pronte, vado in studio e la incido subito. In modo da averla pronta. Cerco subito la versione definitiva, con arrangiamento giusto. Questo non vuol dire che il disco venga poi fuori frammentario. Io credo molto nel “montaggio” dell’opera discografica. Un’opera non si può ascoltare sempre col tasto random inserito. E’ una successione di brani che, anche se non raccontano una sola storia, hanno dei temi comuni. “Segreti trasparenti” è abbastanza vicino al concetto di un concept album. Anche se per ora rimangono solo racconti e non un romanzo intero”.
(segue)

Intervista effettuata il 06-02-2004

   
Archivio interviste
 

HOME