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BiELLE
LIBRI |
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Fabrizio è stato forse il più abile “maestro di bottega” in senso rinascimentale che le arti italiane abbiano allineato nel secolo scorso. Poche, pochissime canzoni scritte in solitudine; nella mailing list su Fabrizio avevamo concluso che sono state meno di una decina (forse solo tre o quattro) le canzoni scritte da lui solo e senza “prestiti”. Per il resto un lungo e complicato lavoro di squadra, di cui in questo libro si scoprono ulteriori passaggi. Bertoncelli prende il metodo di Fabrizio e ne fa un libro: un ottimo libro. L’importante è la squadra e Bertoncelli sceglie per sé il ruolo di “allenatore in campo”. Una sorta di Vialli ai tempi del Chelsea o di Mancini per tutta la vita. Ma quando si allinea un centravanti dal guizzo vincente come Franco Fabbri, autore del magnifico saggio di apertura, un faticatore di centrocampo che tocca cento palloni e li trasforma in oro come Enrico Deregibus che in poche pagine condensa con ricchezza di dettagli l’intera biografia deandreiana (compresa qualche chicca), si pone a guardia della porta (ossia la discografia) un professionista della “compagnia-di-giro-De-André” come Mariano Brustio e, infine, nel tessere il gioco si calano gli assi di Ivano Fossati, Mauro Pagani, Franz di Cioccio, Roberto Dané e Giampiero Riverberi, tocchettare a centrocampo diventa persin facile. Con questi ingredienti nasce “Belin sei sicuro?”, un libro tutto da gustare. Diciamo solo che serve essere deandreiani da prima e che alcune cose bisogna darle per scontate (in 25 pagine di biografia Deregibus fa miracoli, ma anche i miracoli hanno un limite!). Diciamo anche che le interviste sono interessanti, ma non esaustive (possiamo dire che manca tutta la sua famiglia?) e finiamo riproponendo un dubbio che anche Bertoncelli avanza nella prefazione: c’è ancora bisogno di un libro su De André? Per quanto mi concerne sì. Ne ho letti, credo, quattordici, ma penso ci sia ancora molto di non detto o di non indagato o di non confermato. E poi, via, non sarà mica un caso che su De Andrè ci sono almeno 14 libri e su Guccini 1 e su De Gregori nemmeno uno finché non ci si è messo il buon Deregibus? Come dite? E’ l’unico morto? Falso. Tenco, Rino Gaetano e Fred Buscaglione allineano un libro a testa e Gaber tre o quattro. De Andrè è davvero un mondo tutto da scoprire e Bertoncelli, con la sua bottega dell’artigiano ci dà l’occasione di svelarne ancora una gran parte. Ad esempio: alzi la mano chi sapeva, prima di questo libro, che l’idea dei Vangeli apocrifi, da cui la Buona Novella , non è stata di De André ma di Roberto Dané, che l’aveva pensata per Duilio Del Prete. Nessuno eh? Forse nemmeno De André, che comunque non può smentire. O magari nemmeno Dané che nel frattempo è morto. E che Disamistade, anziché Princesa, avrebbe dovuto aprire “Anime salve” secondo i voleri di Fabrizio? Non solo questo, ovviamente. E possiamo passare sopra (forse) al fatto che Giuseppe Bentivoglio diventa Fabrizio Bentivoglio in questo libro, nonostante “Fabrizio ti voglio bene” possa essere il sottotitolo di questo volume? Ma Giuseppe Bentivoglio era un letterato (a proposito, qualcuno sa dove sia finito? Ci sono notizie? Dobbiamo farlo cercare da “Chi l’ha visto?” Forse non è mai esistito, tale e quale all’illustre cugino Deandrade?) e Fabrizio Bentivoglio è un attore di grande successo (“Ricordati di me” di Muccino) e cantante occasionale (“Sottotraccia”, cd con alcuni degli Avion Travel). Ma sono inezie. Anche se un errore in un nome in 210 righe è una media da primato. Insomma, l’edizione è elegante, il parterre degli invitati di alto livello, il prezzo moderato (12,50 euro), la lettura piacevole: è un perfetto secondo libro per chi già conosce Fabrizio De Andrè. Belin sei
sicuro?
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aggiornamento: 11-01-2004 |