| Non
è un libro, è musica! Christian Gailly, di cui già
avevamo apprezzato molto "Una
notte al club" ritorna sul "luogo del delitto"e
ci propone un altro romanzo che gira attorno al tema del jazz, degli
uomini e della musica, in particolare, se proprio vogliamo specificare
ulteriormente, indagando sempre un po' sull'uomo che smette di suonare
musica jazz e che poi, per un motivo o per l'altro, non ce la fa
a stare lontano dalla passione di suonare e, per una serie di coincidenze,
ricomincia.
Certo
che in questi libri (sono dieci, ma tradotti in Italia solo due)
Gailly, nato nel 1943 a Parigi, mette in gioco la propria vicenda
personale. Anche lui musicista jazz, anzi sassofonista, per la precisione,
descrive l'ambiente musicale dall'interno con tale precisione, adesione
e passione che non potrebbe essere altrimenti che una visione presa
dall'interno.
Ma
in "Bebop" c'è anche dell'altro. E' proprio la
scrittura a fare musica: Charlie Parker, ovviamente, visto che Basile
Lorettu, il protagonista del libro, assomiglia a Gerry Mulligan
da giovane, ma suona come il mitico "Bird" (beh ... "come"
nel senso dello stile!), ma non solo. Provate a leggere il libro
con il "Largo" di Brad Meldahau
in sottofondo. Vi sembrerà che parole e musiche giochino
lo stesso gioco. Il suono delle parole risente infatti della passione
per l'improvvisazione, la svisata oppure il ritorno di temi guida.
Pura scrittura jazz, anche se temo che con questo termine si possa
intendere altro.
"La
scrittura Jazz - leggo su un sito internet - è prima di tutto
un modo di scrivere libero, cioè che interpreta con le parole
un particolare concetto e/o stato d'animo senza attenersi rigidamente
ad uno schema linguistico - letterario, perché deve venire
del tutto naturale, e questo è possibile solo con l'esercizio.
Essa può permettersi delle digressioni che escano dall'argomento,
purché siano "intonate" con esso, nel senso che
non apportino all'insieme un'idea di scoordinazione, ma che, come
nel Jazz, gli diano un arricchimento ulteriore. Prendete come esempio
gli assoli (nelle varie canzoni del genere) di strumenti che sono
molto diversi tra loro ed eseguono tracce a volte molto differenti.
Tutto deve essere finalizzato all'INSIEME".
Sotto questo aspetto, non c'è dubbio, Christian Gailly scrive
jazz. E leggerlo però, al contempo, è facilissimo.
Perché pur se salta da una prospettiva all'altra, pur se
ogni tanto dè sfogo di virtuosistici "a solo" dove
sembra difficile tenergli dietro, la scrittura di Gailly cerca e
trova trame lineari. Qualcuno ha parlato di lui come di un poeta
del quotidiano, di situazioni in cui poco o niente succede, ma un'intera
esistenza può delinearsi o mostrarsi.
La trama di "Be Bop" è di una semplicità
essenziale: Basile Lorettu, sassofonista, deve trovarsi un lavoro
per riuscire a mangiare. Trova lavoro in un'impresa di spurgo fogne.
Uno dei suoi primi clienti è Paul, che ha affittato una casa
sul lago di Ginevra, salvo trovarsi gli scarichi intasati. Parlano
di jazz, Paul va a sentire Basile e gli dice che una volta suonava.
Basile lo fa salire sul palco a suonare con lui. Fine. In mezzo
i rapporti di Basile con Cecile e sua figlia e di Paul con Jeanne,
ma tutto appena accennato e condotto in punta di dita come due temi
diversi che non si miscelano, salvo confluire nel finale comune.
"Molto
importante - mi aiuta ancora il manuale sulla scrittura jazz - è
la conservazione di un canovaccio coerente che unisca come un filo
tutte le perle di diverso colore delle composizioni, anche se questo
è presente nella mente del solo scrittore e può apparire
invisibile. Infatti, anche quando non si vede, deve dare al lettore
inevitabilmente l'idea di una continuità logica". E
se vogliamo è esattamente quello che succede qui: una trma
tenue al servizio di un gran virtuosismo di messa in scena. E devo
dire che quando un libro è scritto così è un
vero piacere leggerlo, sentirlo suonare, provare a pronunciare le
frasi a voce alta, perché nelle frasi sta la naturale evoluzione
del ritmo e della trama.
Devo confessare infine che, sotto la scena finale, che si svolge
in una sorta di "cave" in un monastero in collina, ho
cambiato sottofondo: la colonna sonora del film "Bird",
pensato e diretto da Clint Eastwood, un altro che
con la musica ci ha sempre saputo fare. Perfetta!
Christian
Gailly
"Be-Bop"
Palomar - Pag 153- Euro 10,00
Finito di stampare nel gennaio 2005
Nelle
librerie
Ultimo
aggiornamento l'08-05-2005
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